Dedicato agli indecisi che non sanno come votare al referendum Costituzionale di domenica 4 dicembre

Questa , che si propone qui , è una opinione , basata sull’analisi dei contenuti della riforma e non su pregiudizi politici o slogan elettoralistici :

Dopo 35 anni di tentativi falliti , con questa Riforma Costituzionale , si interviene sul sistema delle istituzioni del nostro paese per renderlo più efficiente , stabile , meno costoso e , attraverso nuovi istituti di democrazia dal basso, recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini che da tempo è indebolito e compromesso.

Interviene solo sulla parte organizzativa della Costituzione del 1948 ( gli articoli dal 55esimo al 139esimo ) e potrà , così , perseguire meglio l’attuazione dei suoi principi ( i primi 12 articoli ) e della sua prima parte ( articoli dal 13esimo al 54esimo ) quella sui diritti e i doveri dei cittadini . Così :

La riforma della Costituzione prevede il superamento del bicameralismo paritario .

Già nell’Assemblea Costituente molti ritenevano che la seconda camera sarebbe stata un inutile duplicato della prima, nonché «un’espediente procedurale per imbrigliare la prima Camera» . Così la riforma costituzionale istituisce un nuovo Senato con prerogative diverse rispetto quelle della Camera , di 100 componenti come organo rappresentativo delle Autonomie Locali perché i nuovi senatori saranno 74 consiglieri regionali , 21 sindaci capoluogo di Regione e non riceveranno alcuna indennità ( più cinque nominati dal Presidente della Repubblica che restano in carica 7 anni come lui ).

Non ha più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera.

La funzione legislativa sarà esercitata anche dal Senato solo per le leggi costituzionali, per le minoranze linguistiche, il referendum popolare, per le leggi elettorali, per i trattati con l’Unione europea e le norme sulle Autonomie Locali . In questo modo si avrebbe un grande guadagno nei tempi di approvazione delle altre leggi , che saranno di competenza della sola Camera . Ad esempio , secondo l’ analisi della sua attività legislativa , nell’attuale Parlamento ,con la riforma , si sarebbe ottenuta una riduzione di oltre il 90 per cento dei procedimenti bicamerali con un guadagno medio ,nei tempi di approvazione delle leggi di alcuni mesi ( si vedano le statistiche dei servizi studi di Camera e Senato ) .

Il nuovo Senato eserciterà sempre funzioni di controllo perché nei confronti della Camera potrà , se richiesto da un terzo dei suoi componenti , esaminare e proporre modifiche ai suoi atti e/o disegni di legge e perché ¸nei confronti del Governo , potrà valutare le politiche pubbliche , l’attuazione delle leggi , l’attività della pubblica amministrazione ecc.

La riforma Costituzionale rafforza e riafferma le prerogative degli organi di garanzia di difesa della Costituzione contro i possibili abusi da parte delle forze di indirizzo politico di maggioranza .

Infatti le riafforza perché prevede che , per l’elezione del Presidente della Repubblica , sia richiesta dalla quarta votazione in poi e fino alla sesta , non la maggioranza assoluta , come è adesso , ma una maggioranza superiore pari ai tre quinti degli elettori e , alla settima , pari ai tre quinti dei votanti , Fosse applicata la nuova legge elettorale maggioritaria ( ma sarà cambiata ) , i 340 seggi assegnati a chi vince le elezioni alla Camera , ovviamente , sarebbero insufficienti per eleggere il Presidente dato che ne vengono richiesti 430 ( il 96% dell’assemblea di 730 componenti , Camera più Senato , media dei votanti nelle elezioni dei 12 Presidenti della storia repubblicana ) ed è improbabile se non impossibile che i 100 senatori siano tutti della maggioranza ( i nuovi senatori vengono eletti con sistema proporzionale ).

Le riafferma perché gli articoli relativi alla Magistratura non vengono toccati , salvaguardando la separazione e indipendenza dei poteri , principio base della democrazia liberale ( Montesquieu) . Così, ad esempio , non viene modificata la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura dove i componenti eletti dal potere legislativo ( da Camera e Senato riuniti in seduta comene ) rimangono in numero minoritario rispetto quelli eletti dai magistrati ( solo 8 su 24 ) .

Le riafferma perchè prevede che , per eleggere i 5 componenti della Corte Costituzionale , tre da parte della Camera e due da parte del Senato , siano richiesti nelle prime tre votazioni i due terzi delle assemblee e nelle successive i tre quinti , cioè 378 voti alla Camera e 60 al Senato . Superiori ai 340 assegnati dall’Italicum e difficilente raggiungibili al Senato dove l’elezione dei nuovi senatori si fa con legge proporzionale . ( oggi , ad esempio, il PD, che pure governa 17 regioni su 20 , non supererebbe 50 senatori.

La riforma riafforza le garanzie perché ne introduce una ulteriore , dato che , le leggi elettorali potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimita’ da parte della Consulta , che è già previsto in questa legislatura per quella approvata .

L’accusa alla legge elettorale maggioritaria (l’Italicum , che dovrebbe essere modificata in base all’accordo interno al PD ) di consentire alla maggioranza e al governo , grazie al premio , di controllare gli organi di garanzia , instaurando una dittatura a danno dell’opposizione e del paese non ha alcun fondamento.

La riforma della Costituzione rende più incisiva , sviluppa ed estende la democrazia diretta e partecipata ai cittadini

La rende più incisiva perché:

La formulazione attuale dell’articolo 71 , non stabilisce che il Parlamento debba prendere obbligatoriamente in considerazione la proposta di legge di iniziativa popolare , ora divenuto obbligatorio dall’articolo 11 della riforma .

La sviluppa perché:

Introduce , come si auspica nel nostro paese , da molti anni , il referendum propositivo, là ove prevede « Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonche’ di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalita’ di attuazione ».

La estende perché:

In materia di referendum abrogativo prevede che , ove la proposta sia fatta da ottocentomila elettori , il quorum sia costituito dalla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Ad esempio dato che alle ultime elezioni politiche i votanti sono stati il 75,6% degli elettori , il quorum del referendum di aprile sulle trivelle , in questo caso , sarebbe stato pari al 37,8% +1 in luogo del 50%+1 che rimane nel caso la richiesta sia fatta da cinquecentomila elettori.

La riforma della Costituzione rivede l’ articolo 117 del TitoloV ridisegnando , secondo una logica più razionale , la attuale ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni sopprimendo il mostro giuridico della legislazione concorrente .

Una nuova categoria giuridica , introdotta nel 2001 attraverso la riforma del titolo V, che dava a questi due organi decisionali la condivisione , nella stesura delle leggi , nelle stesse materie. Ciò ha comportato la paralisi in decisioni importanti per il paese , causata da innumerevoli conflitti di competenza tra Stato e Regioni. La risoluzione di questo contenzioso ha rappresentato , in certi anni , oltre il 40% delle pronunce della Corte Costituzionale rispetto a quando nel 2002 , poco dopo la riforma del titolo V , era il 7% per cento. Entrando nel merito , alcuni esempi.

In materia di turismo le Regioni hanno sempre rifiutato una legge quadro nazionale che prescrivesse , tra le altre , norme che regolassero , ad esempio , lo standard delle strutture ricettive , in modo che gli albergi con le medesime stelle avessero servizi e infrastrutture di accoglienza omogenei su tutto il territorio nazionale , come parrebbe ragionevole .

E ancora , nei mercati globalizzati odierni ha senso che sia una Regione italiana a fare da sola , ad esempio, una missione in Cina per promuovere i propri prodotti turistici ? O , nel commercio estero , potrebbe essere più efficace ed efficiente una politica di marketing turistico di livello nazionale che , insieme a tutte le Regioni , promuova , il marchio del made in Italy.

In materia di porti e areoporti si è sviluppata una programmazione localistica , spesso priva di riferimento con le vere esigenze del mercato e deresponsabilizzata sul piano degli effettivi ritorni degli investimenti , non adeguatamente giustificati da valutazioni tecnico-economiche oggettive . Tali inefficienze , con spreco di risorse , hanno contribuito a determinare la perdita di competitività e di quote di mercato dei nostri porti , nei confronti dei sistemi portuali del nord Europa e del sud del Mediterraneo .

Che dire , poi , dello sviluppo disordinato dei numerosi areoporti piccoli e inefficienti ( 112 scali operativi di cui 90 per traffico civile ) , una palla al piede per tanti enti locali costretti a sobbarcarsi le copiose perdite di bilancio delle loro società di gestione.

Così , con la Riforma lo Stato si riappropria della legislazione esclusiva in tema di “disposizioni generali e comuni sul turismo” nonché su altri campi , come “infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione , porti e aeroporti civili, di interesse nazionale ed internazionale, commercio estero .

Questo non è il ritorno ad un centralismo statale burocratico ma è un intervento di razionalizzazione istituzionale che , nelle materie di cui si riapproppria , lo Stato dovrà coordinare e far partecipare le Regioni alla programmazione nazionale.

Tanto più che , con il nuovo Senato , anche per compensare questa perdita di potere , viene riconosciuto peso istituzionale accresciuto e centrale alle Regioni . .

La riforma della Costituzione riduce i costi delle istituzioni e della politica :

Si risparmiano le indennità attualmente corrisposte ai 315 senatori attuali perché il nuovo Senato sarà composto da 95 parlamentari che già le ricevono in quanto consiglieri regionali o sindaci .

Gli emolumenti dei Consiglieri regionali non potranno superare l’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione

Non potranno essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica dovranno provvedere all’integrazione funzionale delle amministrazioni parlamentari, mediante servizi comuni, l’impiego coordinato di risorse umane e strumentali e ogni altra forma di collaborazione .

Secondo stime effettuate da alcuni economisti , i risparmi , a seconda dei metodi utilizzati , potrebbero raggiungere , comprendendo anche quelli indiretti , più di 500 milioni di euro.

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito . C’è poco da scherzare : l’attuale aumento dello spread può continuare , potremmo pagare caro il no al referendum ( 3 )

Nel primo degli articoli della serie Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito si era segnalato il movimento in ascesa dei rendimenti dei Btp a 10 anni che , una decina di giorni fa, aveva toccato l’1,76%, un livello ancora estremamente contenuto, ma il più alto da 12 mesi . Nel secondo articolo   si era mostrato come si è formato il nostro debito pubblico di oltre 2200 miliardi di euro e come la pezza , prima del governo Monti ( pesantemente costato al paese , vedi la riforma Fornero delle pensioni , l’IMU , una nuova recessione ) e l’intervento della BCE di Mario Draghi , poi , abbiano continuato a tenere sotto controllo i mercati finanziari ed evitato che sui prestiti richiesti dallo stato si dovessero pagare interessi da usura..

La dipendenza del nostro paese dall’umore dei finanziatori , in specie internazionali è molto pesante . A luglio 2016 , del nostro debito pubblico 710,8 miliardi erano detenuti da banche , fondi di investimento , fondi pensione , assicurazioni ecc. stranieri .Per dare una idea della loro importanza si può confrontare questa cifra con i quasi 316 miliardi spesi nel 2015 per prestazioni sociali in denaro ( pensioni e assistenza sociale ). Se i mercati cominciassero a rifiutarsi di finanziare il nostro debito , un governo di emergenza dovrebbe chiedere un intervento di soccorso alla Commissione Europea ( Dio ce ne scampi ) oppure imporre un prestito forzoso agli italiani , una manovra fiscale lacrime sangue ecc.( do you remember Mario Monti ?).

Infatti nell’anno in corso sono in scadenza 184,5 miliardi di titoli a medio lungo termine e BOT ( titoli a breve ) per 115 miliardi , un ammontare totale di 299,5 miliardi che , attraverso aste di collocamento , il Tesoro ha rifinanziato , nei primi nove mesi del 2016 , con emissioni pari a 301,031 miliardi e facilmente , dato che la domanda superava l’offerta in media di 1,5-1,6 volte , con conseguenti rendimenti al minimo , anche negativi ( chi presta soldi allo Stato è disposto , cioè , a pagare ).

Risultati Collocamenti anno 2016 in miliardi di euro .

Elaborazione su dati Ministero del Tesoro , Bollettino trimestrale

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Ora , l’ammontare dei titoli di debito detenuti da non residenti è importante : in quota modesta nel 1989 , il 3,3 % dell’intero debito , è cresciuta fino al 41,1% nel 2006 , è crollata al 31,1% nel 2012 ( non a caso con la crisi dello spread ) è stato in leggera ripresa al 32,8% nel 2015

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I cosidetti investitori istituzionali stranieri , in specie i fondi pensione , sono diventati molto prudenti , in specie dopo le due crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani , a prestare soldi ai paesi con poca reputazione e la tavola sottostante mostra che , da agosto di quest’anno , i rendimenti di tutti i nostri titoli hanno invertito la discesa e da agosto sono in crescita. Il 14 novembre il rendimento del decennale è arrivato al 2%.

Titoli di Stato: rendimenti lordi a scadenza ( fonte novembre 2016 , L’economia italiana in breve , .Banca d’Italia )

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Nel primo articolo si evidenziava che molti analisti finanziari erano convinti che a pesare sul movimento in salita degli interessi sui titoli italiani , fosse il rischio di instabilità politica legata al referendum costituzionale. Molti investitori internazionali notano la crescita del “No” nei sondaggi e temono che una eventuale bocciatura della riforma possa aprire una nuova fase di incertezza simile a quella successiva alle elezioni del 2013. Uno scenario di relativa stabilità dopo il referendum dovrebbe invece limitare le ripercussioni negative sui titoli di Stato.”

E ancora ,si è potuto anche leggere sui giornali che Moody’s fa capire che abbasserà il rating ( la misura dell’affidabilità del paese ) italiano in caso di vittoria del no.

Nell’intervista a Repubblica del 14 novembre , poi , il governatore della Banca d’Italia non nasconde le preoccupazioni, in un momento in cui si materializza un altro pericoloso «combinato disposto »: la vittoria di Trump, il voto sulla riforma costituzionale, la crisi delle banche. Ignazio Visco afferma che se lui non sa quanto inciderà l’esito del referendum , nel mondo, però “è opinione diffusa che la vittoria del No potrebbe essere un problema e aggiunge anche che “ le riforme istituzionali vanno fatte in ogni caso”.

Una conferma dei timori per l’instabilità conseguente dalla bocciatura referendaria viene da un altro indicatore, i Credit Default Swap, le polizze assicurative che coprono dal rischio di default del “titolo sottostante”. I Cds sui Btp italiani sono saliti a quota 220 punti, contro i 123 della Spagna e i 42 della Germania. Un altro segnale viene dal saldo tra le entrate e le uscite dei flussi finanziari che a settembre per l’Italia è in rosso per 354 miliardi, quasi 135 miliardi in più del 2014. Il deflusso si deve al fatto che non sono solo gli investitori esteri ma anche quelli italiani a comprare meno titoli di quanti ne vendano . Infatti gli stessi operatori italiani vendono i nostri titoli di Stato e acquistano   titoli esteri . C’è , cioè , una chiara tendenza alla fuga di capitali dall’Italia.

Infine, è proprio dalla Bce che potrebbe arrivare la peggiore conseguenza per il nostro paese.

Il Quantitative easing scade a marzo 2017 e la Banca Centrale Europea dovrà decidere se proseguire nell’acquisto dei titoli , compresi quelli pubblici , un intervento che , fin d’ora , ha protetto dalla speculazione quelli italiani . Ma i tedeschi sono già sul piede di guerra , perché sono convinti che i tassi di interesse bassi danneggino i loro risparmiatori e potrebbero accusare il Presidente italiano Draghi di voler continuare il Quantitative easing per sostenere l’Italia .

Tanto più che ,all’estero , come si è detto , la riforma costituzionale viene considerata una ulteriore banco di prova della capacità dell’Italia di modernizzarsi .

È chiaro che , se vince il no , si aprirebbe una fase di incertezza che i mercati , già umorali come sono , non apprezzerebbero. Anche perché lo scenario sarebbe veramente di ingovernabilità: con gli schieramenti politici , di eguale peso elettorale ,divisi in tre poli , l’un contro l’altro armati .

l’Italia è appesa al rischio referendum.

fine

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito : per fortuna che c’è l’EURO ( 2 )

La storia inizia negli anni 80 .

Dal 49% [1]sul PIL nel 1980 il debito pubblico dell’Italia nel 2015 era pari al 134,1% , una crescita di 2,7 volte .

2-debito

Il grafico sottostante mostra come si è determinato : una spesa crescente non coperta dalle entrate ha comportato disavanzi annuali consistenti ( o indebitamento netto ) fino al picco nel 1985 del 12,1% del PIL. Sono gli anni della craxiana Milano da bere .

Così , la spesa per interessi come quota della spesa pubblica dal 10,9% nel 1980 aveva raggiunto l’apice nel 1993 pari al 22,5% . Analogo il trend sul PIL con il picco al 12,3% nel 1985 .

3-interessi-disav

Va notato che l’aumento del debito e della spesa per interessi hanno iniziato a decrescere dagli inizi degli anni 90 , in coincidenza con le manovre finanziarie dei governi Amato e Prodi , tese a ridurre il disavanzo per far fronte , la prima , alla crisi della lira nel settembre 1992 e per consentire , con la seconda , nel 2007 ,l’entrata dell’Italia nell’EURO . Da allora la spesa per interessi e l’indebitamento netto o disavanzo si sono sostanzialmente stabilizzati fino ad un ulteriore e progressivo calo negli ultimi anni. Il debito però ¸dopo essersi ridotto dal 114,3% sul PIL del 95 al 100,8 % nel 2007 , ha ripreso a crescere fino al 134,1 % nel 2015 .

In realtà questa ripresa del debito in rapporto al pil è dipesa , essenzialmente dal crollo di quest’ultimo determinatosi a causa della crisi 2008-2015 dacchè , se fosse invece cresciuto allo stesso ritmo annuale del periodo 2001-2007 pari al 3,2% medio annuo invece dell’effettivo 0,7% ( in termini nominali ) , il rapporto sarebbe aumentato di appena 6 punti percentuali invece dei 34 effettivi.

4-controfattuale

La riduzione della spesa per interessi può ben essere spiegata dal netto calo del rendimento dei titoli del Tesoro , in specie decennali , i BTP , che se era pari al 13% medio annuo nel 1991 , nel 2015 era pari all’1,7% ( grafico sottostante ).

5

Una prima conclusione che si può trarre , da quanto esposto in precedenza , in particolare dall’ultimo grafico , è che uno dei benefici dell’entrata dell’Italia nell’EURO è stato di poter pagare tassi di interesse sui prestiti pubblici più bassi . Infatti tra il 1992 e il 1996 lo spread medio tra i titoli di Stato a 10 anni Italiani e quelli tedeschi è stato di 392 punti base, mentre tra il 1997 (data in cui l’Italia è entrata nella fase finale di adozione dell’Euro) e il 2010 (ultimo anno prima della crisi ) lo spread è stato di 44 punti. Tra il 1992 e il 1998 il costo degli interessi è stato in media di 104,5 miliardi di Euro annui mentre la media successiva all’introduzione dell’Euro è stata di 65,4 miliardi , un risparmio di quasi 40 miliardi .

Seconda conclusione : le nostre castagne cavate dal fuoco dalla Banca Centrale Europea .

Nel 2011 , la esplosione della crisi dei debiti sovrani innestata dal disastro greco , manifestatasi in Italia con lo spread alle stelle ( 585 punti base ) , se da una parte ha costretto il governo Monti ad una manovra di consolidamenti fiscale lacrime e sangue per calmare i mercati finanziari , dall’altro ha indotto la Banca Centrale Europea ad una svolta nella politica monetaria sia , con interventi decisi sul mercato secondario[2] dei titoli pubblici sia concedendo liquidità illimitata ad un tasso di interesse , fino allo zero , alle banche per consentire loro finanziamenti all’economia dell’area euro in difficoltà.

Per ultimo , a dicembre 2015 , ha avviato il Quantitative easing con lo scopo primario di alzare il tasso di inflazione fino al 2% e di accelerare la crescita economica attraverso l’acquisto per 80 miliardi al mese di titoli pubblici sul mercato secondario e di obbligazioni di qualità elevata emesse da società non bancarie dell’area . Come mostra la tavola sottostante l’intervento della BCE ha drasticamente ridotto i rendimenti dei Buoni del Tesoro Poliennali che , per quelli di durata triennale , a settembre di quest’anno , erano , addirittura , pari a zero. E’ implicito che l’intervento della BCE garantisce , con l’enorme arsenale finanziario della banca centrale dell’area euro di cui dispone , di tagliare anche le unghie a qualsiasi tentativo di speculazione sui titoli pubblici dei paesi membri da parte di chicchessia.

Una garanzia per l’Italia che gli stupidi non hanno capito.

Buoni del Tesoro Poliennali ( fonte Banca d’Italia , L’economia italiana in breve n.114 ottobre 2016 ) Rendimenti lordi a scadenza. ( medie annuali e mensili)

6-tassi

continua

 

[1] Perché è significativo il rapporto del debito con il pil e non tanto il suo valore assoluto ? perché dà una misura della sua sostenibilità cioè della capacità di una economia di ripagarlo . Banalmente , un stesso debito di 100 è più sostenibile con un reddito di 200 che di 100.

[2] A differenza della FED americana , la BCE , per statuto , non può acquistare titoli pubblici sul mercato primario cioè alla emissione da parte di una Stato ma , soltanto , sul secondario dove si acquistano titoli da chi li ha già sottoscritti. Tuttavia , anche così , si ottiene lo stesso risultato : sostenere le quotazioni ed abbassare i rendimenti e così aiutare i bilanci pubblici ( per questo i tedeschi sono molto arrabbiati con Mario Draghi ) . Infatti il mercato primario e secondario sono come due vasi comunicanti dove le differenze nei prezzi di uno stesso titolo prima o poi si annullano attraverso il meccanismo del cosidetto arbitraggio . Infatti questo è un’operazione che consiste nell’acquistare un’attività finanziaria su un mercato rivendendola su un altro , sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto . Questi spostamenti contribuiscono , attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta ,al tendenziale riallineamento delle quotazioni tra mercato primario e secondario e quindi dei relativi rendimenti delle obbligazioni.

 

Referendum Costituzionale , Euro , Mercati finanziari , Spread , Finanza pubblica , Debito . Riecco lo Spread ( 1 )

Su La Repubblica del 2 novembre Ferdinando Giuliano ha scritto :

“Negli ultimi quattro anni, i governi italiani hanno convissuto con una piacevole certezza: i tassi d’interesse sul debito pubblico sono costantemente calati, liberando risorse nel bilancio anche in assenza di riduzioni significative della spesa primaria. Da qualche giorno, però, questa dolce discesa pare essersi arrestata.

I rendimenti sui Btp a 10 anni hanno toccato ieri l’1,76%, un livello ancora estremamente contenuto, ma il più alto da 12 mesi. Questi primi segnali non vanno sottovalutati: un’ulteriore risalita dei tassi d’interesse acuirebbe i già notevoli problemi di finanza pubblica dell’Italia, oltre a peggiorare la situazione complicata delle nostre banche, i cui bilanci sono ancora pieni di titoli di Stato.

Il motivo della ripartenza dello spread è in parte legato alle prospettive di crescita italiane, più deludenti di quelle spagnole o tedesche. A pesare è però anche il rischio di instabilità politica legata al referendum costituzionale. Molti investitori internazionali notano la crescita del “No” nei sondaggi e temono che una eventuale bocciatura della riforma possa aprire una nuova fase di incertezza simile a quella successiva alle elezioni del 2013. Uno scenario di relativa stabilità dopo il referendum dovrebbe invece limitare le ripercussioni negative sui titoli di Stato.”

Già tempo fa , un articolo sul sito degli economisti de lavoce.info si chiedeva :È più a rischio l’Italia o la Spagna? http://www.lavoce.info/archives/43285/e-piu-a-rischio-litalia-o-la-spagna/ e conteneva un grafico che mostrava lo spread tra Btp e Bonos , ossia il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quello dei titoli spagnoli che da negativo , ad aprile ha cominciato ad assottigliarsi , inaugurando un nuovo trend in questo 2016 .

In effetti come mostra la tavola sottostante sugli spread tra i titoli di stato dei principali paesi europei e quelli tedeschi se , il 20 giugno di questo anno , quello spagnolo era ancora più alto dei BTP, già ad agosto e poi il 31 ottobre era diventato più basso.

Spread con Bund tedeschi in punti base ( centesimo di punto percentuale )

http://www.ilsole24ore.com/finanza-e-mercati/obbligazioni.shtml?refresh_ce

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Che significa questo e cosa comporta per il nostro paese ? Il rendimento è il tasso di interesse che viene pagato dallo Stato per accendere un prestito.

Ora il rendimento di un titolo è legato al rischio ( è il premio al rischio , in gergo tecnico ) .Più il rischio è percepito alto più , chi acquista il titolo , pretende un interesse più alto . Rischio di cosa ? di non vedersi restituito il prestito ( ricordate i bond argentini ? [1]).

Ciò vuol dire che se il rendimento dei Btp è maggiore del rendimento dei Bonos l’Italia è percepita dai mercati come più rischiosa rispetto alla Spagna. L’articolo così proseguiva : “sembra quasi che gli operatori si siano abituati all’assenza di un governo in Spagna e che invece non riescano ad abituarsi alla presenza di un elemento di incertezza forte in Italia, com’è considerato dai più il referendum costituzionale del 4 dicembre “.

Questo termine spread che , a fine 2011 , gli italiani cominciarono a conoscere riporta alla mente un periodo nero della storia politica ed economica del nostro paese con i tassi di interesse dei BTP ad oltre il 7% , le dimissioni del governo Berlusconi sostituito da quello  Monti , la sua pesante manovra di consolidamento fiscale , (meno spesa pubblica e , soprattutto , più tasse ) , per convincere i mercati che il nostro enorme debito pubblico era sostenibile , che potevamo cioè ripagarlo . Fu così che , appena ripresa dalla crisi  innestata dei mutui subprime americani , causa quella manovra fiscale , subito dopo la nostra economia ripiombò nella recessione.

Vale la pena ricordare , aiutandoci con qualche numero , come siamo arrivati a quella crisi provocata dall’accumulazione del nostro debito pubblico.

 

continua

 

[1] Alla fine del 2001, il governo argentino , di fronte all’impossibilità di ripagare il debito, dichiarò lo stato di default ( fallimento ) sulla maggior parte del debito pubblico, per una quantità pari a 132 miliardi di dollari .