I mille e 19 giorni del governo Renzi : (1) il quadro economico

L’Italia migliora lentamente ma non sta bene : così ha detto qualche volta il Premier Matteo Renzi spendendosi incece “troppo spesso” nell’esaltazione del miglioramento che pure c’è stato, ma troppo modesto. Così , in un quadro economico sociale del paese ancora pesantemente in crisi è stato percepito falso l’ottimismo della volontà del premier. Ha scritto Stefano Folli su la Repubblica , il giorno seguente la assemblea del PD dopo il referendum del 4 dicembre : Renzi ha commesso l’errore di   “credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera”. Così , come ha scritto Piero David in Referendum: il “no” cambia da Nord a Sud su www.lavoce.info :

“ I risultati del referendum costituzionale sono legati più a ragioni politiche e sociali che a valutazioni sul merito della riforma: un segnale importante per le forze politiche. Analisi di un voto disomogeneo territorialmente e socialmente, influenzato dalla condizione occupazionale e reddituale. “ A conferma di questo assunto si possono citare i risultati di un sondaggio del 22 ottobre a cura di Tecnè .s.r.l. per Porta a Porta dove chi dichiarava di conoscere bene i temi referendari era soltanto il 17% degli intervistati mentre il restante 83% li conosceva per nulla o in maniera superficiale . E , al contempo , si può verificare la correlazione , statisticamente significativa , sul piano territoriale ( a livello di regioni e province ) , tra la maggiore prevalenza del NO alla riforma Costituzionale e dove è maggiore la condizione di disagio economico sociale .

Infatti , come è evoluto il quadro economico del paese nei mille e 19 giorni del governo Renzi ( tra il 22 febbraio 2014 e l’8 dicembre 2016 ) in confronto a quello del periodo di crisi , tra il 2007 e il 2013 ?

LA RIPRESA ECONOMICA DEBOLE

Il livello medio del PIL nei primi tre trimestri 2016 è cresciuto rispetto quello dei primi tre trimestri 2013 ( tra i più bassi ) dell’1,7% , ancora inferiore del 7,2% rispetto quello dell’analogo periodo del 2007 ( l’anno precedente l’ inizio della doppia crisi dei mutui subprime e del debito sovrano) .

Sul piano territoriale il PIL pro capite tra il 2007 e il 2013 è diminuito in misura maggiore nel mezzogiorno (-13%) rispetto il nord del paese (-10,2%) mentre nei due anni tra il 2013 e il 2015 è cresciuto in misura minore ( +0,4% vs 1,0%).Così il divario territoriale del PIL pro capite , già elevato nel 2007 con un   differenziale tra sud e nord , pari al 43,2% , nel 2015 è ulteriormente cresciuto al 45,3%.

Tav. 1 var.% PIL pro capite elaborazioni su dati ISTAT

Questa lenta ripresa è stata condizionata da diversi sviluppi sfavorevoli di natura esterna, quali la sensibile riduzione degli scambi con la Russia, il rallentamento dei mercati emergenti, gli attacchi terroristici in Europa e, più recentemente, il voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

A riprova si può considerare il confronto tra le previsioni macroeconomiche , per gli anni del periodo 2014-2016 , contenute nel primo documento programmatico del governo Renzi , il DEF 2014 , e gli sviluppi economici effettivi .

Come si può notare dalla tavola sottostante , la numero 2 , le previsioni sulle variazioni del commercio mondiale degli organismi internazionali (WTO) sono state smentite , nei tre anni , di 8,5 punti percentuali rispetto le effettive . . E’ ovvio che di questo scenario negativo , un paese come l’Italia , che ha sempre fondato lo sviluppo del PIL sulle esportazioni di merci ( nel 2015 il 40% della produzione industriale è stato esportato   ) e servizi ( le presenze turistiche degli stranieri incidono per la metà su quelle totali ) non poteva non risentirne . Infatti la crescita del PIL effettiva è stata inferiore alle previsioni di ben due punti percentuali . Tanto più che è bastato che il sistema si portasse ai ritmi di crescita appena positivi che il recupero delle importazioni azzerasse l’apporto in precedenza portato dalle esportazioni : il saldo tra la variazione delle esportazioni e delle importazioni , le esportazioni nette , ha portato un contributo negativo alla crescita del PIL ( nullo nel 2014 negativo nel 2015 , negativo nei trimestri del 2016 ad eccezione del terzo ) [1]. Va tenuto poi conto che lo sviluppo del PIL sarebbe stato ancora inferiore se il governo non avesse utilizzato la leva della spesa pubblica in deficit , grazie alle clausole di flessibilità riconosciute dalle regole europee che hanno permesso di rallentare il Piano di rientro di medio termine del debito pubblico che , non a caso , invece , è cresciuto . Infatti la tavola 2 mostra che l’indebitamento netto effettivo è stato superiore ( di 2,7 punti percentuali sul PIL ) a quello che era previsto nel DEF 2014 , cosicchè l’apporto alla crescita del PIL della spesa pubblica da meno negativo , nel 2014 e 2015 , di quanto ci si sarebbe dovuto aspettare , è stato positivo nei trimestri 2016 ( tavola 3 ).

Tavola 2 Elaborazioni su dati DEF 2014 , ISTAT , WTO

Tav. 3 Contributi delle componenti della domanda [2]alla crescita del Prodotto interno lordo

(elaborazioni su dati ISTAT)

Merita particolare attenzione il “ tormentone” circa gli effetti degli 80 euro di bonus fiscale in busta paga per i dipendenti che percepivano meno di 24.000 euro lordi l’anno , il primo provvedimento più significativo del governo Renzi che aveva , anche , lo scopo di sostenere la ripresa dei consumi e dell’economia. Tanti hanno negato sia stato efficace. Al contrario .

Intanto , secondo un’indagine commissionata da Conad e condotta da Nielsen presso il suo Consumer panel, nelle prime 40 settimane del 2015 le famiglie che hanno ricevuto gli 80 euro hanno speso l’1,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre quelle che non l’hanno ricevuto hanno continuato a tagliare la spesa (-0,3%) .

C’è stata , poi , la relazione annuale 2015 della Banca d’Italia dove si riportava una stima, basata sull’Indagine della stessa banca sulle famiglie italiane, in cui si concludeva “L’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia sul 2014 indica che il bonus fiscale per i redditi medio-bassi sarebbe stato consumato per circa il 90 per cento”.

Ci sono i dati ISTAT di contabilità nazionale sui contributi delle componenti della domanda alle variazioni del PIL trimestrale che mostrano , in concomitanza della entrata in carica del governo Renzi dal primo trimestre 2014 , un contributo diventato positivo ( mentre era negativo nei trimestri precedenti ) dei consumi delle famiglie ( senda colonna tavola 4 )

Tavola 4 Conto economico delle risorse e degli impieghi – anno di riferimento 2010)

Dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario ( elaborazioni su dati ISTAT )

continua

[1] Cioè la parte di PIL ( di produzione , di reddito ) guadagnata dal paese con le esportazioni non è sufficiente a compensare quella pagata all’estero per le importazioni ( ultima colonna tavola 3 ).

[2] La somma delle componenti è pari al PIL .