La salute e la sanità in Italia , in Emilia Romagna e a Ravenna ( parte seconda )

Recentemente , sui media si è appreso che , secondo il rapporto Osservasalute 2015“ Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” in (www.osservasalute.it ) a cura dell’Istituto Superiore di Sanità e altri : “ Per la prima volta nella storia (almeno in quella delle rilevazioni statistiche), cala l’aspettativa di vita degli italiani. Chi è nato nel 2015 può aspettarsi di vivere, mediamente, 80,1 anni se maschio, 84,7 se femmina. E basta un anno a fare la differenza: i nati nel 2014 hanno davanti 80,3 anni se maschi, 85 se femmine “ ( La Repubblica 27 aprile 2016 ) . Non si può non osservare che , questi del 2015 , sono dati provvisori e quindi suscettibili di rettifica , ( come precisa il rapporto stesso ) , non è nota la fonte e/o la metodologia con i quali siano stati ottenuti ( i dati ISTAT sono fermi al 2014 ) , e che non è vero sia la prima volta ( come affermato dai media ) che è calata l’aspettativa di vita in Italia , dato che , in realtà , questo è già avvenuto per le femmine nel 2003 ( -0,42 anni ) e nel 2005 ( -0,05 anni) vedi http//: demo.istat.it in tavole di mortalità. Come hanno verificato diverse ricerche ( AUSL d i Ravenna , Dipartimento di Sanità pubblica , caldo e anziani . Mortalità in eccesso della popolazione anziana durante l’estate 2003. Il Progetto Argento a Modena ) il 2003 è stato l’anno della tremenda ondata estiva di calore che provocò un eccezionale surplus di decessi nelle persone anziane.

7 diff sv

Seppure non si possa fare a meno di sottolineare un certo eccesso di catastrofismo ( la presunta riduzione italiana di qualche mese è stata paragonata , addirittura , al crollo della vita in Russia di ben 5 anni , tra il 1988 e il 1994 , dopo la caduta del comunismo fonte OECD ,) è vero , tuttavia , che , ove confermati , questi dati potrebbero lanciare l’allarme sulla condizione della sanità , soprattutto in molte regioni meridionali ( ma non solo ) , dove la vita media è inferiore , la mortalità evitabile superiore ( l’indice della Campania rispetto quello dell’ Emilia Romagna , ad esempio , di quasi il 35% nei maschi , oltre il 26% per le femmine , nel 2013 ) , la stato della sanità e della vita , in questi anni di crisi , è stato ed è tuttora molto più precario. Ad esempio , “ nel 2013 nel Nord si osserva un valore della speranza di vita in buona salute di circa 5 anni superiore rispetto a quello del Mezzogiorno. Un nuovo nato nel 2013 al Nord, può contare di vivere almeno 61,3 anni di vita in buona salute se maschio e 58,8 se femmina, mentre nel Mezzogiorno gli anni si riducono rispettivamente a 56,3 per i maschi e a 54,6 per le femmine. Le differenze territoriali, già marcate negli anni precedenti, si sono acuite nel 2013. Infatti, i guadagni di anni di vita in buona salute hanno riguardato in misura minore il Mezzogiorno, sia per gli uomini che per le donne. In particolare le donne del Nord, con un trend sempre in aumento, in cinque anni guadagnano 2,9 anni in buona salute, poco più contenuto il guadagno delle donne del Centro (2,4), e degli uomini del Nord (2,5 anni), invece bassi e non significativi sono gli incrementi del Mezzogiorno “( ISTAT BES 2015).

sv regioni 8

9 mev regioni

Così , come in tanti altri aspetti della società , l’economia , le istituzioni ecc. , è giusto mettere in evidenza che la media italiana anche nella sanità e nella salute è il risultato di performances molto differenti tra le regioni e , al loro interno , le stesse ASL .

Uno studio di qualche anno fa “LE DIFFERENZE REGIONALI NELLA GOVERNANCE DELLA SPESA SANITARIA WORKING PAPER n. 2 | 2011 “ a cura di CERM (www.cermlab.it/cerm/), con un modello econometrico, ha confrontato il grado di efficienza di spesa e di qualità dei sistemi sanitari delle Regioni italiane. Se tutte le Regioni si fossero posizionate sulla frontiera efficiente e avessero condiviso le stesse performance dell’Umbria , si sarebbero risparmiati oltre 12 miliardi di euro , equivalenti a circa lo 0,8% del Pil .

Così la ricerca , nel sommario , affermava: “I profondi gap di efficienza e di qualità tra Regioni hanno natura strutturale e trovano conferma impiegando metodologie di analisi diverse. Il Mezzogiorno è staccato dal resto d’Italia di ordini di grandezza che dimostrano l’urgenza delle riforme. Sono cinque le Regioni per le quali il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente acuto: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Per raggiungere il benchmark, la Campania dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare   la qualità di quasi il 90%. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76% .”( tavola sottostante )

 10 efficienza regioni

 

Nell’ultimo rapporto 2015 CERM ha determinato l’output-gap come misura del grado di adeguatezza delle prestazioni sanitarie erogate nelle singole Regioni e da questo punto di vista nelle regioni meridionali si osservano ancora , allo stesso tempo, i livelli più alti di spesa inefficiente e le esigenze più forti di innalzamento dei livelli quantitativi ( da qui le liste di attesa ) e qualitativi delle prestazioni offerte. Infatti in quelle regioni che hanno accumulato nel tempo importanti livelli di debito e che per questo sono state sottoposte ai piani di rientro , le stime mostrano che questi hanno avuto successo nel centrare l’obiettivo del contenimento della spesa pubblica a scapito, però, dei livelli delle prestazioni offerte, che nelle Regioni interessate da questi programmi sono diminuite , portando a un deterioramento dei servizi.

Che dire , poi , del recente studio “ Transparency international Italia “https://www.transparency.it/ a cura di Censis, Ispe e Rissc dove si documenta , con numeri e tabelle , che «la sanità italiana è il terreno di scorribande da parte di delinquenti di ogni risma, per l’enorme giro di affari che ha intorno », come ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone , in particolare nell’acquisto di beni e servizi e dove le liste d’attesa costringono in 2 milioni a pagare tangenti .

Su questi aspetti , in Emilia Romagna , invece , la Regione è corsa ai ripari , se è vero che :

  1. Qui opera , sin dal 2004 , INTERCENT-ER , Agenzia per lo sviluppo dei mercati telematici della Regione che ha il compito di ottimizzare, razionalizzare e semplificare la spesa per beni e servizi delle Pubbliche Amministrazioni del territorio regionale, attraverso la gestione di un sistema telematico di negoziazione (e-procurement), la centralizzazione degli acquisti, la standardizzazione della domanda e l’elaborazione di strategie di gara innovative. E’ la stazione appaltante per l’acquisto di beni e servizi cui le ASL sono tenute a rivolgersi obbligatoriamente . I risparmi documentati sono stati rilevanti.
  2. Più recentemente , poi , è stato attivato il Piano Regionale per la riduzione dei tempi delle liste di attesa ( delibera regionale luglio 2015 )   e di cui il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone ha chiesto informazioni. Un piano composto da diversi interventi, tra cui la riorganizzazione dei servizi e un nuovo tipo di programmazione, unito al reclutamento straordinario di 149 nuovi giovani professionisti . Nel 2015. , tutte le 42 prestazioni monitorate hanno superato la soglia del 90 per cento di rispetto dei tempi ( 30 giorni per le visite specialistiche , 60 per gli interventi e esami diagnostici ) , toccando complessivamente il 97 per cento.

Fine

A proposito di salute e sanità in Italia , Emilia Romagna e Ravenna ( parte prima)

La mortalità evitabile è un indicatore molto significativo basato sulle morti che intervengono prematuramente e dovute a cause che possono essere attivamente e efficaciemente contrastate dal sistema sanitario . Individua , cioè , la quota di decessi dovuti a cause contrastabili con strategie e interventi classificati in tre grandi categorie:

  1. prevenzione primaria , iniziative per lo più orientate agli stili di vita del singolo: lotta a tabagismo e alcolismo, educazione alla corretta alimentazione, sicurezza in casa e sul lavoro, e così via
  2. diagnosi precoce e terapia, con ricorso a strumenti efficaci per identificare e trattare tempestivamente malattie quali ad esempio i tumore della mammella dell’utero della donna , al retto , al colon.
  3. igiene e assistenza sanitaria , in particolare vaccinazioni, assistenza clinica, anche in termini di organizzazione e rapidità di intervento.

L’analisi quantitativa è limitata ai decessi avvenuti entro il 74° anno di vita secondo una accurata selezione delle cause di morte . La classificazione adottata è basata sulla principale letteratura scientifica italiana e internazionale e raccorda le singole cause codificate in ICD10 (International Classification of Diseases , classificazione internazionale delle malattie stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità ) alle categorie sopra indicate..

L’indicatore della mortalità evitabile è quindi un rilevante indicatore di politica sanitaria, perché permette oggettivamente di segnalare le situazioni più a rischio, di studiare contromisure e di verificare, nel tempo, il successo delle politiche intraprese. In sostanza è una misura dell’efficacia del Sistema Sanitario.

Come ogni strumento questa lettura va utilizzata in modo appropriato . In particolare ricondurre una causa di morte ad una specifica politica , porta a trascurare l’impatto delle altre politiche. Ad esempio , se è pur vero che un miglioramento degli stili di vita riduce significativamente la probabilità di una ischemia cardiaca, una politica di diagnosi precoce degli stati di rischio e una buona organizzazione della rete di pronto soccorso, dall’altro, contribuiscono , incontestabilmente , al miglioramento delle probabilità di sopravvivenza in caso di infarto .

Si deve inoltre tenere presente che in molti casi le politiche di contrasto possono avere effetti sulla riduzione della mortalità dilazionati nel tempo. In particolare gli investimenti più rilevanti e di maggior ritorno atteso, cioè le politiche volte a migliorare gli stili di vita o di riduzione del rischio,hanno bisogno di decadi per sviluppare il loro potenziale.

Su fattori di rischio o di protezione della salute , inoltre , che , ad esempio , possono derivare dagli stili di vita ( alimentazione , sedentarietà, incidentalità stradale , ecc.) il sistema sanitario non può influire direttamente ma di concerto con altre istituzioni . La responsabilità di una ASL è, comunque , decisiva nel segnalare e coinvolgerle in politiche di contrasto e prevenzione

L’elaborazione dei dati sulla mortalità di fonte ISTAT relativi ai trienni , 2011-2013 , 2008 -2010 e 2000-2002 è a cura di NEBO RICERCHE PA , specializzata nei settori della ricerca sanitaria ed economica che ha partecipato , a suo tempo , anche alla redazione di “ ERA Epidemiologia e Ricerca Applicata Atlante 2007 Mortalità evitabile per genere e ASL “ finanziato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute .

I dati qui proposti sono relativi alla totalità delle ASL del paese , di quelle dell’Emilia Romagna e di quella di Ravenna : progressi nella riduzione della mortalità evitabile si è verificata ad ogni livello territoriale , in particolare:

  • I giorni di vita perduti pro capite per mortalità evitabile , per tutte le cause , sia in Emilia Romagna che nell’ASL di Ravenna si colloca , ad eccezione del primo triennio , su livelli inferiori alla media delle ASL italiane ( 17,9 giorni a Ravenna vs 19,7 in Emilia Romagna e 20,5 media Italia ) e i progressi nel miglioramento sono stati più rapidi a Ravenna e in regione ( che ascendono nelle graduatorie nazionali ) . I giorni perduti di vita sono sempre superiori per i maschi rispetto le femmine.
  • I giorni perduti nell’ambito Igiene e Assistenza Sanitaria nell’ultimo triennio rispetto quello iniziale sono aumentati , seppure in misura leggera e dopo la loro riduzione rispetto il triennio intermedio, 2008-2010.
  • Lineare il miglioramento , invece , negli altri due ambiti , Prevenzione primaria e Diagnosi precoce e terapia.

1 morta

E’ intuitivo che la riduzione della mortalità evitabile aumenti la speranza di vita o vita media di una popolazione.

La speranza di vita alla nascita esprime il numero medio di anni che un bambino , che nasce in un certo anno di calendario , può aspettarsi di vivere. Ora tra il 2000 e il 2014 ( ultimo dato ISTAT disponibile ) la speranza di vita alla nascita è aumentata sia per i maschi che per le femmine , ma di più per i primi che per le seconde seppure queste vivano di più . Nella media italiana rispettivamente di 2,66[1] e 3,79 anni , in quella regionale di 2,30 e 4 anni , nell’ASL di Ravenna di 2,79 e 4,37 anni.

2 tavola sv

3 sv grafico FEMM

4 sv grafico M

Così la speranza di vita alla nascita , al netto dei decessi evitabili , quale orizzonte di riferimento per misurare la distanza tra l’età al decesso e l’aspettativa di vita ipotetica , potrebbe essere superiore , di 2,2 anni per le femmine e 4,4 per i maschi ( fonte NEBO RICERCHE PA elaborazioni su dati ISTAT 2013 ) .

In realtà con la cosidetta tavola di mortalità si calcola l’aspettativa di vita per ogni classe di età ( si veda sotto ) : ad esempio una maschio di 50 anni può vivere ancora 31,89 anni , una femmina 36,02 e , ancora , un maschio di 80 anni 8,42 , una femmina 10,28 ecc.

5 tavola sv completa2014 italia

La tavola sottostante di fonte Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico mostra che , tra i paesi più avanzati aderenti , l’aspettativa di vita alla nascita , sia nei maschi che le femmine , l’ Italia si collocava al quarto posto , ben prima di paesi come la Germania , la Francia ecc.

6 sv oecd

Continua

[1] Si fa presente che un decimo di anno è pari a 1,2 mesi ovvero a 36 giorni e mezzo circa.