Un esempio di mala gestione di una banca locale: la CARIFE di Ferrara

Tra le quattro banche , coinvolte mesi fa nella crisi cui è stata data soluzione dal Governo e Banca d’Italia , c’era anche la Cassa di Risparmio di Ferrara .

Un istituto fondato nel 1838 che , negli ultimi tempi, ha vissuto un notevole sviluppo territoriale con l’ampliamento della rete operativa , l’apertura di filiali , sportelli , l’acquisizione di banche minori , l’implementazione di nuove attività ( leasing, factoring , gestione mobiliare ecc. ) soprattutto al di fuori del ferrarese ( è presente in ogni provincia della regione , in varie parti d’italia come Milano , Roma , Napoli ecc.).

Dell’istituto bancario ( ora nuova CARIFE per effetto della risoluzione della crisi ) è possibile esaminare I bilanci delle precedenti gestioni fino al 2012 e dai quali è possibile verificare la situazione di grave dissesto finanziario che si è venuto determinando   e che è progressivamente emersa , anche per le sollecitazioni agli amministratori da parte della Banca d’Italia (organo di vigilanza del sistema bancario ) per una maggiore trasparenza contabile .

Così nel 2012 la CARIFE registrava crediti deteriorati lordi pari al 33,1% degli impieghi verso la clientela di cui il 20,6% di sofferenze , ossia di crediti verso controparti insolventi . Una incidenza molto superiore a quelli medi dell’intero sistema bancario italiano di tre volte circa e molto superiore al 2006 quando le esposizioni deteriorate di CARIFE erano il 9,2% e le insolvenze il 3,5%. Non a caso nella misura in cui queste sono state svalutate e le perdite inscritte nei bilanci di esercizio , tra il 2007 e il 2012 si sono accumulati utili negativi per 228 milioni . Un indicatore dello stato di salute di una banca è il rapporto tra attività deteriorate nette e patriminio netto e se tale rapporto è maggiore di 1, significa che , nello scenario peggiore, in cui tutte le perdite potenziali si materializzano, la banca non è in grado di assorbirle con il proprio patrimonio : l’indicatore di CARIFE che era già 1,2 nel 2006 nel 2012 era schizzato a 2,6.

Certamente la eccezionale gravità della recessione , nel paese e a Ferrara , ha inciso pesantemente sulla qualità degli attivi anche delle banche italiane ma , nella fattispecie , come dimostrano quei dati particolarmente anomali , è stata palese la peculiare fragilità dell’ intermediario CARIFE , dovuta anche alla debolezze negli assetti di governo e nella qualità degli organi di amministrazione e controllo come denunciato nell’iniziativa “ Economia & Etica . La responsabilità sociale della banca locale per l’economia di un territorio : come una comunità si gioca una banca ultracentenaria in dieci anni .LA VICENDA CARIFE IN SEI PUNTI” a cura di Riccardo Forni Ordine dei giornalisti Emilia Romagna 10 Ottobre 2015 – Sala del Consiglio del Comune di Ferrara

I guai della Cassa vennero alla luce già nel 2009   con la relazione dei commissari della Banca d’Italia che imputavano agli amministratori scelte strategiche opinabili , controlli interni insufficienti, informazioni al Cda labili. Ed ancora, anomalie, scarsa trasparenza’ e operazioni commerciali azzardate . A proposito , significativo il coinvolgimento in investimenti immobiliari fallimentari (Milano Santa Monica e MiLuce , Acqua Marcia ecc. ) avviati tra il 2006 e il 2008 ,   costati diversi centinaia di milioni di euro di perdite , con risvolti giudiziari anche per truffe ai danni della stessa banca.

Così , a seguito della ennesima accertamento , mediante ispezione , di Banca d’Italia la CARIFE è stata commissariata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nel maggio 2013 .I commissari Bankitalia ( che hanno chiesto agli ex amministratori 309,5 milioni di danni , La nuova Ferrara 10 luglio 2015 ) non hanno più pubblicato i bilanci 2013 e 2014 ma è evidente che la situazione finanziaria di CARIFE , in seguito , sia ulteriormente peggiorata e irrimediabilmente compromessa . Secondo Banca d’Italia , poi , ( DECRETO SALVA-BANCHE: RISPOSTE ALLE 10 DOMANDE DEI RISPARMIATORI ) il tentativo di ricapitalizzazione sia ad opera degli azionisti , sia del Fondo Interbancario di Garanzia sui Depositi non si sono rivelati fattibili ( in quest’ulltimo caso per obbiezioni della Commissione Europea ) .

Tanto meno la liquidazione coatta amministrativa della banca in alternativa alla soluzione adottata , non avrebbe assicurato la continuità delle sue funzioni essenziali perchè , ad esempio , alle piccole imprese si sarebbe dovuto chiedere il rientro immediato dei prestiti loro concessi , pari , nel 2012 a due miliardi di euro , provocando ulteriori danni   all’economia ferrarese . I dati sottostanti , mostrano che Ferrara è stata quella , tra tutte le provincie della regione , che più ha pagato il lungo periodo della crisi ( dei muti subprime e del debito sovrano ) , tra il 2007 e 2014 . Pesanti sono stati il crollo del valore aggiunto (-16,1% rispetto il 6,6% di quelli regionale e -8,3% nazionale ) , della produzione industriale ( -25,1% vs 19% e 22%), dell’occupazione (-11,5% vs -2,1% e -4,1% ) , l’ aumento della incidenza delle sofferenze bancarie sugli impieghi ( +8,2 vs +6,6 e +5,7) e del tasso di disoccupazione ( +9,9 vs +4,5 e +6,6) . I dati statistici mostrano , cioè , un quadro economico sociale ancora peggiore di quello della media nazionale .

crisi ferrara

Certamente la soluzione adottata dalle Autorità , invece della sua liquidazione , ha assicurato la continuità operativa della banca e creato le premesse per il suo rilancio, nell’interesse dell’economia Ferrarese , in cui è insediata; ha tutelato i depositi , i conti correnti , le obbligazioni ordinarie di famiglie e imprese ; ha preservato tutti i rapporti di lavoro in essere . Per aiutare i detentori di obbligazioni subordinate , necessariamente sacrificate nell’operazione di risanamento ( al pari delle azioni ) , è stato stanziato , poi , anche denaro pubblico

Questa vicenda è un esempio di come la mala gestione di una banca , seppure piccola in rapporto a tutto il sistema economico italiano , avrebbe potuto sconvolgere una economia locale , già in notevoli difficoltà per la crisi . Ma è anche un esempio , al contrario di quanto è stato di moda dire in Italia per tanti anni , che “piccolo non è bello”.

Criticare norme che non esistono : il caso Scalfari (7)

Scalfari sulla Repubblica del 7 agosto ,nell’articolo “NEI GIORNI DEL PROSSIMO NOVEMBRE VORREI CANTARE LA MARSIGLIESE “ , ha scritto che con l’Italicum l’Italia non sarà più una repubblica parlamentare causa il premio del 40 per cento garantito al vincitore al primo turno .

A mio modesto avviso , nella sua furia iconoclasta antimaggioritaria ( e antirenzi), fa confusione perché , in realtà , non è il sistema elettorale maggioritario che fa venire meno il carattere parlamentare di una repubblica. Lo sarebbe se l’Italicum prevedesse l’elezione diretta del Presidente del Consiglio che avrebbe , così , il potere di sciogliere il Parlamento. L’Italia continuerà , invece, ad essere una repubblica parlamentare perchè il Governo dipenderà sempre dal volere del Parlamento e dovrà sempre presentarsi alla Camera per chiedere la fiducia , potrà essere sempre sfiduciato in qualsiasi momento dalla medesima . Sarà sempre il Presidente della Repubblica , in caso non si trovi una maggioranza, a firmare il decreto di scioglimento anticipato della Camera rinviando il paese alle elezioni .

Da questo punto di vista , né la riforma elettorale né tantomeno quella Costituzionale , attribuiscono nuovi poteri al governo, se non il diritto ad avere una corsia preferenziale e “a data certa” per la discussione in Parlamento di quei disegni di legge che ritiene essenziali per applicare il suo programma ( nuovo art.72 comma 6). Perciò , spiace , ma   Scalfari , per poter cantare la Marsigliese , a novembre , dovrà trovarsi un altro motivo più credibile

La legge elettorale per i Comuni è più maggioritaria dell’Italicum (6)

A chi ha voglia di pensare e faticare con il cervello propongo queste riflessioni sulla natura dei sistemi elettorali degli organi collegiali previsti , per la Camera , dal cosidetto Italicum e , per i Comuni con più di 15000 abitanti , dalla legge 81 del 1993.

TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’ORDINAMENTODEGLI ENTI LOCALI che recepisce la Legge 25 marzo 1993, n. 81 “Elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale

Articolo 73

Elezione del consiglio comunale nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti.

Comma 7 Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia.

comma 10 ……..Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi………

 

LEGGE 6 maggio 2015 Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati

Articolo 1

  1. e) accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il 3 per cento dei voti validi ………;
  2. f) sono attribuiti comunque 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi o, in mancanza, a quella che prevale in un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti, esclusa ogni forma di collegamento tra liste o di apparentamento tra i due turni di votazione;

Dal confronto tra le due leggi emerge che

  1. nella elezione degli organi collegiali è meno “ presidenzialista “ quella della Camera che non collega la attribuzione di seggi alla elezione dell’organo monocratico ( il Presidente del Consiglio è eletto e/o dimissionato dal Parlamento , da cui dipende .) a differenza di quella del consiglio comunale che è collegata alla elezione diretta del Sindaco che può scioglierlo dando le dimissioni.
  2. Nel sistema elettorale dei Comuni è ammesso l’apparentamentodelle singole liste a differenza di quello della Camera che lo esclude.

Ma le differenze finiscono qui perché entrambi i sistemi sono maggioritari ( in entrambi , chi conquista il 40% dei voti validi ottiene il premio ) e c ‘è lo sbarramento del 3 %.

A guardar bene poi il premio di maggioranza è molto superiore nel sistema elettotale comunale perché qui è pari al 20% ( 60% meno 40%) mentre alla camera è inferiore 14% ( 54% , la percentuale di 340 su 630 , meno 40% ) .

Ai soloni del diritto una domanda : perché la cagnara solo sull’Italicum e non anche sul sistema elettorale comunale ? Non mi si dica che la presunta violazione della democrazia nei comuni è meno grave di quella del paese. Che ci può essere una democrazia di serie A e una di serie B. Ai posteri l’ardua sentenza.

p.s. Massimo L. Salvadori su La Repubblica del 20 aprile 2016 scriveva. “Vengono in mente, nel guardare alle reazioni alla nostra riforma istituzionale ed elettorale, quelle che si ebbero in Francia con il passaggio dalla IV alla V Repubblica. I contrari (tra questi vi era anche Mitterrand) gridarono nientemeno che all’avvento del fascismo; ma in Francia non successe nulla di tutto ciò e Mitterrand, eletto presidente, si acquietò contento.”