Economia e immigrazione : Ravenna , un case study

Il valore aggiunto pro capite è un indicatore di benessere economico.

La variazione del valore aggiunto reale pro-capite dipende da quattro fattori:

  1. la quota della popolazione in età lavorativa sulla popolazione totale = componente demografica;
  2. il volume di lavoro degli occupati misurato dalle unità lavorative annuali calcolate riducendo il valore unitario dei contratti di lavoro a tempo parziale, di quelli dei lavoratori a chiamata e dei lavoratori interinali in equivalenti a tempo pieno
  3. il tasso di volume di lavoro degli occupati       (misurato come quota delle unità lavorative annuali sul totale della popolazione in età lavorativa);
  4. il valore aggiunto reale per unità lavorativa annuale , ovvero la produttività del lavoro.

In econometria , la semplice uguaglianza costruita con i dati statistici rappresentativi di questi fattori consente di determinarla così : variazione VA/popolazione =variazione Va/ula (produttività del lavoro) + variazione ula/popolazione età lavorativa (come quota del volume di lavoro degli occupati sul totale della popolazione in età lavorativa) + variazione popolazione in età lavorativa/popolazione totale. Sintetizzando e semplificando , la variazione della crescita economica , dipende dalla variazione della produttività del lavoro e da quella della popolazione , in specifico , della sua quota in età di lavoro che , convenzionalmente , si considera pari a quella compresa tra 15 e 64 anni .

Prendendo in considerazione i dati statistici relativi al periodo di sviluppo precedenti le crisi del 2008-2009 dei mutui subprime e del debito sovrano del 2011-2012 , a Ravenna , in Emilia Romagna e nel paese , nel periodo 95-2007 (tav. 1) , la componente demografica determinante la variazione del valore aggiunto procapite è stata negativa ovvero è mancata la forza lavoro per alimentare le attività economiche .

Tavola 1 – Valore aggiunto procapite. (Variazione percentuale media annua).Elaborazioni su dati ISTAT

Nelle società occidentali , in specie in Italia e Germania , l’evoluzione demografica , da molti anni,. ha determinato un forte invecchiamento della popolazione in conseguenza della riduzione del tasso di natalità . Ovviamente , è conseguita una forte riduzione della popolazione in età da lavoro che , come si è visto , è una delle componenti della crescita economica . Dato che la sostituzione del lavoro umano con le macchine e i robot ha avuto e ha ancora forti limitazioni è diventata esiziale l’immigrazione di popolazione straniera. Tanto più che al deficit demografico si è aggiunta una componente culturale costituita dalle forti le aspettative verso un lavoro qualificato da parte della popolazione autoctona , sempre più istruita . Così sono rimasti scoperti i posti di lavoro meno appetibili in diversi comparti dell’economia ( agricoltura , edilizia , attività ricettive di ristorazione ecc. ) che sono stati occupati , in misura crescente , dagli stranieri.

Addirittura , come si è visto , i dati della tabella 1 dicono che, nel periodo, la popolazione in età lavorativa non è stata sufficientemente “ alimentata “ dalla forte immigrazione sia interna che straniera (di ben oltre 46500 unità a Ravenna , tav. 2 ) che pure si è avuta e che, se , invece , lo fosse stata in misura maggiore , si sarebbe avuto un incremento del valore aggiunto pro capite ulteriore dato che il contributo negativo dello 0,7 % sarebbe stato positivo cosichè l’incremento sarebbe stato del +1,9 % invece del +1,2 % effettivo..

Tavola 2 – Saldo migratorio in provincia di Ravenna nel periodo 1996-2007. (V.A.)Elaborazioni su dati Servizio Statistica Provincia di Ravenna

Negli anni della crisi che ha colpito anche la provincia di Ravenna e che ha provocato un deciso aumento del tasso di disoccupazione è fortente rallentato l’aumento della popolazione residente straniera : il tasso medio annuo di aumento del 14,1% nel periodo 2004-2009 è crollato , così, all’1,3%. .

Al contempo il tasso di disoccupazione complessivo ( italiani più stranieri ) ridottosi dal 4,4% del 2004 al 2,9% del 2007 e aumentato al 9,8% nel 2013 per poi ridursi all’8,9% nel 2015.

Tavola 3 Variazione media annua dei residenti stranieri nei comini della provincia di Ravenna Elaborazioni su dati Servizio Statistica Provincia di Ravenna

I mille e 19 giorni del governo Renzi : ( 2 ) IL DISAGIO SOCIALE

Come si è visto nel primo articolo , nei mille e 19 giorni del governo Renzi lo sviluppo economico è stato anemico , riflettendosi sulla dinamica dell’occupazione.

I dati Istat mostrano che la perdita complessiva di occupati , verificatasi tra il 2007 e il 2013 , non è stata recuperata , nei mille giorni del governo Renzi ( tavola 1 ): il saldo 2007-2016 è pari a meno440 mila unità causato da oltre 1,5 milioni di unità a tempo pieno in meno , solo parzialmente compensate da un milione 1130000 occupati in più a tempo parziale. Al contempo questo saldo è dovuto a una dinamica differente tra lavoro dipendente e indipendente in quanto , quella dei primi è stata positiva recuperando la perdita del periodo 2007-2013 con 171000 unità in più ( Tavola 2 ) ma non sufficiente a compensare quella negativa degli occupati indipendenti ( -611.000 Tavola 3).

I dati relativi al lavoro dipendente ( tavola 2) per le cui assunzioni a tempo indeterminato dal 2015 e 2016 ha operato la decontribuzione degli oneri sociali, come incentivo , mostrano che se ne è verificato un recupero totale ( +239000 unità rispetto meno 197000 del periodo 2007-2013 ) , ma dovuto alla crescita degli occupati a tempo parziale ( tra il 2007 e il 2016 , in totale +838 mila , +44,3%) dato che dei quasi 844 mila occupati a tempo pieno in meno , ne sono stati recuperati solo 48mila ( il 5,6%) .

Questa dinamica complessiva di perdita di occupazione di lavoro dipendente e indipendente a tempo pieno e crescita a tempo parziale è comprovata dal dato sulle ore lavorate per occupato ( misura effettiva di lavoro e attività economica ) che sono diminuite del 6,1% nel primo periodo ( 2007-2013 ) e rimaste stabili tra il 2013 e 2016 : oltre ai licenziamenti si è fatto ampio ricorso sia alla cassa integrazione e sia alla trasformazione a tempo parziale dei contratti a tempo pieno .

Disaggregando i dati per i livelli ripartizionali , al NORD il recupero della occupazione dipendente totale[1] ( indeterminata più determinata ) a tempo pieno persa è stato molto più intenso della media nazionale e pari al 55,3% mentre la crescita del PART TIME è stato pari al 37,3% .Nel Mezzogiorno più modesto il recupero del tempo pieno , +11,4% e più consistente l’aumento del tempo parziale , +65,3%.

Disaggregando i dati per classi di età del lavoro dipendente risulta che il crollo dell’occupazione causa la crisi negli anni dal 2007 al 2013 si è concentrato in quelle più giovani , di 15-34 anni e 35-44 anni , un crollo non recuperato in seguito , anzi accentuatosi. Le classi di età più anziane hanno visto aumentare l’occupazione anche durante la crisi (tavole 4 ).

Un PIL che cresce poco consente una diminuzione modesta della disoccupazione .

E , infatti , la disoccupazione si è lievemente ridotta ed è ancora molto elevata quella giovanile e nel mezzogiorno ( tavola 5 ) .

Tassi di disoccupazione totale e di lunga durata ( da 12 mesi e più ) per classi di età , Italia

Tavola 5 Media dei primi tre trimestri per anno.( fonte ISTAT )

Tavola 6 Tassi di disoccupazione totale e di lunga durata ( da 12 mesi e più ) per classi di età per ripartizioni territoriali

Media dei primi tre trimestri per anno.( fonte ISTAT )

La tavola 7 mostra come sono variate nei due periodi , 2007-2013 e 2013-2016 le retribuzioni lorde orarie al netto dell’inflazione . Rispetto una variazione media complessiva quasi nulla nel primo ( +0,3%) e più sostenuta nel secondo ( +1,2%) , si è vericata una differenziarione tra i vari settori molto consistente( 6,6 e 2,4 le deviazioni standard ). A crescere di più sono state quelle di industria e costruzioni ( +9,1% e +4,0% 9,3% e 4,7% rispettivamente nei due periodi ). A diminuire quelle della Pubblica amministrazione ( -4,3% e -2,1%),e delle Attività Bancarie e Assicurative ( nel periodo 2007-2013 ) . Questo significa che chi ha mantenuto una occupazione stabile e con orario a tempo pieno ha beneficiato di retribuzioni crescenti anche nel periodo di crisi , al contrario di chi è stato licenziato , in cassa integrazione e di chi sé visto ridurre l’orario di lavoro . Come si è visto in precedenza i dati ISTAT hanno verificato che forte è stata la caduta dell’occupazione dipendente a tempo pieno tra il 2007 e il 2013 , molto parzialmente recuperata nel periodo successivo. Questo significa anche che buona parte delle assinzioni a tempo indeterminato che hanno beneficiato dello sgravo contributivo ( oltre 1,8 milioni secondo l’ INPS) sono state ad orario ridotto .

La fortissima diminuzione del PIL , l’aumento della disoccupazione e degli orari ridotti di lavoro , causa la crisi , ha fatto espodere la povertà assoluta .

La soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.

La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.

Tra il 2007 e il 2015 il numero di individui in povertà assoluta è aumentato da quasi 1,8 milioni (3,1% della popolazione ) a quasi 4,6 milioni di unità ( 7,6% della popolazione ) , di cui oltre 2 milioni nel mezzogiorno.

Tavola 8 Numero di individui in povertà assoluta e incidenza di povertà per ripartizione geografica

Anni 2007-2015 Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie

(valori in migliaia e percentuali)

 

Conclusioni

Come si è visto il livello degli occupati da lavoro dipendente permanente a tempo pieno nella media dei primi tre trimestri del 2016 è ancora molto al disotto di quello di prima della crisi di quasi 800000 unità ( tavola2 ) . E’ solo grazie ai contratti a tempo parziale che il livello di occupazione dipendente permanente del 2007 è stato recuperato seppure di poco ( 42000 unità ).Anche i contratti a termine sono aumentati superando il livello del 2007 solo grazie a quelli a tempo parziale.

Non a caso le ore lavorate per occupato dipendente sono cresciute di poco , rispetto il 2013 ,.+0,8%. ( tavola 9) .

Pare quindi che le decontribuzione del 2015 e 2016 per le assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato ( 1.824.558 ) abbiano sostenuto in buona parte la crescita di quelli ad orario ridotto ( ma i dati INPS non distinguono le assunzioni permanenti secondo l’orario ) . Nella dinamica del mercato del lavoro va poi considerato il flusso di assunzioni che hanno rimpiazzato i lavoratori pensionati , 286.000 nel 2015 e nei primi nove mesi del 2016.

Si è anche visto che nel 2015 è aumentata la povertà assoluta soprattutto nel mezzogiorno . Ora per far fronte a questo disagio sociale soltanto a partire dal 2 settembre 2016 si sono potute presentare le domande per essere ammessi a beneficiare del SIA, Sostegno per l’Inclusione Attiva, una misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico, condizionata all’adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure siano presenti un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertato . Il SIA rappresenta una sorta di “misura ponte” che anticipa, in versione ridotta, alcuni contenuti essenziali del Reddito di inclusione e altre misure sociali previsto dalla legge delega di contrasto alla povertà approvata alla Camera ma ferma al Senato ( aimè , povero referendum Costituzionale )

Si tratta di un provvedimento collegato alla legge di stabilità 2016 che avvia un intervento strutturale di contrasto alla povertà, per la prima volta in Italia , con risorse stanziata a tale scopo con un capitolo di spesa permanente nel bilancio dello Stato che prevede, per cominciare ., un miliardo di euro ogni anno. Si può però , a questo punto , chiedere a Renzi se non era il caso di prevedere questo intervento fin da subito all’inizio del suo governo , tralasciandone altri meno urgenti.

 

 

[1] I dati dei dipendenti a tempo indeterminato a tempo pieno e parziale disaggregati per ripartizioni territoriali non sono disponibili.

I mille e 19 giorni del governo Renzi : (1) il quadro economico

L’Italia migliora lentamente ma non sta bene : così ha detto qualche volta il Premier Matteo Renzi spendendosi incece “troppo spesso” nell’esaltazione del miglioramento che pure c’è stato, ma troppo modesto. Così , in un quadro economico sociale del paese ancora pesantemente in crisi è stato percepito falso l’ottimismo della volontà del premier. Ha scritto Stefano Folli su la Repubblica , il giorno seguente la assemblea del PD dopo il referendum del 4 dicembre : Renzi ha commesso l’errore di   “credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera”. Così , come ha scritto Piero David in Referendum: il “no” cambia da Nord a Sud su www.lavoce.info :

“ I risultati del referendum costituzionale sono legati più a ragioni politiche e sociali che a valutazioni sul merito della riforma: un segnale importante per le forze politiche. Analisi di un voto disomogeneo territorialmente e socialmente, influenzato dalla condizione occupazionale e reddituale. “ A conferma di questo assunto si possono citare i risultati di un sondaggio del 22 ottobre a cura di Tecnè .s.r.l. per Porta a Porta dove chi dichiarava di conoscere bene i temi referendari era soltanto il 17% degli intervistati mentre il restante 83% li conosceva per nulla o in maniera superficiale . E , al contempo , si può verificare la correlazione , statisticamente significativa , sul piano territoriale ( a livello di regioni e province ) , tra la maggiore prevalenza del NO alla riforma Costituzionale e dove è maggiore la condizione di disagio economico sociale .

Infatti , come è evoluto il quadro economico del paese nei mille e 19 giorni del governo Renzi ( tra il 22 febbraio 2014 e l’8 dicembre 2016 ) in confronto a quello del periodo di crisi , tra il 2007 e il 2013 ?

LA RIPRESA ECONOMICA DEBOLE

Il livello medio del PIL nei primi tre trimestri 2016 è cresciuto rispetto quello dei primi tre trimestri 2013 ( tra i più bassi ) dell’1,7% , ancora inferiore del 7,2% rispetto quello dell’analogo periodo del 2007 ( l’anno precedente l’ inizio della doppia crisi dei mutui subprime e del debito sovrano) .

Sul piano territoriale il PIL pro capite tra il 2007 e il 2013 è diminuito in misura maggiore nel mezzogiorno (-13%) rispetto il nord del paese (-10,2%) mentre nei due anni tra il 2013 e il 2015 è cresciuto in misura minore ( +0,4% vs 1,0%).Così il divario territoriale del PIL pro capite , già elevato nel 2007 con un   differenziale tra sud e nord , pari al 43,2% , nel 2015 è ulteriormente cresciuto al 45,3%.

Tav. 1 var.% PIL pro capite elaborazioni su dati ISTAT

Questa lenta ripresa è stata condizionata da diversi sviluppi sfavorevoli di natura esterna, quali la sensibile riduzione degli scambi con la Russia, il rallentamento dei mercati emergenti, gli attacchi terroristici in Europa e, più recentemente, il voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

A riprova si può considerare il confronto tra le previsioni macroeconomiche , per gli anni del periodo 2014-2016 , contenute nel primo documento programmatico del governo Renzi , il DEF 2014 , e gli sviluppi economici effettivi .

Come si può notare dalla tavola sottostante , la numero 2 , le previsioni sulle variazioni del commercio mondiale degli organismi internazionali (WTO) sono state smentite , nei tre anni , di 8,5 punti percentuali rispetto le effettive . . E’ ovvio che di questo scenario negativo , un paese come l’Italia , che ha sempre fondato lo sviluppo del PIL sulle esportazioni di merci ( nel 2015 il 40% della produzione industriale è stato esportato   ) e servizi ( le presenze turistiche degli stranieri incidono per la metà su quelle totali ) non poteva non risentirne . Infatti la crescita del PIL effettiva è stata inferiore alle previsioni di ben due punti percentuali . Tanto più che è bastato che il sistema si portasse ai ritmi di crescita appena positivi che il recupero delle importazioni azzerasse l’apporto in precedenza portato dalle esportazioni : il saldo tra la variazione delle esportazioni e delle importazioni , le esportazioni nette , ha portato un contributo negativo alla crescita del PIL ( nullo nel 2014 negativo nel 2015 , negativo nei trimestri del 2016 ad eccezione del terzo ) [1]. Va tenuto poi conto che lo sviluppo del PIL sarebbe stato ancora inferiore se il governo non avesse utilizzato la leva della spesa pubblica in deficit , grazie alle clausole di flessibilità riconosciute dalle regole europee che hanno permesso di rallentare il Piano di rientro di medio termine del debito pubblico che , non a caso , invece , è cresciuto . Infatti la tavola 2 mostra che l’indebitamento netto effettivo è stato superiore ( di 2,7 punti percentuali sul PIL ) a quello che era previsto nel DEF 2014 , cosicchè l’apporto alla crescita del PIL della spesa pubblica da meno negativo , nel 2014 e 2015 , di quanto ci si sarebbe dovuto aspettare , è stato positivo nei trimestri 2016 ( tavola 3 ).

Tavola 2 Elaborazioni su dati DEF 2014 , ISTAT , WTO

Tav. 3 Contributi delle componenti della domanda [2]alla crescita del Prodotto interno lordo

(elaborazioni su dati ISTAT)

Merita particolare attenzione il “ tormentone” circa gli effetti degli 80 euro di bonus fiscale in busta paga per i dipendenti che percepivano meno di 24.000 euro lordi l’anno , il primo provvedimento più significativo del governo Renzi che aveva , anche , lo scopo di sostenere la ripresa dei consumi e dell’economia. Tanti hanno negato sia stato efficace. Al contrario .

Intanto , secondo un’indagine commissionata da Conad e condotta da Nielsen presso il suo Consumer panel, nelle prime 40 settimane del 2015 le famiglie che hanno ricevuto gli 80 euro hanno speso l’1,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre quelle che non l’hanno ricevuto hanno continuato a tagliare la spesa (-0,3%) .

C’è stata , poi , la relazione annuale 2015 della Banca d’Italia dove si riportava una stima, basata sull’Indagine della stessa banca sulle famiglie italiane, in cui si concludeva “L’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia sul 2014 indica che il bonus fiscale per i redditi medio-bassi sarebbe stato consumato per circa il 90 per cento”.

Ci sono i dati ISTAT di contabilità nazionale sui contributi delle componenti della domanda alle variazioni del PIL trimestrale che mostrano , in concomitanza della entrata in carica del governo Renzi dal primo trimestre 2014 , un contributo diventato positivo ( mentre era negativo nei trimestri precedenti ) dei consumi delle famiglie ( senda colonna tavola 4 )

Tavola 4 Conto economico delle risorse e degli impieghi – anno di riferimento 2010)

Dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario ( elaborazioni su dati ISTAT )

continua

[1] Cioè la parte di PIL ( di produzione , di reddito ) guadagnata dal paese con le esportazioni non è sufficiente a compensare quella pagata all’estero per le importazioni ( ultima colonna tavola 3 ).

[2] La somma delle componenti è pari al PIL .

Dedicato agli indecisi che non sanno come votare al referendum Costituzionale di domenica 4 dicembre

Questa , che si propone qui , è una opinione , basata sull’analisi dei contenuti della riforma e non su pregiudizi politici o slogan elettoralistici :

Dopo 35 anni di tentativi falliti , con questa Riforma Costituzionale , si interviene sul sistema delle istituzioni del nostro paese per renderlo più efficiente , stabile , meno costoso e , attraverso nuovi istituti di democrazia dal basso, recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini che da tempo è indebolito e compromesso.

Interviene solo sulla parte organizzativa della Costituzione del 1948 ( gli articoli dal 55esimo al 139esimo ) e potrà , così , perseguire meglio l’attuazione dei suoi principi ( i primi 12 articoli ) e della sua prima parte ( articoli dal 13esimo al 54esimo ) quella sui diritti e i doveri dei cittadini . Così :

La riforma della Costituzione prevede il superamento del bicameralismo paritario .

Già nell’Assemblea Costituente molti ritenevano che la seconda camera sarebbe stata un inutile duplicato della prima, nonché «un’espediente procedurale per imbrigliare la prima Camera» . Così la riforma costituzionale istituisce un nuovo Senato con prerogative diverse rispetto quelle della Camera , di 100 componenti come organo rappresentativo delle Autonomie Locali perché i nuovi senatori saranno 74 consiglieri regionali , 21 sindaci capoluogo di Regione e non riceveranno alcuna indennità ( più cinque nominati dal Presidente della Repubblica che restano in carica 7 anni come lui ).

Non ha più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera.

La funzione legislativa sarà esercitata anche dal Senato solo per le leggi costituzionali, per le minoranze linguistiche, il referendum popolare, per le leggi elettorali, per i trattati con l’Unione europea e le norme sulle Autonomie Locali . In questo modo si avrebbe un grande guadagno nei tempi di approvazione delle altre leggi , che saranno di competenza della sola Camera . Ad esempio , secondo l’ analisi della sua attività legislativa , nell’attuale Parlamento ,con la riforma , si sarebbe ottenuta una riduzione di oltre il 90 per cento dei procedimenti bicamerali con un guadagno medio ,nei tempi di approvazione delle leggi di alcuni mesi ( si vedano le statistiche dei servizi studi di Camera e Senato ) .

Il nuovo Senato eserciterà sempre funzioni di controllo perché nei confronti della Camera potrà , se richiesto da un terzo dei suoi componenti , esaminare e proporre modifiche ai suoi atti e/o disegni di legge e perché ¸nei confronti del Governo , potrà valutare le politiche pubbliche , l’attuazione delle leggi , l’attività della pubblica amministrazione ecc.

La riforma Costituzionale rafforza e riafferma le prerogative degli organi di garanzia di difesa della Costituzione contro i possibili abusi da parte delle forze di indirizzo politico di maggioranza .

Infatti le riafforza perché prevede che , per l’elezione del Presidente della Repubblica , sia richiesta dalla quarta votazione in poi e fino alla sesta , non la maggioranza assoluta , come è adesso , ma una maggioranza superiore pari ai tre quinti degli elettori e , alla settima , pari ai tre quinti dei votanti , Fosse applicata la nuova legge elettorale maggioritaria ( ma sarà cambiata ) , i 340 seggi assegnati a chi vince le elezioni alla Camera , ovviamente , sarebbero insufficienti per eleggere il Presidente dato che ne vengono richiesti 430 ( il 96% dell’assemblea di 730 componenti , Camera più Senato , media dei votanti nelle elezioni dei 12 Presidenti della storia repubblicana ) ed è improbabile se non impossibile che i 100 senatori siano tutti della maggioranza ( i nuovi senatori vengono eletti con sistema proporzionale ).

Le riafferma perché gli articoli relativi alla Magistratura non vengono toccati , salvaguardando la separazione e indipendenza dei poteri , principio base della democrazia liberale ( Montesquieu) . Così, ad esempio , non viene modificata la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura dove i componenti eletti dal potere legislativo ( da Camera e Senato riuniti in seduta comene ) rimangono in numero minoritario rispetto quelli eletti dai magistrati ( solo 8 su 24 ) .

Le riafferma perchè prevede che , per eleggere i 5 componenti della Corte Costituzionale , tre da parte della Camera e due da parte del Senato , siano richiesti nelle prime tre votazioni i due terzi delle assemblee e nelle successive i tre quinti , cioè 378 voti alla Camera e 60 al Senato . Superiori ai 340 assegnati dall’Italicum e difficilente raggiungibili al Senato dove l’elezione dei nuovi senatori si fa con legge proporzionale . ( oggi , ad esempio, il PD, che pure governa 17 regioni su 20 , non supererebbe 50 senatori.

La riforma riafforza le garanzie perché ne introduce una ulteriore , dato che , le leggi elettorali potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimita’ da parte della Consulta , che è già previsto in questa legislatura per quella approvata .

L’accusa alla legge elettorale maggioritaria (l’Italicum , che dovrebbe essere modificata in base all’accordo interno al PD ) di consentire alla maggioranza e al governo , grazie al premio , di controllare gli organi di garanzia , instaurando una dittatura a danno dell’opposizione e del paese non ha alcun fondamento.

La riforma della Costituzione rende più incisiva , sviluppa ed estende la democrazia diretta e partecipata ai cittadini

La rende più incisiva perché:

La formulazione attuale dell’articolo 71 , non stabilisce che il Parlamento debba prendere obbligatoriamente in considerazione la proposta di legge di iniziativa popolare , ora divenuto obbligatorio dall’articolo 11 della riforma .

La sviluppa perché:

Introduce , come si auspica nel nostro paese , da molti anni , il referendum propositivo, là ove prevede « Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonche’ di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalita’ di attuazione ».

La estende perché:

In materia di referendum abrogativo prevede che , ove la proposta sia fatta da ottocentomila elettori , il quorum sia costituito dalla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Ad esempio dato che alle ultime elezioni politiche i votanti sono stati il 75,6% degli elettori , il quorum del referendum di aprile sulle trivelle , in questo caso , sarebbe stato pari al 37,8% +1 in luogo del 50%+1 che rimane nel caso la richiesta sia fatta da cinquecentomila elettori.

La riforma della Costituzione rivede l’ articolo 117 del TitoloV ridisegnando , secondo una logica più razionale , la attuale ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni sopprimendo il mostro giuridico della legislazione concorrente .

Una nuova categoria giuridica , introdotta nel 2001 attraverso la riforma del titolo V, che dava a questi due organi decisionali la condivisione , nella stesura delle leggi , nelle stesse materie. Ciò ha comportato la paralisi in decisioni importanti per il paese , causata da innumerevoli conflitti di competenza tra Stato e Regioni. La risoluzione di questo contenzioso ha rappresentato , in certi anni , oltre il 40% delle pronunce della Corte Costituzionale rispetto a quando nel 2002 , poco dopo la riforma del titolo V , era il 7% per cento. Entrando nel merito , alcuni esempi.

In materia di turismo le Regioni hanno sempre rifiutato una legge quadro nazionale che prescrivesse , tra le altre , norme che regolassero , ad esempio , lo standard delle strutture ricettive , in modo che gli albergi con le medesime stelle avessero servizi e infrastrutture di accoglienza omogenei su tutto il territorio nazionale , come parrebbe ragionevole .

E ancora , nei mercati globalizzati odierni ha senso che sia una Regione italiana a fare da sola , ad esempio, una missione in Cina per promuovere i propri prodotti turistici ? O , nel commercio estero , potrebbe essere più efficace ed efficiente una politica di marketing turistico di livello nazionale che , insieme a tutte le Regioni , promuova , il marchio del made in Italy.

In materia di porti e areoporti si è sviluppata una programmazione localistica , spesso priva di riferimento con le vere esigenze del mercato e deresponsabilizzata sul piano degli effettivi ritorni degli investimenti , non adeguatamente giustificati da valutazioni tecnico-economiche oggettive . Tali inefficienze , con spreco di risorse , hanno contribuito a determinare la perdita di competitività e di quote di mercato dei nostri porti , nei confronti dei sistemi portuali del nord Europa e del sud del Mediterraneo .

Che dire , poi , dello sviluppo disordinato dei numerosi areoporti piccoli e inefficienti ( 112 scali operativi di cui 90 per traffico civile ) , una palla al piede per tanti enti locali costretti a sobbarcarsi le copiose perdite di bilancio delle loro società di gestione.

Così , con la Riforma lo Stato si riappropria della legislazione esclusiva in tema di “disposizioni generali e comuni sul turismo” nonché su altri campi , come “infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione , porti e aeroporti civili, di interesse nazionale ed internazionale, commercio estero .

Questo non è il ritorno ad un centralismo statale burocratico ma è un intervento di razionalizzazione istituzionale che , nelle materie di cui si riapproppria , lo Stato dovrà coordinare e far partecipare le Regioni alla programmazione nazionale.

Tanto più che , con il nuovo Senato , anche per compensare questa perdita di potere , viene riconosciuto peso istituzionale accresciuto e centrale alle Regioni . .

La riforma della Costituzione riduce i costi delle istituzioni e della politica :

Si risparmiano le indennità attualmente corrisposte ai 315 senatori attuali perché il nuovo Senato sarà composto da 95 parlamentari che già le ricevono in quanto consiglieri regionali o sindaci .

Gli emolumenti dei Consiglieri regionali non potranno superare l’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione

Non potranno essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica dovranno provvedere all’integrazione funzionale delle amministrazioni parlamentari, mediante servizi comuni, l’impiego coordinato di risorse umane e strumentali e ogni altra forma di collaborazione .

Secondo stime effettuate da alcuni economisti , i risparmi , a seconda dei metodi utilizzati , potrebbero raggiungere , comprendendo anche quelli indiretti , più di 500 milioni di euro.

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito . C’è poco da scherzare : l’attuale aumento dello spread può continuare , potremmo pagare caro il no al referendum ( 3 )

Nel primo degli articoli della serie Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito si era segnalato il movimento in ascesa dei rendimenti dei Btp a 10 anni che , una decina di giorni fa, aveva toccato l’1,76%, un livello ancora estremamente contenuto, ma il più alto da 12 mesi . Nel secondo articolo   si era mostrato come si è formato il nostro debito pubblico di oltre 2200 miliardi di euro e come la pezza , prima del governo Monti ( pesantemente costato al paese , vedi la riforma Fornero delle pensioni , l’IMU , una nuova recessione ) e l’intervento della BCE di Mario Draghi , poi , abbiano continuato a tenere sotto controllo i mercati finanziari ed evitato che sui prestiti richiesti dallo stato si dovessero pagare interessi da usura..

La dipendenza del nostro paese dall’umore dei finanziatori , in specie internazionali è molto pesante . A luglio 2016 , del nostro debito pubblico 710,8 miliardi erano detenuti da banche , fondi di investimento , fondi pensione , assicurazioni ecc. stranieri .Per dare una idea della loro importanza si può confrontare questa cifra con i quasi 316 miliardi spesi nel 2015 per prestazioni sociali in denaro ( pensioni e assistenza sociale ). Se i mercati cominciassero a rifiutarsi di finanziare il nostro debito , un governo di emergenza dovrebbe chiedere un intervento di soccorso alla Commissione Europea ( Dio ce ne scampi ) oppure imporre un prestito forzoso agli italiani , una manovra fiscale lacrime sangue ecc.( do you remember Mario Monti ?).

Infatti nell’anno in corso sono in scadenza 184,5 miliardi di titoli a medio lungo termine e BOT ( titoli a breve ) per 115 miliardi , un ammontare totale di 299,5 miliardi che , attraverso aste di collocamento , il Tesoro ha rifinanziato , nei primi nove mesi del 2016 , con emissioni pari a 301,031 miliardi e facilmente , dato che la domanda superava l’offerta in media di 1,5-1,6 volte , con conseguenti rendimenti al minimo , anche negativi ( chi presta soldi allo Stato è disposto , cioè , a pagare ).

Risultati Collocamenti anno 2016 in miliardi di euro .

Elaborazione su dati Ministero del Tesoro , Bollettino trimestrale

7-aste

Ora , l’ammontare dei titoli di debito detenuti da non residenti è importante : in quota modesta nel 1989 , il 3,3 % dell’intero debito , è cresciuta fino al 41,1% nel 2006 , è crollata al 31,1% nel 2012 ( non a caso con la crisi dello spread ) è stato in leggera ripresa al 32,8% nel 2015

8-debito-estero

I cosidetti investitori istituzionali stranieri , in specie i fondi pensione , sono diventati molto prudenti , in specie dopo le due crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani , a prestare soldi ai paesi con poca reputazione e la tavola sottostante mostra che , da agosto di quest’anno , i rendimenti di tutti i nostri titoli hanno invertito la discesa e da agosto sono in crescita. Il 14 novembre il rendimento del decennale è arrivato al 2%.

Titoli di Stato: rendimenti lordi a scadenza ( fonte novembre 2016 , L’economia italiana in breve , .Banca d’Italia )

9-tassi

Nel primo articolo si evidenziava che molti analisti finanziari erano convinti che a pesare sul movimento in salita degli interessi sui titoli italiani , fosse il rischio di instabilità politica legata al referendum costituzionale. Molti investitori internazionali notano la crescita del “No” nei sondaggi e temono che una eventuale bocciatura della riforma possa aprire una nuova fase di incertezza simile a quella successiva alle elezioni del 2013. Uno scenario di relativa stabilità dopo il referendum dovrebbe invece limitare le ripercussioni negative sui titoli di Stato.”

E ancora ,si è potuto anche leggere sui giornali che Moody’s fa capire che abbasserà il rating ( la misura dell’affidabilità del paese ) italiano in caso di vittoria del no.

Nell’intervista a Repubblica del 14 novembre , poi , il governatore della Banca d’Italia non nasconde le preoccupazioni, in un momento in cui si materializza un altro pericoloso «combinato disposto »: la vittoria di Trump, il voto sulla riforma costituzionale, la crisi delle banche. Ignazio Visco afferma che se lui non sa quanto inciderà l’esito del referendum , nel mondo, però “è opinione diffusa che la vittoria del No potrebbe essere un problema e aggiunge anche che “ le riforme istituzionali vanno fatte in ogni caso”.

Una conferma dei timori per l’instabilità conseguente dalla bocciatura referendaria viene da un altro indicatore, i Credit Default Swap, le polizze assicurative che coprono dal rischio di default del “titolo sottostante”. I Cds sui Btp italiani sono saliti a quota 220 punti, contro i 123 della Spagna e i 42 della Germania. Un altro segnale viene dal saldo tra le entrate e le uscite dei flussi finanziari che a settembre per l’Italia è in rosso per 354 miliardi, quasi 135 miliardi in più del 2014. Il deflusso si deve al fatto che non sono solo gli investitori esteri ma anche quelli italiani a comprare meno titoli di quanti ne vendano . Infatti gli stessi operatori italiani vendono i nostri titoli di Stato e acquistano   titoli esteri . C’è , cioè , una chiara tendenza alla fuga di capitali dall’Italia.

Infine, è proprio dalla Bce che potrebbe arrivare la peggiore conseguenza per il nostro paese.

Il Quantitative easing scade a marzo 2017 e la Banca Centrale Europea dovrà decidere se proseguire nell’acquisto dei titoli , compresi quelli pubblici , un intervento che , fin d’ora , ha protetto dalla speculazione quelli italiani . Ma i tedeschi sono già sul piede di guerra , perché sono convinti che i tassi di interesse bassi danneggino i loro risparmiatori e potrebbero accusare il Presidente italiano Draghi di voler continuare il Quantitative easing per sostenere l’Italia .

Tanto più che ,all’estero , come si è detto , la riforma costituzionale viene considerata una ulteriore banco di prova della capacità dell’Italia di modernizzarsi .

È chiaro che , se vince il no , si aprirebbe una fase di incertezza che i mercati , già umorali come sono , non apprezzerebbero. Anche perché lo scenario sarebbe veramente di ingovernabilità: con gli schieramenti politici , di eguale peso elettorale ,divisi in tre poli , l’un contro l’altro armati .

l’Italia è appesa al rischio referendum.

fine

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito : per fortuna che c’è l’EURO ( 2 )

La storia inizia negli anni 80 .

Dal 49% [1]sul PIL nel 1980 il debito pubblico dell’Italia nel 2015 era pari al 134,1% , una crescita di 2,7 volte .

2-debito

Il grafico sottostante mostra come si è determinato : una spesa crescente non coperta dalle entrate ha comportato disavanzi annuali consistenti ( o indebitamento netto ) fino al picco nel 1985 del 12,1% del PIL. Sono gli anni della craxiana Milano da bere .

Così , la spesa per interessi come quota della spesa pubblica dal 10,9% nel 1980 aveva raggiunto l’apice nel 1993 pari al 22,5% . Analogo il trend sul PIL con il picco al 12,3% nel 1985 .

3-interessi-disav

Va notato che l’aumento del debito e della spesa per interessi hanno iniziato a decrescere dagli inizi degli anni 90 , in coincidenza con le manovre finanziarie dei governi Amato e Prodi , tese a ridurre il disavanzo per far fronte , la prima , alla crisi della lira nel settembre 1992 e per consentire , con la seconda , nel 2007 ,l’entrata dell’Italia nell’EURO . Da allora la spesa per interessi e l’indebitamento netto o disavanzo si sono sostanzialmente stabilizzati fino ad un ulteriore e progressivo calo negli ultimi anni. Il debito però ¸dopo essersi ridotto dal 114,3% sul PIL del 95 al 100,8 % nel 2007 , ha ripreso a crescere fino al 134,1 % nel 2015 .

In realtà questa ripresa del debito in rapporto al pil è dipesa , essenzialmente dal crollo di quest’ultimo determinatosi a causa della crisi 2008-2015 dacchè , se fosse invece cresciuto allo stesso ritmo annuale del periodo 2001-2007 pari al 3,2% medio annuo invece dell’effettivo 0,7% ( in termini nominali ) , il rapporto sarebbe aumentato di appena 6 punti percentuali invece dei 34 effettivi.

4-controfattuale

La riduzione della spesa per interessi può ben essere spiegata dal netto calo del rendimento dei titoli del Tesoro , in specie decennali , i BTP , che se era pari al 13% medio annuo nel 1991 , nel 2015 era pari all’1,7% ( grafico sottostante ).

5

Una prima conclusione che si può trarre , da quanto esposto in precedenza , in particolare dall’ultimo grafico , è che uno dei benefici dell’entrata dell’Italia nell’EURO è stato di poter pagare tassi di interesse sui prestiti pubblici più bassi . Infatti tra il 1992 e il 1996 lo spread medio tra i titoli di Stato a 10 anni Italiani e quelli tedeschi è stato di 392 punti base, mentre tra il 1997 (data in cui l’Italia è entrata nella fase finale di adozione dell’Euro) e il 2010 (ultimo anno prima della crisi ) lo spread è stato di 44 punti. Tra il 1992 e il 1998 il costo degli interessi è stato in media di 104,5 miliardi di Euro annui mentre la media successiva all’introduzione dell’Euro è stata di 65,4 miliardi , un risparmio di quasi 40 miliardi .

Seconda conclusione : le nostre castagne cavate dal fuoco dalla Banca Centrale Europea .

Nel 2011 , la esplosione della crisi dei debiti sovrani innestata dal disastro greco , manifestatasi in Italia con lo spread alle stelle ( 585 punti base ) , se da una parte ha costretto il governo Monti ad una manovra di consolidamenti fiscale lacrime e sangue per calmare i mercati finanziari , dall’altro ha indotto la Banca Centrale Europea ad una svolta nella politica monetaria sia , con interventi decisi sul mercato secondario[2] dei titoli pubblici sia concedendo liquidità illimitata ad un tasso di interesse , fino allo zero , alle banche per consentire loro finanziamenti all’economia dell’area euro in difficoltà.

Per ultimo , a dicembre 2015 , ha avviato il Quantitative easing con lo scopo primario di alzare il tasso di inflazione fino al 2% e di accelerare la crescita economica attraverso l’acquisto per 80 miliardi al mese di titoli pubblici sul mercato secondario e di obbligazioni di qualità elevata emesse da società non bancarie dell’area . Come mostra la tavola sottostante l’intervento della BCE ha drasticamente ridotto i rendimenti dei Buoni del Tesoro Poliennali che , per quelli di durata triennale , a settembre di quest’anno , erano , addirittura , pari a zero. E’ implicito che l’intervento della BCE garantisce , con l’enorme arsenale finanziario della banca centrale dell’area euro di cui dispone , di tagliare anche le unghie a qualsiasi tentativo di speculazione sui titoli pubblici dei paesi membri da parte di chicchessia.

Una garanzia per l’Italia che gli stupidi non hanno capito.

Buoni del Tesoro Poliennali ( fonte Banca d’Italia , L’economia italiana in breve n.114 ottobre 2016 ) Rendimenti lordi a scadenza. ( medie annuali e mensili)

6-tassi

continua

 

[1] Perché è significativo il rapporto del debito con il pil e non tanto il suo valore assoluto ? perché dà una misura della sua sostenibilità cioè della capacità di una economia di ripagarlo . Banalmente , un stesso debito di 100 è più sostenibile con un reddito di 200 che di 100.

[2] A differenza della FED americana , la BCE , per statuto , non può acquistare titoli pubblici sul mercato primario cioè alla emissione da parte di una Stato ma , soltanto , sul secondario dove si acquistano titoli da chi li ha già sottoscritti. Tuttavia , anche così , si ottiene lo stesso risultato : sostenere le quotazioni ed abbassare i rendimenti e così aiutare i bilanci pubblici ( per questo i tedeschi sono molto arrabbiati con Mario Draghi ) . Infatti il mercato primario e secondario sono come due vasi comunicanti dove le differenze nei prezzi di uno stesso titolo prima o poi si annullano attraverso il meccanismo del cosidetto arbitraggio . Infatti questo è un’operazione che consiste nell’acquistare un’attività finanziaria su un mercato rivendendola su un altro , sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto . Questi spostamenti contribuiscono , attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta ,al tendenziale riallineamento delle quotazioni tra mercato primario e secondario e quindi dei relativi rendimenti delle obbligazioni.

 

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito . Riecco lo Spread ( 1 )

Su La Repubblica del 2 novembre Ferdinando Giuliano ha scritto :

“Negli ultimi quattro anni, i governi italiani hanno convissuto con una piacevole certezza: i tassi d’interesse sul debito pubblico sono costantemente calati, liberando risorse nel bilancio anche in assenza di riduzioni significative della spesa primaria. Da qualche giorno, però, questa dolce discesa pare essersi arrestata.

I rendimenti sui Btp a 10 anni hanno toccato ieri l’1,76%, un livello ancora estremamente contenuto, ma il più alto da 12 mesi. Questi primi segnali non vanno sottovalutati: un’ulteriore risalita dei tassi d’interesse acuirebbe i già notevoli problemi di finanza pubblica dell’Italia, oltre a peggiorare la situazione complicata delle nostre banche, i cui bilanci sono ancora pieni di titoli di Stato.

Il motivo della ripartenza dello spread è in parte legato alle prospettive di crescita italiane, più deludenti di quelle spagnole o tedesche. A pesare è però anche il rischio di instabilità politica legata al referendum costituzionale. Molti investitori internazionali notano la crescita del “No” nei sondaggi e temono che una eventuale bocciatura della riforma possa aprire una nuova fase di incertezza simile a quella successiva alle elezioni del 2013. Uno scenario di relativa stabilità dopo il referendum dovrebbe invece limitare le ripercussioni negative sui titoli di Stato.”

Già tempo fa , un articolo sul sito degli economisti de lavoce.info si chiedeva :È più a rischio l’Italia o la Spagna? http://www.lavoce.info/archives/43285/e-piu-a-rischio-litalia-o-la-spagna/ e conteneva un grafico che mostrava lo spread tra Btp e Bonos , ossia il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quello dei titoli spagnoli che da negativo , ad aprile ha cominciato ad assottigliarsi , inaugurando un nuovo trend in questo 2016 .

In effetti come mostra la tavola sottostante sugli spread tra i titoli di stato dei principali paesi europei e quelli tedeschi se , il 20 giugno di questo anno , quello spagnolo era ancora più alto dei BTP, già ad agosto e poi il 31 ottobre era diventato più basso.

Spread con Bund tedeschi in punti base ( centesimo di punto percentuale )

http://www.ilsole24ore.com/finanza-e-mercati/obbligazioni.shtml?refresh_ce

1

Che significa questo e cosa comporta per il nostro paese ? Il rendimento è il tasso di interesse che viene pagato dallo Stato per accendere un prestito.

Ora il rendimento di un titolo è legato al rischio ( è il premio al rischio , in gergo tecnico ) .Più il rischio è percepito alto più , chi acquista il titolo , pretende un interesse più alto . Rischio di cosa ? di non vedersi restituito il prestito ( ricordate i bond argentini ? [1]).

Ciò vuol dire che se il rendimento dei Btp è maggiore del rendimento dei Bonos l’Italia è percepita dai mercati come più rischiosa rispetto alla Spagna. L’articolo così proseguiva : “sembra quasi che gli operatori si siano abituati all’assenza di un governo in Spagna e che invece non riescano ad abituarsi alla presenza di un elemento di incertezza forte in Italia, com’è considerato dai più il referendum costituzionale del 4 dicembre “.

Questo termine spread che , a fine 2011 , gli italiani cominciarono a conoscere riporta alla mente un periodo nero della storia politica ed economica del nostro paese con i tassi di interesse dei BTP ad oltre il 7% , le dimissioni del governo Berlusconi sostituito da quello  Monti , la sua pesante manovra di consolidamento fiscale , (meno spesa pubblica e , soprattutto , più tasse ) , per convincere i mercati che il nostro enorme debito pubblico era sostenibile , che potevamo cioè ripagarlo . Fu così che , appena ripresa dalla crisi  innestata dei mutui subprime americani , causa quella manovra fiscale , subito dopo la nostra economia ripiombò nella recessione.

Vale la pena ricordare , aiutandoci con qualche numero , come siamo arrivati a quella crisi provocata dall’accumulazione del nostro debito pubblico.

 

continua

 

[1] Alla fine del 2001, il governo argentino , di fronte all’impossibilità di ripagare il debito, dichiarò lo stato di default ( fallimento ) sulla maggior parte del debito pubblico, per una quantità pari a 132 miliardi di dollari .

 

La riforma Costituzionale rafforza le Garanzie

La separazione dei poteri , legislativo , esecutivo , giudiziario è uno dei principi cardine del costituzionalismo liberale e tale da connotare le stessa democrazia .

L’idea è riconducibile a Montesquieu, il quale aveva messo in evidenza la necessità che queste tre funzioni fossero affidate a organi diversi, in posizioni di reciproca indipendenza tra loro, al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà .

Il Presidente della Repubblica in Italia, secondo questo principio , è un organo di Garanzia , ha prerogative di controllo dell’ operato del Governo quando , in base all’articolo 74 della Costituzione , prima di promulgare una legge può , con messaggio motivato alle Camere , chiedere di rivederla con una nuova deliberazione.Tuttavia se le Camere la riapprovano , questa deve essere promulgata . Molto più incisiva è , invece, la sua “influenza” sull’organo di garanzia per eccellenza , quale la Corte Costituzionale , di cui nomina un terzo dei 15 componenti ( comma 1 art.135).

E’ per questo che la Costituzione vigente prevede , per la sua elezione nei primi tre scrutini , una maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti della assemblea ( per il suo ruolo di garanzia il Presidente dovrebbe essere un uomo super partes e tale , cioè , da ottenere il consenso anche della opposizione ) e soltanto dal quarto la maggioranza assoluta.

1

Ora , la modifica prevista dalla riforma prevede , dopo il terzo scrutinio , la maggioranza dei tre quinti   , in luogo di quella assoluta dell’articolo vigente, ovvero più alta . Infatti la maggioranza assoluta della’assemblea ( Camera e Senato in seduta comune pari a 730 componenti ) è pari a 366 mentre , quella qualificata dei tre quinti , è pari a 438. Questo quorum è ampiamente superiori ai 340 seggi riconosciuti dal cosidetto ITALICUM per chi vince le elezioni e soltanto se i 100 senatori , fossero tutti favorevoli alla maggioranza con i 440 voti complessivi questa potrebbe eleggere il Presidente. Una eventualità del tutto impossibile dato che il nuovo Senato è eletto con metodo proporzionale e così garantendo il più ampio pluralismo partitico possibile .Soltanto dal settimo scrutinio , il nuovo articolo 83 prevede che sia sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Perché fossero decisivi i 340 seggi dell’ITALICUM dovrebbero partecipare al voto soltanto 560 dei 730 componenti l’assemblea , una assemblea decimata di 170 deputati e/o senatori . Ma stando ai risultati delle elezioni dei 12 Presidenti nella storia della Repubblica italiana , dal dopoguerra ad oggi , la media dei votanti rispetto i componenti dell’assemblea , secondo l’Archivio Storico del Quirinale ( http://presidenti.quirinale.it/ ) è stata pari al 96% , ovvero il 57,6% dei componenti dell’assemblea , una quorum decisamente superiore alla maggioranza assoluta prevista dalla Costituzione vigente . Con il che è dimostrato , numeri alla mano, che , non solo , la nuova legge elettorale non consente alla maggioranza , eletta con il premio , di “imposessarsi” della carica di Presidente della Repubblica , ma la riforma stessa rafforza le garanzie Costituzionali prevedendo un quorum più alto per la sua elezione.

2

L’occupazione dipendente a Ravenna è cresciuta nel primo semestre 2016

Il Settore Formazione, Lavoro, Istruzione e Politiche Sociali della Provincia di Ravenna in collaborazione con Servizio Statistica pubblica mensilmente un report sul Mercato del lavoro locale . L’elaborazione si basa su un modello di lettura del mercato del lavoro messo a punto dal Servizio Statistico che consiste nel ricostruire la serie storica di stock dell’occupazione dipendente nelle imprese dei settori privati extragricoli attraverso l’aggiornamento mensile di quello   rilevato dai Censimenti dell’industria e servizi dell’ISTAT ( ottobre 2001) con i dati di flusso di tutti i movimenti (saldo avviamenti-cessazioni, comprese proroghe, trasformazioni) derivanti dalle comunicazioni obbligatorie ai Centri per l’impiego effettuate da parte delle imprese che hanno sede in provincia di Ravenna. Attraverso questi elaborati in un precedente report si sono verificati gli effetti , nel 2015 , sul mercato del lavoro dipendente ravennate dei provvedimenti promossi dal Governo Renzi per incentivare la crescita dell’occupazione con i forti sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato e con il ( Jobs act) in particolare in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e di costi di licenziamento.

In quel report , così , si era messo in rilievo che , seppure fino ad aprile 2015 la variazione fosse stata negativa , forte e crescente era stata , nei restanti mesi dell’anno , la crescita delle forme contrattuali permanenti , in particolare del lavoro a tempo indeterminato standard ( 1500 occupati in più come media mensile ) a sfavore del contratto a tempo determinato standard ( oltre 1200 occupati in meno ) e dei contratti in somminitrazione a tempo indeterminato ( +80 ) .Si erano , poi , fortemente ridimensionati i contratti atipici (-43,2% le assunzioni del 2015 rispetto quelle del 2014 ) e , grazie alle forme rafforzate di controllo sugli abusi , anche i contratti intermittenti ( -343 in media mensile nel secondo semestre 2015 ).

L’OCCUPAZIONE NEL PRIMO SEMESTRE 2016

Il grafico sottostante mostra , nei mesi del primo semestre 2016 , che la variazione % dell’occupazione dipendente è stata sempre positiva , più per i maschi ( +2,4% in media mensile ) , che per le femmine (+1,7%) mentre al contrario nel primo semestre 2015 era stata negativa per entrambi i sessi : -1,2% per i maschi -1,7% per le femmine.

Grafico 1

grafico-1

Rispetto i macrosettori economici , in edilizia , dove la variazione della occupazione era tornata positiva nel mese di dicembre 2015 ( +0,6%) , nei primi sei mesi del 2016 è tornata progressivamente a contrarsi ( -3% in media mensile del periodo ) . Al contrario molto positivi i dati dell’industria e del terziario : +2,3% e +2,6% rispettivamente.

Grafico 2

grafico-2

Più forte l’incremento nel 2016 degli occupati stranieri ( +3,2% in media mensile ) rispetto gli italiani ( +1,6%).Ma l’occupazione dei primi , che sono il 14% degli occupati totali , si era ridotta in misura doppia ( -1,6% rispetto -0,8% nei primi dieci mesi del 2015 ) rispetto quella degli italiani. Il grado di flessibilità del lavoro degli stranieri , quindi, si è dimostrato superiore .

Grafico 3

grafico-3

A riprova della ripresa economica ancora debole anche a Ravenna , ci sono i dati sulla variazione degli occupati secondo l’orario di lavoro : come nel 2015 , è stata più alta per il tempo parziale ( +4% la media mensile del primo semestre 2016 ) del tempo pieno (+1%).

Grafico 4

grafico-4

Anche la legge di stabilità 2016 ha previsto un incentivo contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato che è , però , di gran lunga ridotto rispetto a quello vigente nel 2015 ( che era di riduzione totale dei contributi sociali fino ad un massimo di 8060 euro annuali e per tre anni ).

  • Ora non sono più per tre anni, ma solo per due
  • l’esonero dal versamento scende al 40% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro
  • il limite massimo di esonero è ridotto a 3.250 euro su base annua.

Come mostra il grafico sottostante , la riduzione dell’incentivo sembre aver determinato la progressiva riduzione dell’aumento degli occupati a tempo indeterminato che, dalle oltre 4000 unità di gennaio , a giugno sono state 2200 ..

Grafico 5

grafico-5

Anche il contratto di somministrazione ( o interinale o in affitto ) a tempo indeterminato, che beneficia della stessa incentivazione , pare avere registrato la stessa tendenza di quella del contratto standard descritta nel grafico precedente.

Grafico 6

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IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO

Il grafico 7 sottostante mostra l’andamento degli occupati con contratto di apprendistato nei mesi dal gennaio 2014 a giugno 2016. Il periodo negativo di contrazione dei primi mesi del 2014 è seguito da uno positivo nel resto dell’anno che poi tende ad esaurirsi nel 2015. E’ probabile che la spinta positiva sia dovuta al provvedimento promosso dal Governo Renzi ( legge 16 maggio 2014, n. 78) che ha   semplificato gli adempimenti a carico delle imprese in materia di apprendistato. Il suo esurirsi può essere dovuto all’incentivazione in vigore dal 1 gennaio 2015 del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti   che lo avrebbe fatto preferire a quello di apprendistato diventato meno conveniente. Da gennaio 2016 si verifica , invece , ( come mostra il grafico sottostante ) la ripresa degli occupati con questo contratto , probabilmente dovuta all’effetto combinato della riduzione dell’incentivo per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato insieme alla nuova serie di incentivi ( che si aggiungono ai pre esistenti ) previsti dal decreto attuativo del Jobs Act (articolo n. 32 DL 150/2015 di riordino delle politiche attive del lavoro) per i datori di lavoro che stipulino , tra il 24 settembre 2015 e il 31 dicembre 2016 , il contratto di apprendistato:

Grafico 7

grafico-7

IL CONTRATTO DI COLLABORAZIONE CONTINUATIVA A PROGETTO E L’ ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

Il decreto attuativo n. 81/2015 sul Codice dei Contratti in attuazione del Jobs Act prevede una normativa più stringente rispetto il decreto legislativo 276 del 2003 ( attuazione cosidetta legge BIAGI ) e la riforma Fornero , :

  1. Dal 1° primo gennaio 2016, tutti i contratti a progetto dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, nel caso in cui si tratti di “prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. La trasformazione scatta anche se si verifica una sola di queste modalità.
  2. Nel periodo compreso fra l’entrata in vigore del decreto e il 31 dicembre 2015, i datori di lavoro privati che procedano alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di persone titolari di partita IVA, godono dell’ estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso.

Ancosa più stringente la modifica delle norme previgenti in materia di contratto di associazione in partecipazione.

Così il grafico 8 mostra che dall’inizio del 2015 e fino a giugno 2016 le assunzioni con queste tipologie contrattuali si sono ridotte di molte volte.

Grafico 8

grafico-8

IL LAVORO INTERMITTENTE

Si riportano alcuni passi del’intervento “ Il lavoro intermittente e la riforma Fornero “ febbraio 2013 in http://www.provincia.ra.it/Argomenti/Statistica-Studi-e-Ricerche :

“ Come è noto il contratto di lavoro intermittente è stato introdotto dalla legge 30 del 2003 (cosiddetta legge Biagi ) e regolato dal decreto legislativo 276/2003. Si tratta di un contratto di lavoro subordinato con il quale il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro per svolgere prestazioni di carattere discontinuo od intermittente, individuate dalla contrattazione collettiva nazionale o territoriale

In provincia di Ravenna dal 2005 al 2011 il numero di avviamenti di questo rapporto di lavoro è stato intenso. Nel 2011 il numero di avviamenti, pari ad oltre 19.000 unità, superava di oltre 10 volte quello del 2005. Oltre i tre quarti hanno riguardato i settori di alloggio, ristorazione attività culturali, sportive, di intrattenimento.”

La riforma Fornero del mercato del lavoro ( legge 28 giugno 2012, n. 92 )  ha disciplinato – con carattere innovativo – le particolari modalità sull’uso di questa prestazione lavorativa, con l’intento di arginarne i possibili abusi.  L’articolo 1 comma 21 della legge le nuove regole : “….., a partire dal 18 luglio 2012 prescrivono alla impresa un nuovo adempimento, l obbligo di comunicare alla Direzione territoriale del lavoro i dati identificativi del lavoratore e il giorno o i giorni in cui lo stesso è occupato nell’ambito di un periodo non superiore ai 30 giorni dalla comunicazione e ciò al fine di precludere forme di impiego irregolari, forme di lavoro nero di varia intensità, schermate con il contratto di lavoro interinale (ad esempio evasione contributiva mediante minori ore di quelle effettive dichiarate all’INPS). “ A Ravenna ( come altrove ) le nuove regole sembravano avere già agito da deterrente degli abusi se è vero che , nei mesi successivi al 18 luglio, si era verificata una forte riduzione degli avviamenti di questa tipologia contrattuale e, se è vero che, al contempo, oltre la metà dei lavoratori “intermittenti” licenziati era stata riassunta presso la stessa impresa, ma con altro rapporto di lavoro (a tempo determinato e indeterminato in gran parte a tempo parziale .

La Riforma dei Contratti contenuta nel decreto applicativo del Jobs Act non ha previsto variazioni rispetto alla precedente normativa ribadendo le modalità di comunicazione alla Direzione del Lavoro dell’utilizzo della prestazione lavorativa che può essere eseguita via fax, tramite posta elettronica oppure via sms. E’ possibile che questa “insistenza” sia la causa dell’ulteriore riduzione del ricorso a questa tipologia contrattuale anche nel 2016.

 

Grafico 9

grafico-9

CONCLUSIONI

Nonostante l’andamento della economia non sia esaltante , anche nei primi sei mesi del 2016 , come nel resto d’Italia ,prosegue l’incremento dell’occupazione dipendente in provincia di Ravenna.

Dal punto di vista della qualità del lavoro , è vero , però , che è in rallentamento la crescita degli occupati a tempo indeterminato e cresce molto più il tempo parziale ( quanto è quello involontario ?) rispetto il tempo pieno .

Primo e secondo trimestre 2016: gli occupati crescono ancora

La legge di stabilità ha previsto , anche per il 2016 , uno sgravio contributivo sulle nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato .

Sono cambiate misura e durata dell’incentivo rispetto il 2015 , che erano il 100% , fino ad un massimale di 8000 euro e per tre anni , mentre , ora , nell‘anno corrente , sono il 40% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nel limite massimo di 3.250 euro su base annua e per due anni.

Sia per l’incentivo ridotto , sia per la decelerazione della ancorchè modesta ripresa economica (la crescita del PIL è progressivamente rallentata , dal +1,1% del quarto trimestre 2015 al +1,0% nel primo 2016 allo +0,8% nel secondo 2016 ) , ci si sarebbe potuto ragionevolmente aspettare , nell’anno corrente ,un analogo rallentamento ( o peggio ancora una caduta ) anhe dell’occupazione complessiva ed è quanto preconizzavano , da inizio d’anno media e commentatori economici.

In realtà , questo rallentamento della crescita degli occupati , la rilevazione trimestrale dell’ISTAT non lo ha registrato : Anzi , Infatti :

Come mostra la tavola sottostante la crescita nel secondo trimestre è aumentata rispetto il primo : +2,0% contro 1,1%. Anche in valori assoluti la crescita è superiore a quella del primo. Poi , nella media semestrale :

  • Il tempo parziale è aumentato in misura superiore al tempo pieno : 3,6% vs 1,1% .
  • I dipendenti più degli indipendenti : 2,2% vs -0,4%
  • I dipendenti permanenti più di quelli a termine : 2,2% vs 1,6%
  • I primi più a tempo parziale rispetto il tempo pieno : 5,9% vs 2,4%
  • I collaboratori continuano a ridursi , -11,8%
  • Crescono gli occupati della classe di età 15-34 anni , 2,8%.

OCCUPATI ( in migliaia ) PER TIPOLOGIA DI ORARIO, POSIZIONE , CARATTERE DELL’OCCUPAZIONE E CLASSE DI ETA’.

var.assoluta e % tendenziale I e II trimestre 2015-2016 , dati grezzi

( fonte rilevazione continua Forze lavoro ISTAT )

1-occupati

In realtà “l’incongruenza “ tra i dati è dovuta al confronto tra due dati disomogenei , perché il dato citato in precedenza del PIL è quello destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario , mentre quello relativo agli occupati è un dato grezzo , ( l’ISTAT pubblica i dati , così dettagliati  come quelli  della tavola precedente , solo in forma grezza ) .

I dati corretti per gli effetti di calendario sono dati depurati, mediante apposite tecniche statistiche, dalla variabilità attribuibile alla composizione del calendario nei singoli periodi (mesi o trimestri) dell’anno, dovuta al diverso numero di giorni lavorativi o di giorni specifici della settimana in essi contenuti e alla presenza di festività nazionali civili e religiose, fisse e mobili (festività pasquali), nonché dell’anno bisestile. Il ricorso a tale trasformazione dei dati consente di cogliere in maniera più adeguata sia le variazioni tendenziali (calcolate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sia le variazioni medie annue.

I dati destagionalizzati sono dati depurati, mediante apposite tecniche statistiche, dalle fluttuazioni attribuibili alla componente stagionale (dovute a fattori meteorologici, consuetudinari, legislativi, ecc.) e, se significativi, dagli effetti di calendario

Esempi di dati che presentano stagionalità sono il tasso di disoccupazione, fortemente influenzato dalla natura stagionale di alcuni lavori, o l’indice della produzione industriale, la cui serie ‘grezza’ (non destagionalizzata) presenta una brusca caduta nei mesi estivi a causa della chiusura di molte fabbriche o imprese .  In effetti il secondo trimestre del 2016 ha avuto una giornata lavorativa in più rispetto sia al trimestre precedente, sia al secondo trimestre del 2015.La tavola sottostante ( dati di fonte ISTAT ed EUROSTAT ) mostra le differenze assolute tra i dati grezzi e quelli corretti che a volte possono essere negativi , a volte positivi come quelli del secondo trimestre 2016.

2-desta-grezzi

Così  se consideriamo i dati grezzi , cioè non destagionalizzati e non corretti per gli effetti di calendario , le variazioni del PIL , come mostra la tavola sottostante , non sono in rallentamento ; anzi , nel secondo trimestre la variazione è superiore a quella del primo ( 1,1% rispetto 0,9% ) .

Variazione % tendenziale trimestrale del PIL ( fonte ISTAT )

3-var-pil

Analogamente se consideriamo le ore lavorate le determinanti , ovviamente , del livello e della variazione della produzione , possiamo constatare un medesimo trend : il dato grezzo ( a differenza dell’altro ) mostra una variazione del secondo trimestre superiore al primo e anche al quarto del 2015.

Variazione % tendenziale trimestrale delle ore lavorate ( fonte ISTAT )

4-var-ore

Variazione % tendenziale trimestrale degli occupati ( fonte rilevazione Forze lavoro ISTAT )

5-var-occupati

In sostanza se si prendono in considerazione i dati grezzi ma reali del PIL e le ore lavorate e , insieme , la decontribuzione dei contratti permanenti si può spiegare , ragionevolmente , perché gli occupati sono continuati a crescere anche nel 2016 e in particolare nel secondo trimestre.

Per concludere :

  • l’occupazione continua a crescere anche nel 2016 e, nonostante l’incentivo alla assunzione sia stato ridimensionato , i contratti a tempo indeterminato crescono più intensamente di quelli a termine .
  • la ripresa dell’occupazione avviatasi nel terzo trimestre 2014 sta recuperando la perdita che si era avuta tra il 2008 e il 2014 causata dalla doppia crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani . La tavola sottostante mostra che il recupero è stato pari al 52,2% .

6-recupero

Certamente , a prescindere da dati grezzi o corretti , se la congiuntura economica , come sembra dalle anticipazioni , dovesse peggiorare , sarebbe irragionevole che questo non si riflettesse sulla occupazione.