Scienza della Politica

Il Movimento 5 Stelle si è fatto Partito e quindi ha cominiciato a votare turandosi il naso , perché ? : chi è Elisabetta Alberti Casellati. “” Né olgettina né velina, ma pur sempre zarina del berlusconismo da combattimento. Dal 2001, con Ghedini, ha scritto le peggiori leggi ad personam, nel 2005 ha assunto la figlia come capo della sua segreteria al ministero, nel 2011 ha spergiurato su Ruby nipote di Mubarak e nel 2014 ha urlato «golpe» davanti al tribunale di Milano. Era quasi meglio Romani. Ma è la realpolitik, bellezza a 5 Stelle, e non puoi farci niente.” La Repubblica 25 marzo 2018 : Massimo Giannini

E io aggiungo perché Di Maio sa che , come diceva  il Machiavelli de noantri , “ Il potere logora chi non ce l’ha “.

La ripresa economica è anche ripresa dell’occupazione

Pubblico 6 tavole di elaborazioni di dati statistici di fonte ISTAT che mostrano come si è evoluto il mercato del lavoro in Italia tra il 2008 , 2014 e 2017 a livello di media dei primi tre trimestri di ogni anno . Il confronto permette di comprendere che dal 2014 l’occupazione è in ripresa e la disoccupazione si è ridotta ma non hanno ancora ripreso i livelli del 2008 , di prima , cioè , della doppia crisi dei cosidetti mutui subprime e del debito pubblico. Infatti l’occupazione totale è leggermente inferiore al 2008 ( -0,5% ) recuperando però il 3,4% sul 3,7% di caduta del 2008-2014 ( tav.1). Con una grande differenza , tuttavia , tra lavoro dipendente che è cresciuto superando il livello del 2008 con il 2,6% in più e quello indipendente crollato del 9,6%. E’ vero però che il volume di ore lavorate è inferiore a quello del 2008 per il 5,4% sia del lavoro dipendente che indipendente ( tav.2). Non a caso sono aumentati di più gli occupati dipendenti a tempo parziale e a tempo determinato che a tempo pieno , mentre i lavoratori indipendenti sono diminuiti tra il 2008 e il 2017 in entrambe le tipologie di orario ( tav. 3 e 4 ). Così l’orario involontario a tempo parziale è rimasto a livelli quasi uguali a quello del 2014 , il 52,2% del totale (tav.5) . I dati sulla disoccupazione totale ( 15-74 anni ) e giovanile ( 15-24 anni ) sono quelli peggiori , ridottisi di poco ( tav.6) .

Il fatto è che questo paese dopo il boom economico del dopoguerra a partire dagli ultimi anni 60 del secolo scorso non è più stato in grado di “dotarsi “ di un modello di sviluppo in grado di sostenersi e sviluppare livelli quantitativi e qualitativi di occupazione adeguato al nuovo scenario mondiale della globalizzazione , della rivoluzione tecnologica digitale , del protagonismo dei paesi emergenti , in primis la Cina , delle grandi migrazioni e dei mutamenti climatici. L’eccellenza che pure c’è , è cresciuta , ma è minoritaria e deve per di più reggersi sulle spalle tutto il resto che rimane di inadeguato e inefficiente . Siamo sopravissuti ( si fa per dire ) accumulando livelli di debito ed evasione fiscale monstre. Chi ha governato negli ultimi anni ha fatto ripartire il paese ma la strada è ancora lunga .

Perché la ripresa economica nel nostro paese è anche merito della politica dei due Governi Renzi-Gentiloni ?

Perché la ripresa economica nel nostro paese è anche merito della politica dei due Governi Renzi-Gentiloni ?.

Prendiamo le mosse dalla pubblicazione , da parte di ISTAT , dei dati sulla produzione industriale di dicembre che è salita dell’ 1,6 per cento rispetto al mese prima, e del 4,9 sul dicembre dell’anno precedente. La media 2017 è del 3 per cento in più, il doppio della crescita 2016 e la più alta da otto anni anche se il suo livello non ha ancora recuperato quello precedente la crisi che non è stata , quindi , ben inteso , ancora superata. Si tratta comunque di una forte accelerazione che fa ben sperare per il 2018. Secondo gli esperti ( Sergio de Nardis dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e Lucio Poma, responsabile scientifico dell’area industria e innovazione di Nomisma , si veda l’articolo di Marco Ruffolo su Repubblica del 10 febbraio ) questo dato positivo è dovuto anche agli incentivi ( Industria 4.0 ) del Ministro Calenda che spingono gli investimenti e quindi la domanda per l’industria che li produce. L’industria è stato il primo settore a dare un contributo positivo alla crescita dei PIL nel primo trimestre 2014.Ma lo hanno fatto e lo stanno facendo anche i consumi delle famiglie che ,non a caso , sono in ripresa proprio da quando il governo , con il primo provvedimento degli 80 euro del maggio 2014 ha cominciato a ridurre il carico tributario e a sostenerli con i vari bonus . I dati statistici dei conti trimestrali del conto economico delle risorse e degli impieghi ( nelle tavole e i grafici sottostanti ) mostrano che è stata la componente della domanda per beni di consumo a dare un contributo positivo , per prima , al PIL ,nel secondo trimestre 2014 ( +0,3% ). In seguito a trainare la crescita del PIL è stata anche la componente della domanda interna degli investimenti ( dal secondo trimestre 2015) . L’effetto trainante sul PIL è evidenziato , nei grafici , quando le due linee ( var.% PIL e var.% della componente della domanda ) si muovono parallelamente. L’effetto contrario negativo o nullo viene mostrato quando la linea della variazione della domanda come quella estera o della spesa pubblica è stata ed è divergente da quella del PIL . Si tenga conto che , in statistica economica , la variazione % del PIL è uguale alla somma delle variazioni % positive e/o negative dei contributi delle componenti della domanda.

Ora il PD , nel suo programma elettorale , propone la continuazione di questa politica economica neo Keynesiana ( combinazione di politica economica dell’offerta e della domanda ), che ha funzionato , rafforzandola con il ,dal lato della offerta :

  1. Rendere strutturale il credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo.
  2. Realizzare un Piano Nazionale per valorizzare le opportunità economiche e ambientali dello sviluppo dell’economia circolare
  3. Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%) per incentivare il lavoro a tempo indeterminato .
  4. II Salario minimo legale per combattere i lavori sottopagati
  5. Portare a centomila il numero degli studenti degli ITS (istituti tecnici superiori): nel tempo dell’intelligenza artificiale e della robotica .
  6. Riduzione ulteriore dell’IRES fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa.
  7. Aumentare la deducibilità IMU per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti
  8. Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano
  9. Istituire uno strumento di formazione del personale delle imprese per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano
  10. Estendere la misura degli 80 euro anche alle partite IVA e agli autonomi fino ai 26.000€ lordi
  11. Incentivare fiscalmente , sul modello dell’iperammortamento , chi riqualifica alberghi e strutture ricettive
  12. Aumentare i fondi nazionali per i farmaci innovativi specie nel settore oncologico e la ricerca contro le malattie rare, agevolando gli investimenti imprenditoriali della ricerca farmaceutica .

Dal lato della domanda , attraverso , cioè , gli investimenti pubblici , con il :

  1. Raddoppiare i fondi della legge sui piccoli comuni
  2. Raddoppiare lo stanziamento per le periferie e le aree degradate
  3. Accelerare le procedure nella ricostruzione delle aree terremotate
  4. Acquistare nuovo materiale rotabile e bus per dimezzare l’età media della flotta .
  5. Stanziare altri 10 miliardi per l’edilizia scolastica ( oltre quelli della legislatura precedente).
  6. Concludere i cantieri aperti per interventi contro il dissesto idreologico finanziati per nove miliardi nella precedente legislatura
  7. Verificare semestralmente lo Stato di Attuazione dei 15 patti per il Mezzogiorno firmati nella precedente legislatura ,con procedure di coinvolgimento online dei cittadini sull’esecuzione delle opere.
  1. Introdurre 33 milioni di contatori digitali di ultima generazione per oltre due miliardi di investimento allo scopo di migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio.
  2. Realizzare gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale e ridurre emissioni e inquinamento da plastiche, ponendo l’Italia in anticipo sugli altri Paesi nella lotta contro i rischi del cambiamento climatico.
  3. Investire fondi su nuovi carceri e ristrutturazione di quelli       esistenti ..

e attraverso misure di welfare con il :

  1. Raddoppiare i fondi per il reddito di inclusione contro la povertà ( oltre quelli della precedente legislatura).
  2. Incentivare fiscalmente le famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita.
  3. Allargare le condizioni per usufruire dell’APE sociale
  4. Rafforzare con 2 miliardi di euro l’indennità di accompagnamento graduando l’aumento sulla base del bisogno dei singoli.
  5. Realizzare un piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l’anno per tutta la legislatura
  6. Istituire la Carta Universale dei Servizi dell’Infanzia (400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter).
  1. Mutuare dall’esperienza del RBE spagnolo (reddito base emancipazione) la detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito , per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni.
  1. Rispettare in modo rigoroso il limite dell’aggiornamento triennale dei LEA per prendersi cura in modo più efficace di chi vive una situazione di difficoltà.
  2. Estendere una misura universale di sostegno,a partire da 80€ in più al mese, per ogni figlio fino ai 18 anni
  3. Abbassare ulteriormento il canone RAI ma azzerandolo alle categorie meno abbienti

E’ questo , certamente , un programma ambizioso , che va finanziato , dovendo , al contempo , ridurre il debito pubblico . L’avanzo primario positivo , necessario a questi fini , ( cioè entrate meno spese pubbliche al netto degli interessi ) a sua volta , deve essere conseguito senza deprimere la domanda e , conseguentemente , il PIL e l’occupazione ( tagliando la spesa “buona” e/o aumentanto la pressione fiscale) ma ricavato attraverso la loro crescita . Esperienza di queste due opposte politiche fiscali sono già state fatte: della prima , con la manovra recessiva adottata dal governo Monti nel 2011 ( che ha provocato il calo del PIL nel 2012 , -2,8% e 2013 , -1,7% ) per far fronte alla crisi dello spread ( ma , in quel momento emergenziale , si poteva fare diversamente ?) e della seconda , con le politiche espansive dei governi Renzi-Gentiloni, di lungo periodo , con le riforme strutturali e di breve , con il sostegno alla domanda mediante un , pur decrescente , deficit spending ( dal 2014 al 2017 , in sequenza , -3% , -2,6%, -2,5% , -2,3%) ma ottenendo l’ aumento del PIL pari a +0,1% , +0,8%, +0,9% , +1,5% , e la sostanziale stabilizzazione del rapporto debito-pil .Dall’inizio della crisi fino al 2013 , infatti , il rapporto debito/pil era aumentato di 29,2 punti percentuali mentre dal 2013 fino 2017 soltanto di 3 punti percentuali , con il livello dell’ultimo anno stabilizzato rispetto il 2016) .A breve si imporrà invece la sua riduzione perché il suo rinnovo dovrà avvenire rassicurando i mercati che ci prestano 400 miliardi l’anno con il probabile venir meno dell’ombrello protettivo da crisi della politica monetaria ( il quantitative easyng ) della BCE . E a breve termine quando la ripresa europea comporterà il raggiungimento di un tasso di inflazione pari al 2% , il target che ha giustificato quella politica monetaria.

Così l’avanzo primario dovrà essere tale da permettere la copertura della spesa per l’attuazione degli interventi contenuti nel programma elettorale ammontante a 35 miliardi di euro secondo Nannicini , suo estensore e la riduzione del debito pubblico.

In che modo ?

  1. Tornando ai parametri di Maastricht rispettando la regola del 3% al netto degli investimenti pubblici e del cofinanziamento delle infrastrutture sociali e facendo scendere il debito pubblico gradualmente , portando nei prossimi dieci anni il rapporto debito/PIL dal 132% al 100%. Nell’attuale quadro macroeconomico la diminuzione del deficit nominale avverrà , cioè , a un ritmo più lento rispetto ai vincoli troppo stretti sui quali sono calcolati gli attuali obiettivi programmatici di finanza pubblica del fiscal compctat che va superato.
  2. Investendo nella semplificazione del fisco e nell’incrocio delle banche dati mediante l’obbligo di fatturazione elettronica che a partire dal 1 gennaio 2019 è già previsto dalla legge di stabilità 2018 . Per il 2017 l’Agenzia delle Entrate ha conseguito un recupero di gettito pari a 20,1 miliardi ma la commissione istituita dalla legge 196/2009   ha stimato ben 83,561 miliardi di mancate entrate tributarie di cui per 31,611 miliardi di IRPEF da lavoro autonomo e impresa , per 10,299 miliardi di IRES , per 34,771 miliardi di IVA , per 6,881 miliardi di IRAP oltre a 7,5 miliardi fra locazioni , canone RAI e IMU. Uno spazio di recupero ancora molto più consistente rispetto i risultati dell’anno scorso.
  3. Recuperando un punto di PIL attraverso la digitalizzazione e il risparmio energetico della Pubblica Amministrazione e la revisione della spesa
  4. Recuperando le entrate tributarie grazie alla crescita stessa del PIL superiore al 2%
  5. Facendo pagare alle aziende online che lavorano in Italia le stesse tasse delle aziende offline: stesse condizioni, uguali tasse

 

L’avviso di garanzia non è la condanna

Un altro esempio di politico PD , indagato e rinviato a giudizio, fra i tanti che , dopo essere stati sui media e messi alla gogna , nessuno vada poi a controllare se alla fine siano stati condannati oppure assolti : a distanza di due anni il processo su Giosi Ferrandino , Pd, già sindaco di Ischia , si è concluso con la sua assoluzione completa ed esce dalla vicenda basata sui presunti illeciti negli appalti per la metanizzazione dell’isola.

Eppure si dovrebbe sapere che : ( dalla Treccani on line http://www.treccani.it/enciclopedia/presunzione-di-non-colpevolezza/ )

Nel diritto e nella procedura penale, la presunzione di non colpevolezza è il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria. In particolare, l’art. 27, co. 2, della Costituzione afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Tale principio risponde a due esigenze fondamentali: affermare la presunzione di innocenza e prevedere la custodia cautelare prima dell’irrevocabilità della sentenza. L’imputato, infatti, non è assimilato al colpevole fino al momento della condanna definitiva. Ciò comporta il divieto di anticipare la pena, mentre consente l’applicazione delle misure cautelari. Secondo la Corte costituzionale (sent. n. 124/1972) questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma soltanto «imputato». Tale regola è meglio precisata nell’art. 6, co. 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale «ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata». Sulla base di questo principio, l’onere di provare la reità dell’imputato incombe sulla pubblica accusa; mentre alla difesa spetta il compito di provare l’esistenza di fatti favorevoli all’imputato. In altre parole non è compito di quest’ultimo dimostrare la propria innocenza, che deve essere, appunto, presunta, bensì dell’accusa dimostrare la sua colpevolezza. Posta la presunzione di innocenza, per poter dichiarare pubblicamente che un individuo è colpevole è quindi necessaria la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che egli è il responsabile del reato, dimostrando che ne è stato effettivamente l’autore. Nelle ipotesi in cui la prova manchi, sia insufficiente o contraddittoria, il giudice dovrà emettere sentenza di assoluzione.

Per cui si dovrebbe avere un atteggiamento conforme a questo dettato Costituzionale e del Diritto Internazionale .

Invece è significativo l’articolo ,del 30 settembre 2012 , sul giornale “ peronista” Il Fatto Quotidiano dal titolo “ I cento parlamentari condannati, imputati, indagati o prescritti. “Sono cento i parlamentari condannati, imputati, indagati e prescritti che siedono tra Montecitorio e Palazzo Madama. Tocca a loro, per lo più macchiati da reati contro il patrimonio, votare la legge sulla corruzione.”

L’articolista fa di tutta l’erba un fascio : imputati e indagati equiparati a condannati e cioè , prima del processo , considerati già colpevoli di reati contro il patrimonio.

Già perché :

L’avviso di garanzia , disciplinato dall’art. 369 del codice di procedura penale, consiste in una comunicazione scritta inviata con lettera raccomandata dal Pubblico Ministero sia alla persona sottoposta alle indagini, sia alla persona offesa, e mira a garantire il diritto di difesa costituzionalmente garantito. Non è una condanna

Sui veleni di Travaglio

E’ girata sulla rete una intervista a Travaglio contenente un sacco di contumelie nei confronti di Renzi e i governi di centro sinistra che vorrei contestare punto per punto . E’ il veleno che il direttore   profonde per lisciare la pancia della massa enorme di disinformati soltanto incazzati , come strategia editoriale per vendere il suo giornale trash .

A suo dire sarebbero vittime del malgoverno di Renzi e Gentiloni i lavoratori Alitalia, Ilva e Almaviva, gli abbonati Rai e i clienti delle banche. Invece:

  1. Cosa c’entrano gli ultimi due governi con la brutta storia di Alitalia , azienda la cui crisi deriva da scelte strategiche sbagliate fatte da 20 anni ? La compagnia di bandiera , in stato prefallimentare per i debiti che aveva accumulato nelle varie gestione ( e ancora accumula ) , si sarebbe potuta salvare perché AirFrance-KLM fece un’offerta che prevedeva circa 3.000 esuberi su un totale di quasi 22 mila dipendenti. Le trattative furono lunghe e complicate e, nel 2008, l’accordo fu respinto dai sindacati e criticato da Silvio Berlusconi, che dopo poche settimane sarebbe diventato nuovamente presidente del Consiglio. Air France-KLM ritirò l’offerta e il suo posto venne preso da una cordata di imprenditori italiani, ribattezzata CAI, che non aveva quasi nessuna esperienza in fatto di compagnie aeree , aveva pochissimi soldi da investire nel rilancio della compagnia e , non a caso , riaccumulò nuovi debiti. Il risultato è che in dieci anni Alitalia ha perso la metà dei suoi dipendenti, scesi da 21 mila a poco più di 10mila ( ben più dei 3000 previsti nel piano industriale di Air France ) , ed è costata allo Stato italiano circa 5 miliardi di euro. Oggi , in realtà , è grazie ai prestiti fatti dai due ultimi governi , che l’azienda può continuare a funzionare in attesa di trovare finalmente un alleato a cui vendere Alitalia oppure liquidare la compagnia, vendendo al migliore offerente le sue singole parti.
  2. La vicenda ILVA è uno dei tanti esempi drammatici di conflitto tra lavoro e ambiente che a Taranto , dopo l’acquisizione dell’azienda da parte della cordata AmInvestco , il ministro Calenda cerca di risolvere in accordo e non contro lavoratori e i sindacati , come vorrebbe far intendere il nostro ” obiettivo” giornalista e cercando quanto prima di avviare il risanamento dell’ambiente che avvelena la popolazione della città .
  3. La vicenda Almaviva nasce dal fatto che l’azienda è danneggiata ( subisce perdite di due milioni di euro al mese ) dalla concorrenza degli altri call center che delocalizzano in Paesi extracomunitari dove si possono avvantaggiare di un costo del lavoro straordinariamente basso. La questione è un problema vero che il Ministero dello sviluppo economico ha cercato di risolvere proponendo alle parti una proroga della vertenza e un congelamento dei 2511 licenziamenti, in attesa di trovare un accordo sul recupero di produttività e sul contenimento del costo del lavoro necessari per far fronte alla concorrenza . La proposta aveva incontrato l’immediato favore dei sindacati e accettata dai lavoratori di Napoli . Rifiutata , invece ,da quelli di Roma , sono scattati i loro licenziamenti , dichiarati , in seguito , illegittimi dal Tribunale di Roma. Certo i lavoratori di Roma e la CGIL che hanno rifiutato i sacrifici salariali per mantenere il posto di lavoro , possono per ora aver ottenuto una vittoria , ma di Pirro perché il rischio di fallimento dell’azienda a questo punto, non è affatto da escludere e allora addio posto di lavoro.
  4. Non si capisce a che proposito Travaglio tiri in ballo gli abbonati RAI cui è stato ridotto l’abbonamento su iniziativa del governo. O forse perché critico con la nuova modalità di far pagare il canone in bolletta scovando , così , milioni di evasori ?.Dalla parte degli evasori ? La proposta della sua abolizione non mi trova d’accordo .
  5. I clienti risparmiatori delle banche potranno essere rimborsati dalle risorse previste dalle leggi di bilancio 2017 e 2018 approvate.Il bail in è una norma giusta per far smettere di accollare alla collettività i fallimenti bancari , responsabilizzare gli amministratori nella gestione e i risparmiatori che sottoscrivono azioni e obligazioni con troppa leggerezza che vanno opportunamente informati e non ingannati.
  6. La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della riforma Madia sulla Pa nella parte in cui prevede che l’attuazione della stessa, attraverso i decreti legislativi, poteva avvenire con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni o unificata. Secondo la Consulta, che si è pronunciata dopo un ricorso della Regione Veneto, è invece necessaria la previa intesa. La sentenza di incostituzionalità della riforma della PA della Ministra Madia era riferita alla illegittimità della procedura adottata .Per il resto nessuna illeggitimità di sostanza e così , adottata la procedura di intesa si può procedere alla attuazione delle riforma. Circa la Ministra Gelmini e la questione dei vaccini , Travaglio ha toccato il fondo allineandosi a quei poveretti che rifiutandosi di farli ai figli mettono in pericolo la salute della collettività e la loro stessa prole.
  7. La riforma Costituzionale bocciata è stata una occasione persa per rendere più razionali ed efficienti le nostre istituzioni .
  8. Sulla riforma della scuola si sono corretti degli errori così come si deve fare quando vengono riconosciuti , altro che il suo smantellamento .
  9. Del tutto falso affermare che il Jobs Act sforna precari e, senza incentivi, fa tremare un milione di assunti per finta”.Secondo il nostro giornalista causa l’abolizione dell’articolo 18 i nuovi assunti sarebbero dei prossimi “morituri” In realtà se si esamina il decreto legislativo seriamente e senza pregiudizio che istituisce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti , la reintegra nel posto di lavoro per licenziamento illegittimo è previsto ancora e là dove stabilisce ( cito il testo letterale) “Il giudice quando la dichiara la nullita’ del licenziamento perche’ discriminatorio ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto .” e   “ Esclusivamente nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro”. Qui Travaglio mostra di essere capzioso : gli assunti sono reali non per finta.
  10. Circa la valutazione di sostenibilità di un debito pubblico si deve far riferimento non al suo valore assoluto ( come fa l’incompetente ? o fazioso? giornalista) ma al suo rapporto con il PIL cioè alla grandezza che produce anche le entrate pubbliche per ripagarlo. Da questo punto di vista il debito pubblico dell’Italia , uno dei più alti del mondo dal 102,7% nel 2007 è aumentato al128,6% nel 2013 ( + 26%) e al 134,3% nel 2017 ( +5,7%), rallentando , durante i governi di centro sinistra ,decisamente la sua crescita . Ricordo poi , sempre esaminando la questione da questo punto di vista , che è stata la destra e la crisi ad accumulare il debito , mentre durante l’ultimo governo Prodi si era ridotto.
  11. Circa la crescita più bassa d’Europa , la disoccupazione più alta, il record negativo di investimenti esteri ricordo che: 1) la variazione del PIL è tornata comunque positiva soltanto da quando ha iniziato a operare il governo di centro sinistra , così come la disoccupazione in discesa 2) rimettere in sesto l’economia del paese è una gara dura perché l’Italia è in crisi strutturale e cresce meno degli altri paesi dagli anni 90 del secolo scorso   . 3)Travaglio non sa che lo stock di investimenti esteri in Italia in azioni e utili reinvestiti in attività produttive è aumentato da 22,5 miliardi nel 2013 a 29,1 nel 2016, come certificato da Banca d’Italia , altro che record negativo.
  12. Poi , a) gli 80 euro sono stati restituiti da chi in sede di dichiarazione dei redditi aveva superato il limite entro i quali se ne aveva diritto , la misura era ed è destinata al ceto medio . b) I testimoni ascoltati nelle audizioni della Comissione Parlamentare sulle banche hanno confermato ciò che la Ministra Boschi aveva detto in Parlamento e cioè di non aver mai fatto pressioni per cavare le castagne dal fuoco di Banca Etruria di cui il padre era vicepresidente .c) Il nuovo codice degli appalti è stato adottato in recepimento di una direttiva europea che ha lo scopo di semplificare e rendere flessibili le procedure , qualificare le stazioni appaltanti , aumentarne l’autonomia ecc. , per ridurre tempi , costi , rischi di corruzione quando si vogliono fare investimenti pubblici . Certamente gli apparati della pubblica amministrazione che non sono il massimo ( personale vecchio e poco propenso a cambiare )   stanno faticando a recepire le nuove norme giudicate comunque favorevolmente dagli esperti. Vedi i ritardi sulla forniture della casette ai terremotati   d) I governi di centro sinistra hanno ridotto le procedure di infrazione alle norme europee accumulate dagli altri.e) Il fiscal compact e il trattato di Dublino non sono stati votati durante i governi di centro sinistra : entrambi il PD li vuole superare , al contrario dei Cinque Stelle che al Parlamento hanno votato contro le nuove norme che superano il trattato.

Conclusioni: il travaglio di Travaglio ha partorito un mostro e sappiano gli incazzati-tifosi –disinformati e dalla razionalità limitata che , come raffigurato in una incisione di Goya , anche il sonno della ragione genera mostri.

La situazione economico-sociale del paese è migliorata o peggiorata con i Governi Renzi e Gentiloni

E’ tempo di elezioni e di bilanci : nella legislatura , appena terminata , la situazione economico-sociale è migliorata o peggiorata ? E cioè , rispetto al 2013 da quando nel febbraio 2014 è entrato in funzione il governo Renzi e rispetto al 2007/2008, prima cioè del lungo periodo della doppia crisi economica ( la prima provocata dallo scoppio della bolla finanziaria americana , la seconda dalla crisi greca e dei debiti pubblici nell’area euro con la comparsa dello spred) .
Per poter dare una risposta oggettiva non si può far ricorso che , ovviamente ( a cosa altro , altrimenti ? ) alle statistiche perché , se utilizzati correttamente , “ i numeri non mentono mai , a differenza degli umani “ . Così con l’aiuto dei dati di ISTAT (l’Istituto centrale di statistica italiano ) , di Banca d’Italia , di EUROSTAT ( l’Istituto di statistica dell’Unione Eu-ropea ) , dell’OCSE ( l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico dei paesi più sviluppati ) cosa emerge ?
Il confronto viene effettuato tra la media dei primi tre trimestri del 2007 con quella del 2013 e tra quest’ultima e quella del 2017 .
1. Il Prodotto interno lordo ( il reddito del paese ) è diminuito dell’8,7% , tra il 2007 e 2013 mentre è aumentato del 3,5% tra il 2013 e il 2017 , un recupero parziale ma significativo soprattutto perchè crescente , dal +0,1% del 2014 al +1,5% del 2017.
2. Il totale degli occupati è diminuito tra il 2007 e il 2013 del -2,9% e nel 2017 è aumentato del 3,7% . Tuttavia le ore lavorate diminuite nel primo periodo dell’8,8% sono state parzialmente recuperate con il 3,9% in più nel secondo ( parallelamente alla dinamica del PIL) . Non a caso così è aumentata l’incidenza degli occupati a orario parziale sul totale passati dal 13,5% del 2007 al 17,8% del 2013 al 18,8% del 2017. L’orario ridotto è stato anche imposto ad una parte crescente di costoro , essendo stato involontario per il 38,1% nel 2007 aumentato al 61% nel 2013 , poi rimasto stabile al 60,8% nel 2017. Forte è stato l’aumento del tasso di disoccupazione passato dal 5,9% nel 2007 al 12% nel 2013. Ma è ancora ad un livello elevato , seppure inferiore , nel 2017 : 11,2%.
3. Anche il reddito delle famiglie si è fortemente ridotto negli anni della crisi del 10,8% recuperato solo in parte tra il 2013 e il 2017 con una crescita del 3,8%. In conseguenza si sono ridotti i consumi per il -7,7% con un recupero del 5,2% tra il 2013 e il 2017. Per quanto riguarda la povertà assoluta ( una famiglia è ritenuta povera quando non ha le risorse per una spesa in consumi costituita da un paniere di beni ritenuti essenziali per una vita dignitosa ) gli individui in queste condizioni sono aumentati tra il 2007 e il 2013 dal 3,1% al 7,3% della popolazione e , in deciso rallentamento , al 7,9% nel 2016. Tuttavia va considerato che a partire dell’anno in corso diventa operativo il reddito di inserimento a sostegno delle famiglie in povertà e che , secondo l’ISTAT , le principali politiche redistributive del periodo 2014-2016 (bonus di 80 euro, aumento della quattordicesima per i pensionati e sostegno di inclusione attiva), operate dal governo hanno aumentato l’equità della distribuzione dei redditi disponibili nel 2016 (l’indice di Gini , che misura l’equità nella distribuzione del reddito , è passato dal 30,4 al 30,1) e ridotto il rischio di povertà (dal 19,2% al 18,4% della popolazione) . Si è verificato un miglioramento seppure modesto .
4. Un ultimo dato riguardo al debito pubblico dell’Italia , uno dei più alti del mondo : in rapporto al PIL dal 102,7% nel 2007 è aumentato al128,6% nel 2013 e al 134,3% nel 2017 , rallentando decisamente la crescita .
In conclusione a parere di chi scrive la situazione economico-sociale del paese è migliorata ma , come è stato giustamente detto , l’Italia seppure in ripresa , non sta ancora affatto bene.
Rimettere in sesto la baracca è una gara dura perché l’economia italiana soffre di debolezze strutturali che si porta dietro da decenni . La tremenda crisi ha dato un colpo terribile ad un organismo già debilitato.
Ad esempio , è significativo che , il differenziale della variazione del PIL dell’Italia rispetto all’aggregato di quello degli altri tre più importanti paesi europei , Germania,Francia e Spagna , ad eccezione del periodo 1960-1980 quando era positivo di 0,4 punti % , in seguito sia stato sempre negativo, dell’1,2% nel periodo 1990-1998 ,( prima dell’Euro ) , dello 0,8% ( nel periodo 1999-2007) , differenziale aumentato , negli anni della doppia crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani al meno1,5% . Sul versante dell’occupazione , analogamente , l’Italia da sempre ha sofferto di un tasso nettamente inferiore a quello degli altri paesi come Francia e Germania .
Prendendo in considerazione gli ultimi 25 anni , un periodo di cambiamenti epocali , perchè il declino e la crisi ? : il mondo , appunto , cambiava ma l’Italia non se ne accorgeva .Il mondo cambiava per due ragioni. La prima è che mutava la tecnologia dominante: dall’elettricità, che aveva prevalso per un secolo, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). La seconda è che, conseguentemente, partiva una nuova ondata di globalizzazione delle società e dei mercati, che vedeva protagonisti i paesi emergenti, in particolare la Cina. L’Italia non approfittava né dell’uno né dell’altro fenomeno, perché la sua struttura produttiva si era, da lungo tempo, frammentata ( ricordate la retorica de il piccolo è bello ) Tante piccole imprese non potevano essere capaci di trarre tutti i frutti di innovazione e di produttività offerti dalle nuove tecnologie e dall’avventurarsi su mercati lontani.

Pagare tutti per pagare meno

Come è noto dall’anno scorso il Canone Tv viene pagato dagli utenti attraverso la bolletta

elettrica .Così , se nel 2015 gli italiani che lo pagavano erano 16 milioni e 560mila nel 2016 sono aumentati del 34,2% a 22 milioni e 217 mila , una emersione di circa 5,6 milioni di posizioni prima ignote , un caso di successo nella lotta all’evasione fiscale . Gli incassi sono saliti da 1,8 miliardi del 2015 ai 2,2 miliardi del 2016. Uno sforzo che ha premiato i cittadini che lo pagano.

Le norme prevedono, infatti, una progressiva riduzione dell’onere per tutti. Se una parte di queste risorse viene indirizzata alla Rai, un’altra viene utilizzata per abbassare il costo dello stesso abbonamento: nel 2015 era di 114 euro ed è sceso a 100 euro l’anno scorso e a 90 euro nel 2017.

Morale della favola , pagare tutti per pagare meno non è uno slogan ma una possibilità concreta .

Fonte La Repubblica del 13 agosto 2017

L’ennesima ( avviene da quando è nata due secoli fa ) scissione della Sinistra ?

La scissione del PD sarebbe una sciagura che il popolo della sinistra non capirebbe e non potrebbe altro che causare il suo sconcerto e allontanarlo da entrambe le forze in campo rimaste. La storia insegna che fratture e lotte intestine hanno portato solo tragedie .

E’ dovere di maggioranza e minoranza scongiurarla : Renzi e Bersani datevi una mossa.

Vanno sciolti i nodi e sgombrato il campo dai temi su cui si è “apparentemente “ aperto il conflitto : i tempi del congresso e i tempi delle elezioni . Se è vero che in realtà le ragioni sono politiche e programmatiche si scelgano le sedi più opportune per confrontarsi , fare chiarezza coinvolgendo gli iscritti , il popolo della sinistra e il paese. A questo fine, per scongiurare il rischio che un congresso affrettato si trasformasse in un inutile teatro di scontro fra sordi , slogan e mozione degli affetti , saggiamente qualcuno aveva proposto che fosse meglio fare una conferenza programmatica . Una utile base di riflessione su contenuti concreti per preparare le prossime elezioni amministrative e ancor più perchè si creassero , poi ,le migliori condizioni affinchè il congresso si tenesse discutendo e dividendosi sul merito.Al contrario il congresso subito rischia di diventare una arena tra fazioni l’un contro l’altro armate. Sarebbe il modo per coinvolgere e chiarire agli iscritti e al paese le differenze e costringere tutti , maggioranza e minoranza , a confrontarsi su cosa si è fatto al governo e su cosa si propone per il futuro , che sono le vere ragioni delle divisioni, o almenno si spera sia così e non altro.

Riguardo le elezioni , quando andare , è giusto quanto detto dal segretario : devono decidere le istituzioni . Sulla base di cosa ? se posto correttamente cioè in termini istituzionali e non di convenienza politica la regola vorrebbe che la legislatura si interrompesse quando non ci sono più le condizioni , per il Governo e il Parlamento in carica , di svolgere le proprie funzioni e quando cioè non ci fosse più una maggioranza possibile e quando , quindi , il Presidente della Repubblica prendendone atto , decidesse di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni .Ci troviamo già in queste condizioni ? non sarebbe meglio verificarlo concretamente cercando di portare alla approvazione le tante leggi e molto importanti , ancora in gestazione in Parlamento ?.

Sono tanti i disegni di legge lì bloccati , approvati quasi tutti alla Camera , e fermi quasi tutti al Senato , alcuni anche da due anni :

sul Reato di tortura ,la Prescrizione e leIntercettazioni , sulla riforma del Processo Penale , sulla Cittadinanza , sulla Concorrenza , contro il Cyberbullismo,sul Conflitto d’interessi .

Forse la più urgente è la legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e dei servizi sociali per gestirli .Il disagio sociale nel paese è pesante e alimenta lo sfascismo delle forze populiste .Tra il 2007 e il 2015 il numero di individui in povertà assoluta ( che non dispone cioè di un paniere di beni per condurre una vita almeno dignitosa ) è aumentato da quasi 1,8 milioni (3,1% della popolazione ) a quasi 4,6 ( 7,6% della popolazione ) , di cui oltre 2 milioni nel mezzogiorno. Questo intervento che diventerebbe strutturale e per il quale è già in bilancio un miliardo ( ma ne occorerebbero di più ) ha bisogno della approvazione della legge per partire , ma andava avviato già al momento della nascita del governo .Una legge quindi molto importante che introdurrebbe un intervento di welfare presente in tutti i paesi dell’Unione Europea tranne il nostro (la Grecia lo ha introdotto recentemente ). Di tutti questi provvedimenti , ne ha bisogno il paese .

Ora questi disegni di legge sono bloccati per contrasti nella maggioranza e cioè tra il PD e il Nuovo Centro Destra. Una alleanza innaturale che , se si verificasse non più possibile , solo allora sì che andrebbe sciolta e sciolto il Parlamento ,come vogliono le procedure previste dalla nostra Costituzione. Il problema del congresso e delle elezioni , a parere di chi scrive , andrebbero sciolto in questo modo .

Insomma il terreno per trovare un compromesso ragionevole tra maggioranza e minoranza nel PD ci sarebbe .

p.s. anche il segretario del PD bdovrebbe fare uno sforzo maggiore per renderlo possibile .

Parola di chi , tre anni fa , si era definito renziano di ferro

I mille e 19 giorni del governo Renzi : ( 2 ) IL DISAGIO SOCIALE

Come si è visto nel primo articolo , nei mille e 19 giorni del governo Renzi lo sviluppo economico è stato anemico , riflettendosi sulla dinamica dell’occupazione.

I dati Istat mostrano che la perdita complessiva di occupati , verificatasi tra il 2007 e il 2013 , non è stata recuperata , nei mille giorni del governo Renzi ( tavola 1 ): il saldo 2007-2016 è pari a meno440 mila unità causato da oltre 1,5 milioni di unità a tempo pieno in meno , solo parzialmente compensate da un milione 1130000 occupati in più a tempo parziale. Al contempo questo saldo è dovuto a una dinamica differente tra lavoro dipendente e indipendente in quanto , quella dei primi è stata positiva recuperando la perdita del periodo 2007-2013 con 171000 unità in più ( Tavola 2 ) ma non sufficiente a compensare quella negativa degli occupati indipendenti ( -611.000 Tavola 3).

I dati relativi al lavoro dipendente ( tavola 2) per le cui assunzioni a tempo indeterminato dal 2015 e 2016 ha operato la decontribuzione degli oneri sociali, come incentivo , mostrano che se ne è verificato un recupero totale ( +239000 unità rispetto meno 197000 del periodo 2007-2013 ) , ma dovuto alla crescita degli occupati a tempo parziale ( tra il 2007 e il 2016 , in totale +838 mila , +44,3%) dato che dei quasi 844 mila occupati a tempo pieno in meno , ne sono stati recuperati solo 48mila ( il 5,6%) .

Questa dinamica complessiva di perdita di occupazione di lavoro dipendente e indipendente a tempo pieno e crescita a tempo parziale è comprovata dal dato sulle ore lavorate per occupato ( misura effettiva di lavoro e attività economica ) che sono diminuite del 6,1% nel primo periodo ( 2007-2013 ) e rimaste stabili tra il 2013 e 2016 : oltre ai licenziamenti si è fatto ampio ricorso sia alla cassa integrazione e sia alla trasformazione a tempo parziale dei contratti a tempo pieno .

Disaggregando i dati per i livelli ripartizionali , al NORD il recupero della occupazione dipendente totale[1] ( indeterminata più determinata ) a tempo pieno persa è stato molto più intenso della media nazionale e pari al 55,3% mentre la crescita del PART TIME è stato pari al 37,3% .Nel Mezzogiorno più modesto il recupero del tempo pieno , +11,4% e più consistente l’aumento del tempo parziale , +65,3%.

Disaggregando i dati per classi di età del lavoro dipendente risulta che il crollo dell’occupazione causa la crisi negli anni dal 2007 al 2013 si è concentrato in quelle più giovani , di 15-34 anni e 35-44 anni , un crollo non recuperato in seguito , anzi accentuatosi. Le classi di età più anziane hanno visto aumentare l’occupazione anche durante la crisi (tavole 4 ).

Un PIL che cresce poco consente una diminuzione modesta della disoccupazione .

E , infatti , la disoccupazione si è lievemente ridotta ed è ancora molto elevata quella giovanile e nel mezzogiorno ( tavola 5 ) .

Tassi di disoccupazione totale e di lunga durata ( da 12 mesi e più ) per classi di età , Italia

Tavola 5 Media dei primi tre trimestri per anno.( fonte ISTAT )

Tavola 6 Tassi di disoccupazione totale e di lunga durata ( da 12 mesi e più ) per classi di età per ripartizioni territoriali

Media dei primi tre trimestri per anno.( fonte ISTAT )

La tavola 7 mostra come sono variate nei due periodi , 2007-2013 e 2013-2016 le retribuzioni lorde orarie al netto dell’inflazione . Rispetto una variazione media complessiva quasi nulla nel primo ( +0,3%) e più sostenuta nel secondo ( +1,2%) , si è vericata una differenziarione tra i vari settori molto consistente( 6,6 e 2,4 le deviazioni standard ). A crescere di più sono state quelle di industria e costruzioni ( +9,1% e +4,0% 9,3% e 4,7% rispettivamente nei due periodi ). A diminuire quelle della Pubblica amministrazione ( -4,3% e -2,1%),e delle Attività Bancarie e Assicurative ( nel periodo 2007-2013 ) . Questo significa che chi ha mantenuto una occupazione stabile e con orario a tempo pieno ha beneficiato di retribuzioni crescenti anche nel periodo di crisi , al contrario di chi è stato licenziato , in cassa integrazione e di chi sé visto ridurre l’orario di lavoro . Come si è visto in precedenza i dati ISTAT hanno verificato che forte è stata la caduta dell’occupazione dipendente a tempo pieno tra il 2007 e il 2013 , molto parzialmente recuperata nel periodo successivo. Questo significa anche che buona parte delle assinzioni a tempo indeterminato che hanno beneficiato dello sgravo contributivo ( oltre 1,8 milioni secondo l’ INPS) sono state ad orario ridotto .

La fortissima diminuzione del PIL , l’aumento della disoccupazione e degli orari ridotti di lavoro , causa la crisi , ha fatto espodere la povertà assoluta .

La soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.

La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.

Tra il 2007 e il 2015 il numero di individui in povertà assoluta è aumentato da quasi 1,8 milioni (3,1% della popolazione ) a quasi 4,6 milioni di unità ( 7,6% della popolazione ) , di cui oltre 2 milioni nel mezzogiorno.

Tavola 8 Numero di individui in povertà assoluta e incidenza di povertà per ripartizione geografica

Anni 2007-2015 Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie

(valori in migliaia e percentuali)

 

Conclusioni

Come si è visto il livello degli occupati da lavoro dipendente permanente a tempo pieno nella media dei primi tre trimestri del 2016 è ancora molto al disotto di quello di prima della crisi di quasi 800000 unità ( tavola2 ) . E’ solo grazie ai contratti a tempo parziale che il livello di occupazione dipendente permanente del 2007 è stato recuperato seppure di poco ( 42000 unità ).Anche i contratti a termine sono aumentati superando il livello del 2007 solo grazie a quelli a tempo parziale.

Non a caso le ore lavorate per occupato dipendente sono cresciute di poco , rispetto il 2013 ,.+0,8%. ( tavola 9) .

Pare quindi che le decontribuzione del 2015 e 2016 per le assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato ( 1.824.558 ) abbiano sostenuto in buona parte la crescita di quelli ad orario ridotto ( ma i dati INPS non distinguono le assunzioni permanenti secondo l’orario ) . Nella dinamica del mercato del lavoro va poi considerato il flusso di assunzioni che hanno rimpiazzato i lavoratori pensionati , 286.000 nel 2015 e nei primi nove mesi del 2016.

Si è anche visto che nel 2015 è aumentata la povertà assoluta soprattutto nel mezzogiorno . Ora per far fronte a questo disagio sociale soltanto a partire dal 2 settembre 2016 si sono potute presentare le domande per essere ammessi a beneficiare del SIA, Sostegno per l’Inclusione Attiva, una misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico, condizionata all’adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure siano presenti un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertato . Il SIA rappresenta una sorta di “misura ponte” che anticipa, in versione ridotta, alcuni contenuti essenziali del Reddito di inclusione e altre misure sociali previsto dalla legge delega di contrasto alla povertà approvata alla Camera ma ferma al Senato ( aimè , povero referendum Costituzionale )

Si tratta di un provvedimento collegato alla legge di stabilità 2016 che avvia un intervento strutturale di contrasto alla povertà, per la prima volta in Italia , con risorse stanziata a tale scopo con un capitolo di spesa permanente nel bilancio dello Stato che prevede, per cominciare ., un miliardo di euro ogni anno. Si può però , a questo punto , chiedere a Renzi se non era il caso di prevedere questo intervento fin da subito all’inizio del suo governo , tralasciandone altri meno urgenti.

 

 

[1] I dati dei dipendenti a tempo indeterminato a tempo pieno e parziale disaggregati per ripartizioni territoriali non sono disponibili.

I mille e 19 giorni del governo Renzi : (1) il quadro economico

L’Italia migliora lentamente ma non sta bene : così ha detto qualche volta il Premier Matteo Renzi spendendosi incece “troppo spesso” nell’esaltazione del miglioramento che pure c’è stato, ma troppo modesto. Così , in un quadro economico sociale del paese ancora pesantemente in crisi è stato percepito falso l’ottimismo della volontà del premier. Ha scritto Stefano Folli su la Repubblica , il giorno seguente la assemblea del PD dopo il referendum del 4 dicembre : Renzi ha commesso l’errore di   “credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera”. Così , come ha scritto Piero David in Referendum: il “no” cambia da Nord a Sud su www.lavoce.info :

“ I risultati del referendum costituzionale sono legati più a ragioni politiche e sociali che a valutazioni sul merito della riforma: un segnale importante per le forze politiche. Analisi di un voto disomogeneo territorialmente e socialmente, influenzato dalla condizione occupazionale e reddituale. “ A conferma di questo assunto si possono citare i risultati di un sondaggio del 22 ottobre a cura di Tecnè .s.r.l. per Porta a Porta dove chi dichiarava di conoscere bene i temi referendari era soltanto il 17% degli intervistati mentre il restante 83% li conosceva per nulla o in maniera superficiale . E , al contempo , si può verificare la correlazione , statisticamente significativa , sul piano territoriale ( a livello di regioni e province ) , tra la maggiore prevalenza del NO alla riforma Costituzionale e dove è maggiore la condizione di disagio economico sociale .

Infatti , come è evoluto il quadro economico del paese nei mille e 19 giorni del governo Renzi ( tra il 22 febbraio 2014 e l’8 dicembre 2016 ) in confronto a quello del periodo di crisi , tra il 2007 e il 2013 ?

LA RIPRESA ECONOMICA DEBOLE

Il livello medio del PIL nei primi tre trimestri 2016 è cresciuto rispetto quello dei primi tre trimestri 2013 ( tra i più bassi ) dell’1,7% , ancora inferiore del 7,2% rispetto quello dell’analogo periodo del 2007 ( l’anno precedente l’ inizio della doppia crisi dei mutui subprime e del debito sovrano) .

Sul piano territoriale il PIL pro capite tra il 2007 e il 2013 è diminuito in misura maggiore nel mezzogiorno (-13%) rispetto il nord del paese (-10,2%) mentre nei due anni tra il 2013 e il 2015 è cresciuto in misura minore ( +0,4% vs 1,0%).Così il divario territoriale del PIL pro capite , già elevato nel 2007 con un   differenziale tra sud e nord , pari al 43,2% , nel 2015 è ulteriormente cresciuto al 45,3%.

Tav. 1 var.% PIL pro capite elaborazioni su dati ISTAT

Questa lenta ripresa è stata condizionata da diversi sviluppi sfavorevoli di natura esterna, quali la sensibile riduzione degli scambi con la Russia, il rallentamento dei mercati emergenti, gli attacchi terroristici in Europa e, più recentemente, il voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

A riprova si può considerare il confronto tra le previsioni macroeconomiche , per gli anni del periodo 2014-2016 , contenute nel primo documento programmatico del governo Renzi , il DEF 2014 , e gli sviluppi economici effettivi .

Come si può notare dalla tavola sottostante , la numero 2 , le previsioni sulle variazioni del commercio mondiale degli organismi internazionali (WTO) sono state smentite , nei tre anni , di 8,5 punti percentuali rispetto le effettive . . E’ ovvio che di questo scenario negativo , un paese come l’Italia , che ha sempre fondato lo sviluppo del PIL sulle esportazioni di merci ( nel 2015 il 40% della produzione industriale è stato esportato   ) e servizi ( le presenze turistiche degli stranieri incidono per la metà su quelle totali ) non poteva non risentirne . Infatti la crescita del PIL effettiva è stata inferiore alle previsioni di ben due punti percentuali . Tanto più che è bastato che il sistema si portasse ai ritmi di crescita appena positivi che il recupero delle importazioni azzerasse l’apporto in precedenza portato dalle esportazioni : il saldo tra la variazione delle esportazioni e delle importazioni , le esportazioni nette , ha portato un contributo negativo alla crescita del PIL ( nullo nel 2014 negativo nel 2015 , negativo nei trimestri del 2016 ad eccezione del terzo ) [1]. Va tenuto poi conto che lo sviluppo del PIL sarebbe stato ancora inferiore se il governo non avesse utilizzato la leva della spesa pubblica in deficit , grazie alle clausole di flessibilità riconosciute dalle regole europee che hanno permesso di rallentare il Piano di rientro di medio termine del debito pubblico che , non a caso , invece , è cresciuto . Infatti la tavola 2 mostra che l’indebitamento netto effettivo è stato superiore ( di 2,7 punti percentuali sul PIL ) a quello che era previsto nel DEF 2014 , cosicchè l’apporto alla crescita del PIL della spesa pubblica da meno negativo , nel 2014 e 2015 , di quanto ci si sarebbe dovuto aspettare , è stato positivo nei trimestri 2016 ( tavola 3 ).

Tavola 2 Elaborazioni su dati DEF 2014 , ISTAT , WTO

Tav. 3 Contributi delle componenti della domanda [2]alla crescita del Prodotto interno lordo

(elaborazioni su dati ISTAT)

Merita particolare attenzione il “ tormentone” circa gli effetti degli 80 euro di bonus fiscale in busta paga per i dipendenti che percepivano meno di 24.000 euro lordi l’anno , il primo provvedimento più significativo del governo Renzi che aveva , anche , lo scopo di sostenere la ripresa dei consumi e dell’economia. Tanti hanno negato sia stato efficace. Al contrario .

Intanto , secondo un’indagine commissionata da Conad e condotta da Nielsen presso il suo Consumer panel, nelle prime 40 settimane del 2015 le famiglie che hanno ricevuto gli 80 euro hanno speso l’1,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre quelle che non l’hanno ricevuto hanno continuato a tagliare la spesa (-0,3%) .

C’è stata , poi , la relazione annuale 2015 della Banca d’Italia dove si riportava una stima, basata sull’Indagine della stessa banca sulle famiglie italiane, in cui si concludeva “L’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia sul 2014 indica che il bonus fiscale per i redditi medio-bassi sarebbe stato consumato per circa il 90 per cento”.

Ci sono i dati ISTAT di contabilità nazionale sui contributi delle componenti della domanda alle variazioni del PIL trimestrale che mostrano , in concomitanza della entrata in carica del governo Renzi dal primo trimestre 2014 , un contributo diventato positivo ( mentre era negativo nei trimestri precedenti ) dei consumi delle famiglie ( senda colonna tavola 4 )

Tavola 4 Conto economico delle risorse e degli impieghi – anno di riferimento 2010)

Dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario ( elaborazioni su dati ISTAT )

continua

[1] Cioè la parte di PIL ( di produzione , di reddito ) guadagnata dal paese con le esportazioni non è sufficiente a compensare quella pagata all’estero per le importazioni ( ultima colonna tavola 3 ).

[2] La somma delle componenti è pari al PIL .