A proposito di salute e sanità in Italia , Emilia Romagna e Ravenna ( parte prima)

La mortalità evitabile è un indicatore molto significativo basato sulle morti che intervengono prematuramente e dovute a cause che possono essere attivamente e efficaciemente contrastate dal sistema sanitario . Individua , cioè , la quota di decessi dovuti a cause contrastabili con strategie e interventi classificati in tre grandi categorie:

  1. prevenzione primaria , iniziative per lo più orientate agli stili di vita del singolo: lotta a tabagismo e alcolismo, educazione alla corretta alimentazione, sicurezza in casa e sul lavoro, e così via
  2. diagnosi precoce e terapia, con ricorso a strumenti efficaci per identificare e trattare tempestivamente malattie quali ad esempio i tumore della mammella dell’utero della donna , al retto , al colon.
  3. igiene e assistenza sanitaria , in particolare vaccinazioni, assistenza clinica, anche in termini di organizzazione e rapidità di intervento.

L’analisi quantitativa è limitata ai decessi avvenuti entro il 74° anno di vita secondo una accurata selezione delle cause di morte . La classificazione adottata è basata sulla principale letteratura scientifica italiana e internazionale e raccorda le singole cause codificate in ICD10 (International Classification of Diseases , classificazione internazionale delle malattie stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità ) alle categorie sopra indicate..

L’indicatore della mortalità evitabile è quindi un rilevante indicatore di politica sanitaria, perché permette oggettivamente di segnalare le situazioni più a rischio, di studiare contromisure e di verificare, nel tempo, il successo delle politiche intraprese. In sostanza è una misura dell’efficacia del Sistema Sanitario.

Come ogni strumento questa lettura va utilizzata in modo appropriato . In particolare ricondurre una causa di morte ad una specifica politica , porta a trascurare l’impatto delle altre politiche. Ad esempio , se è pur vero che un miglioramento degli stili di vita riduce significativamente la probabilità di una ischemia cardiaca, una politica di diagnosi precoce degli stati di rischio e una buona organizzazione della rete di pronto soccorso, dall’altro, contribuiscono , incontestabilmente , al miglioramento delle probabilità di sopravvivenza in caso di infarto .

Si deve inoltre tenere presente che in molti casi le politiche di contrasto possono avere effetti sulla riduzione della mortalità dilazionati nel tempo. In particolare gli investimenti più rilevanti e di maggior ritorno atteso, cioè le politiche volte a migliorare gli stili di vita o di riduzione del rischio,hanno bisogno di decadi per sviluppare il loro potenziale.

Su fattori di rischio o di protezione della salute , inoltre , che , ad esempio , possono derivare dagli stili di vita ( alimentazione , sedentarietà, incidentalità stradale , ecc.) il sistema sanitario non può influire direttamente ma di concerto con altre istituzioni . La responsabilità di una ASL è, comunque , decisiva nel segnalare e coinvolgerle in politiche di contrasto e prevenzione

L’elaborazione dei dati sulla mortalità di fonte ISTAT relativi ai trienni , 2011-2013 , 2008 -2010 e 2000-2002 è a cura di NEBO RICERCHE PA , specializzata nei settori della ricerca sanitaria ed economica che ha partecipato , a suo tempo , anche alla redazione di “ ERA Epidemiologia e Ricerca Applicata Atlante 2007 Mortalità evitabile per genere e ASL “ finanziato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute .

I dati qui proposti sono relativi alla totalità delle ASL del paese , di quelle dell’Emilia Romagna e di quella di Ravenna : progressi nella riduzione della mortalità evitabile si è verificata ad ogni livello territoriale , in particolare:

  • I giorni di vita perduti pro capite per mortalità evitabile , per tutte le cause , sia in Emilia Romagna che nell’ASL di Ravenna si colloca , ad eccezione del primo triennio , su livelli inferiori alla media delle ASL italiane ( 17,9 giorni a Ravenna vs 19,7 in Emilia Romagna e 20,5 media Italia ) e i progressi nel miglioramento sono stati più rapidi a Ravenna e in regione ( che ascendono nelle graduatorie nazionali ) . I giorni perduti di vita sono sempre superiori per i maschi rispetto le femmine.
  • I giorni perduti nell’ambito Igiene e Assistenza Sanitaria nell’ultimo triennio rispetto quello iniziale sono aumentati , seppure in misura leggera e dopo la loro riduzione rispetto il triennio intermedio, 2008-2010.
  • Lineare il miglioramento , invece , negli altri due ambiti , Prevenzione primaria e Diagnosi precoce e terapia.

1 morta

E’ intuitivo che la riduzione della mortalità evitabile aumenti la speranza di vita o vita media di una popolazione.

La speranza di vita alla nascita esprime il numero medio di anni che un bambino , che nasce in un certo anno di calendario , può aspettarsi di vivere. Ora tra il 2000 e il 2014 ( ultimo dato ISTAT disponibile ) la speranza di vita alla nascita è aumentata sia per i maschi che per le femmine , ma di più per i primi che per le seconde seppure queste vivano di più . Nella media italiana rispettivamente di 2,66[1] e 3,79 anni , in quella regionale di 2,30 e 4 anni , nell’ASL di Ravenna di 2,79 e 4,37 anni.

2 tavola sv

3 sv grafico FEMM

4 sv grafico M

Così la speranza di vita alla nascita , al netto dei decessi evitabili , quale orizzonte di riferimento per misurare la distanza tra l’età al decesso e l’aspettativa di vita ipotetica , potrebbe essere superiore , di 2,2 anni per le femmine e 4,4 per i maschi ( fonte NEBO RICERCHE PA elaborazioni su dati ISTAT 2013 ) .

In realtà con la cosidetta tavola di mortalità si calcola l’aspettativa di vita per ogni classe di età ( si veda sotto ) : ad esempio una maschio di 50 anni può vivere ancora 31,89 anni , una femmina 36,02 e , ancora , un maschio di 80 anni 8,42 , una femmina 10,28 ecc.

5 tavola sv completa2014 italia

La tavola sottostante di fonte Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico mostra che , tra i paesi più avanzati aderenti , l’aspettativa di vita alla nascita , sia nei maschi che le femmine , l’ Italia si collocava al quarto posto , ben prima di paesi come la Germania , la Francia ecc.

6 sv oecd

Continua

[1] Si fa presente che un decimo di anno è pari a 1,2 mesi ovvero a 36 giorni e mezzo circa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *