La situazione economico-sociale del paese è migliorata o peggiorata con i Governi Renzi e Gentiloni

E’ tempo di elezioni e di bilanci : nella legislatura , appena terminata , la situazione economico-sociale è migliorata o peggiorata ? E cioè , rispetto al 2013 da quando nel febbraio 2014 è entrato in funzione il governo Renzi e rispetto al 2007/2008, prima cioè del lungo periodo della doppia crisi economica ( la prima provocata dallo scoppio della bolla finanziaria americana , la seconda dalla crisi greca e dei debiti pubblici nell’area euro con la comparsa dello spred) .
Per poter dare una risposta oggettiva non si può far ricorso che , ovviamente ( a cosa altro , altrimenti ? ) alle statistiche perché , se utilizzati correttamente , “ i numeri non mentono mai , a differenza degli umani “ . Così con l’aiuto dei dati di ISTAT (l’Istituto centrale di statistica italiano ) , di Banca d’Italia , di EUROSTAT ( l’Istituto di statistica dell’Unione Eu-ropea ) , dell’OCSE ( l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico dei paesi più sviluppati ) cosa emerge ?
Il confronto viene effettuato tra la media dei primi tre trimestri del 2007 con quella del 2013 e tra quest’ultima e quella del 2017 .
1. Il Prodotto interno lordo ( il reddito del paese ) è diminuito dell’8,7% , tra il 2007 e 2013 mentre è aumentato del 3,5% tra il 2013 e il 2017 , un recupero parziale ma significativo soprattutto perchè crescente , dal +0,1% del 2014 al +1,5% del 2017.
2. Il totale degli occupati è diminuito tra il 2007 e il 2013 del -2,9% e nel 2017 è aumentato del 3,7% . Tuttavia le ore lavorate diminuite nel primo periodo dell’8,8% sono state parzialmente recuperate con il 3,9% in più nel secondo ( parallelamente alla dinamica del PIL) . Non a caso così è aumentata l’incidenza degli occupati a orario parziale sul totale passati dal 13,5% del 2007 al 17,8% del 2013 al 18,8% del 2017. L’orario ridotto è stato anche imposto ad una parte crescente di costoro , essendo stato involontario per il 38,1% nel 2007 aumentato al 61% nel 2013 , poi rimasto stabile al 60,8% nel 2017. Forte è stato l’aumento del tasso di disoccupazione passato dal 5,9% nel 2007 al 12% nel 2013. Ma è ancora ad un livello elevato , seppure inferiore , nel 2017 : 11,2%.
3. Anche il reddito delle famiglie si è fortemente ridotto negli anni della crisi del 10,8% recuperato solo in parte tra il 2013 e il 2017 con una crescita del 3,8%. In conseguenza si sono ridotti i consumi per il -7,7% con un recupero del 5,2% tra il 2013 e il 2017. Per quanto riguarda la povertà assoluta ( una famiglia è ritenuta povera quando non ha le risorse per una spesa in consumi costituita da un paniere di beni ritenuti essenziali per una vita dignitosa ) gli individui in queste condizioni sono aumentati tra il 2007 e il 2013 dal 3,1% al 7,3% della popolazione e , in deciso rallentamento , al 7,9% nel 2016. Tuttavia va considerato che a partire dell’anno in corso diventa operativo il reddito di inserimento a sostegno delle famiglie in povertà e che , secondo l’ISTAT , le principali politiche redistributive del periodo 2014-2016 (bonus di 80 euro, aumento della quattordicesima per i pensionati e sostegno di inclusione attiva), operate dal governo hanno aumentato l’equità della distribuzione dei redditi disponibili nel 2016 (l’indice di Gini , che misura l’equità nella distribuzione del reddito , è passato dal 30,4 al 30,1) e ridotto il rischio di povertà (dal 19,2% al 18,4% della popolazione) . Si è verificato un miglioramento seppure modesto .
4. Un ultimo dato riguardo al debito pubblico dell’Italia , uno dei più alti del mondo : in rapporto al PIL dal 102,7% nel 2007 è aumentato al128,6% nel 2013 e al 134,3% nel 2017 , rallentando decisamente la crescita .
In conclusione a parere di chi scrive la situazione economico-sociale del paese è migliorata ma , come è stato giustamente detto , l’Italia seppure in ripresa , non sta ancora affatto bene.
Rimettere in sesto la baracca è una gara dura perché l’economia italiana soffre di debolezze strutturali che si porta dietro da decenni . La tremenda crisi ha dato un colpo terribile ad un organismo già debilitato.
Ad esempio , è significativo che , il differenziale della variazione del PIL dell’Italia rispetto all’aggregato di quello degli altri tre più importanti paesi europei , Germania,Francia e Spagna , ad eccezione del periodo 1960-1980 quando era positivo di 0,4 punti % , in seguito sia stato sempre negativo, dell’1,2% nel periodo 1990-1998 ,( prima dell’Euro ) , dello 0,8% ( nel periodo 1999-2007) , differenziale aumentato , negli anni della doppia crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani al meno1,5% . Sul versante dell’occupazione , analogamente , l’Italia da sempre ha sofferto di un tasso nettamente inferiore a quello degli altri paesi come Francia e Germania .
Prendendo in considerazione gli ultimi 25 anni , un periodo di cambiamenti epocali , perchè il declino e la crisi ? : il mondo , appunto , cambiava ma l’Italia non se ne accorgeva .Il mondo cambiava per due ragioni. La prima è che mutava la tecnologia dominante: dall’elettricità, che aveva prevalso per un secolo, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). La seconda è che, conseguentemente, partiva una nuova ondata di globalizzazione delle società e dei mercati, che vedeva protagonisti i paesi emergenti, in particolare la Cina. L’Italia non approfittava né dell’uno né dell’altro fenomeno, perché la sua struttura produttiva si era, da lungo tempo, frammentata ( ricordate la retorica de il piccolo è bello ) Tante piccole imprese non potevano essere capaci di trarre tutti i frutti di innovazione e di produttività offerti dalle nuove tecnologie e dall’avventurarsi su mercati lontani.