Riforma della Costituzione , gli Organi di Garanzia : i numeri non mentono mai , a differenza degli umani (3)

Il titolo VI della parte seconda della Costituzione , che reca la denominazione «Garanzie Costituzionali» , prevede e regolamenta dall’ articolo134 al 137 la Corte Costituzionale , quale organo di difesa della Costituzione contro i possibili abusi da parte delle forze di indirizzo politico di maggioranza .

Anche il Presidente della Repubblica ha prerogative di controllo del suo operato quando , in base all’articolo 74 , prima di promulgare una legge può , con messaggio motivato alle Camere , chiedere una nuova deliberazione.Tuttavia se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata . Molto più incisiva è , invece, la sua “influenza” sull’organo di garanzia per eccellenza , quale la Corte Costituzionale , di cui nomina un terzo dei 15 componenti ( comma 1 art.135)..

Ora , in proposito , il sito ufficiale del NO alla riforma della Costituzione chiede :

( La riforma ) Garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali? NO, perché mette gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza prodotta dal premio della nuova legge elettorale.

Allora affidiamoci ai numeri .

L’articolo 83 comma 3 vigente della Carta Costituzionale recita : “L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta “ La modifica prevista dalla riforma prevede , dopo il terzo scrutinio , la maggioranza dei due terzi , in luogo di quella assoluta dell’articolo vigente, ovvero più alta . Infatti la maggioranza assoluta dell’assemblea ( Camera e Senato in seduta comune pari a 730 componenti ) è pari a 366 mentre , quella qualificata dei tre quinti , è pari a 438. Questo quorum è ampiamente superiori ai 340 seggi riconosciuti dal cosi detto ITALICUM per chi vince le elezioni e soltanto se i 100 senatori , fossero tutti favorevoli alla maggioranza con i 440 voti complessivi questa riuscirebbe ad eleggere il Presidente ( per due voti). Una eventualità del tutto impossibile dato che il nuovo Senato è eletto con metodo proporzionale e così garantendo il più ampio pluralismo partitico possibile . Soltanto dal settimo scrutinio , il nuovo articolo 83 prevede che sia sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.E , se non ci fossero assenze e i votanti fossero pari ai 730 membri dell’assemblea , si tratterebbe sempre di una maggioranza richiesta di 438. Perché fossero decisivi i 340 seggi dell’ITALICUM dovrebbero partecipare al voto soltanto 560 dei 730 componenti l’assemblea , una assemblea decimata di 170 deputati e/o senatori da una misteriosa malattia virale ( ovviamente diffusa dagli untori della “falsa maggioranza “ dell’ITALICUM ma da cui , ovviamente , si sono resi immuni ). Un’altra possibilità per la maggioranza , dovrebbe vedere contemporaneamente solo 700 votanti e tutti i 100 senatori a lei favorevoli . Comunque la “si giri” l’ITALICUM , con i suoi 26 seggi di premio , non crea nessun regime autoritario. Per maggiore chiarezza , si veda la tavola sottostante.

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Come si scriveva , pocanzi , l’articolo 135 comma1 della Costituzione recita”La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.”

Ora la sua modifica non prevede più la nomina dei giudici in seduta comune , ma Camera e Senato ne eleggono , rispettivamente , tre e due . Secondo l’articolo 3 della Legge Costituzionale 22 novembre 1967, n. 2 per la elezione dei tre giudici da parte della Camera nelle prime 3 votazioni sono richiesti due terzi della assemblea cioè 420 e nelle successive votazioni tre quinti cioè 378 , più , quindi ,dei 340 seggi garantiti dall’ ITALICUM a chi vince le elezioni. Anche in questo caso l’Italicum non determina nessun stravolgimento delle Garanzie Costituzionali. La dittatura della maggioranza non si può dare perché questa , per eleggere gli Organi di Garanzia dovrà sempre trovare accordi con le opposizioni.

 

P.S.

La Riforma della Costituzione , introduce , un ulteriore elemento di Garanzia Costituzionale là dove modifica l’articolo 73 ( e il conseguente articolo 134 sulle prerogative della Corte Costituzionale ), prevedendo che :

“ Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro   promulgazione,   al   giudizio   preventivo   di legittimita’ costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge,

prima dei quali la legge non puo’ essere promulgata. La Corte Costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge.In caso di dichiarazione di illegittimita’ costituzionale, la legge non puo’ essere promulgata “.

Non solo , ma la legge di Riforma , all’articolo 39 comma 11 delle Disposizioni transitorie , prevede che già in questa legislatura , l’ITALICUM , possa essere sottoposto al giudizio di legittimità costituzionale della Corte , se richiesto da un quarto dei deputati o un terzo dei senatori.

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Il superamento del bicameralismo è nel DNA della sinistra italiana (2)

Dopo più di trentanni di fallimento nei lavori di tre commissioni bicamerali per le riforme costituzionali ( Commissione Bozzi 1983-1985 , Commissione De Mita/Iotti 1992-1994 , Commissione D’Alema 1997-1998 ) il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi nell’autunno di quest’anno sul testo di riforma costituzionale approvato dalle due Camere , dove si prevede , tra le a ltre modifiche , il superamento del bicameralismo paritario.

Come è possibile verificare dai resoconti delle sedute della Seconda Sottocommissione della Assemblea Costituente , in particolare di quella di venerdì 6 settembre 1946 , le sinistre ritenevano , già allora , più opportuno un sistema monocamerale che assicurasse una rappresentanza unitaria, senza frazionamenti e in accordo alle tesi rousseiane della indivisibilità della sovranità popolare . Sostenevano che la seconda camera sarebbe stata un inutile duplicato della prima, nonché «un’espediente procedurale per imbrigliare la prima Camera» come affermò   Nenni, nella seduta del 10 marzo 1947.

http://legislature.camera.it ( Assemblea Costituente –Commissioni per la Costituzione-Seconda Sottocommissione ) .

Così il PCI , negli anni successivi , continuò a riproporne il suo superamento , come il suo Segretario affermò : [1] “ E qui veniamo al risanamento dello Stato e a una riforma del funzionamento delle istituzioni pubbliche che sono esigenze ormai indifferibili. Siamo stati noi ad avanzare le proposte più decisamente innovative come quelle del superamento del bicameralismo, dell’efficienza e dei poteri dell’Esecutivo, della composizione e della stessa formazione dei governi, di uno sviluppo razionale del decentramento, dei criteri per le nomine negli enti pubblici in modo da dare spazio alle competenze e porre fine alle lottizzazioni.”

dalla Relazione introduttiva di Enrico Berlinguer al XVI Congresso del Pci, marzo 1983 (http://www.enricoberlinguer.org) .

L’Ulivo di Prodi si riproponeva lo stesso obbiettivo (www.perlulivo.it ):

tesi per la definizione della piattaforma programmatica de L’Ulivo

Tesi n° 4  

Una Camera delle Regioni

La realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento.

Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza.

Il numero dei Senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle Regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole.

Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle Regioni rappresentate.

I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell’attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali .

Come si può verificare , da quanto riportato in precedenza , il bicameralismo non è mai stato , sin dall’Assemblea Costituente , la posizione delle sinistre . Già Enrico Berlinguer ne propose il suo superamento nel lontano 1983 , superamento contenuto nel Programma dell’Ulivo del 1996 . Ora , la modifica da sottoporre a referendum confermativo popolare , riprende quella tesi nella sua interezza. Infatti :

  • Il nuovo Senato è la Camera rappresentativa delle Automie Locali
  • Non ha più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera.
  • I nuovi senatori saranno 100, 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori di nomina presidenziale. I membri del nuovo Senato saranno scelti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”, secondo le modalità che verranno stabilite con una legge che verrà varata entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma costituzionale. I nuovi senatori non riceveranno alcuna indennità supplettiva rispetto quella che spetta loro in quanto sindaci o membri del consiglio regionale , che non potrà superare quella attribuita ai sindaci dei comuni capoluogo di Regione
  • La funzione legislativa è esercitata dal Senato solo per le leggi costituzionali, per le minoranze linguistiche, il referendum popolare, per le leggi elettorali, per i trattati con l’Unione europea e le norme che riguardano le Autonomia Locali.
  • Avrà la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti ed entro 30 giorni

Stando così le cose , si otterrano anche recuperi di efficienza delle istituzioni , perchè:

  • Si ridurrano i costi del loro funzionamento perché i nuovi senatori non riceveranno alcuna indennità.
  • Si ridurrano i tempi dei lavori parlamentari per approvare le leggi , in quanto la Riforma Costituzionale ha modificato le prerogative del nuovo Senato .

Secondo i dati statistici i tempi medi di approvazioni delle leggi da parte del Senato nell’attuale legislatura hanno superato i tre mesi ( vedi tavola sotto) , che con il nuovo si ridurranno di molto.

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[1] Eppure all’interno del PD c’è chi , interrogato in proposito , elude la domanda ( intervista a Repubblica di Gianni Cuperlo domenica 22 maggio)

 

La riforma della Costituzione sviluppa ed estende la democrazia partecipata ai cittadini (1)

Tra le varie ragioni di rigetto del testo di Riforma Costituzionale , approvato dal Parlamento e sottoposto a referendum confermativo popolare , nella home page del sito del Comitato per il no ,ce ne è una ove si afferma , categoricamente , che ” Non amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini perchè triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare .

In realtà il testo della legge di Riforma Costituzionale ( vedi www.camera.it oppure www.gazzettaufficiale.it ) rende più incisiva e sviluppa la Democrazia partecipata ai cittadini.

La rende più incisiva perché:

  1. La formulazione attuale dell’articolo 71 , non stabilisce che il Parlamento debba prendere in considerazione la proposta di legge di iniziativa popolare. Ora l’articolo 11 della riforma lo prevede dato che « La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari »  Una aggiunta più che mai opportuna visto che , tra il 1979 ed il 2014 ( Wikipedia) sono state presentate 260 proposte alle Camere, ma solo il 43% di queste è arrivato ad essere discusso in Commissione parlamentare. Più che opportuno anche l’aumento a centocinquantamila del numero degli elettori proponenti , più congruo , proporzionato e autorevole rispetto ai cinquantamila stabiliti dalla Costituzione del 1948 , quando allora il corpo elettorale era di 26 milioni e oggi di oltre 50. Infatti , come mostra la tavola sottostante i 50.000 elettori che nel 1948 erano pari allo 0,017 del corpo elettorale ( 172 ogni 10.000) si sono ridotti allo 0,010 % ( 99 elettori ogni 10.000) di quello delle ultime elezioni . I 150.000 sottoscrittori indicati dalla riforma , lo 0,030% ( 296 ogni 10.000) del corpo elettorale dell’ultimo referendum , renderebbero la proposta di legge di iniziativa popolare anche più autorevole.

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La sviluppa perché:

2 Introduce , come si è sempre auspicato nel nostro paese per molti anni , il referendum propositivo, là ove prevede « Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché  di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalita’ di attuazione ».

3 Estende le forme di referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 , perché , oltre a riconfermare quella “ tradizionale “ , ove la proposta soggetta a referendum lo sia da ottocento mila elettori , prevede che “ e’ approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi dalla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati .La legge determina le modalita’ di attuazione del referendum “.Ciò equivale a ridurre il quorum perché nella storia delle elezioni politiche in Italia i votanti raramente hanno superato l’80% degli elettori. Alle ultime elezioni , ad esempio , ha votato il 75,2% degli aventi diritto. Nella tavola sottostante c’è una simulazione di quanto si sarebbe ridotto il quorum se la richiesta di referendum del 17 aprile fosse stata sottoscritta da 800.000 elettori ( e non , come è stato dalle Regioni) : quasi 6 milioni e trecentomila in meno.

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Insomma non esiste alcun “ scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini “ come affermano “Quelli del no”. Anzi , al contrario , la miseria e la falsità delle loro argomentazioni emerge con tutta evidenza , se si entra nel merito.

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La salute e la sanità in Italia , in Emilia Romagna e a Ravenna ( parte seconda )

Recentemente , sui media si è appreso che , secondo il rapporto Osservasalute 2015“ Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” in (www.osservasalute.it ) a cura dell’Istituto Superiore di Sanità e altri : “ Per la prima volta nella storia (almeno in quella delle rilevazioni statistiche), cala l’aspettativa di vita degli italiani. Chi è nato nel 2015 può aspettarsi di vivere, mediamente, 80,1 anni se maschio, 84,7 se femmina. E basta un anno a fare la differenza: i nati nel 2014 hanno davanti 80,3 anni se maschi, 85 se femmine “ ( La Repubblica 27 aprile 2016 ) . Non si può non osservare che , questi del 2015 , sono dati provvisori e quindi suscettibili di rettifica , ( come precisa il rapporto stesso ) , non è nota la fonte e/o la metodologia con i quali siano stati ottenuti ( i dati ISTAT sono fermi al 2014 ) , e che non è vero sia la prima volta ( come affermato dai media ) che è calata l’aspettativa di vita in Italia , dato che , in realtà , questo è già avvenuto per le femmine nel 2003 ( -0,42 anni ) e nel 2005 ( -0,05 anni) vedi http//: demo.istat.it in tavole di mortalità. Come hanno verificato diverse ricerche ( AUSL d i Ravenna , Dipartimento di Sanità pubblica , caldo e anziani . Mortalità in eccesso della popolazione anziana durante l’estate 2003. Il Progetto Argento a Modena ) il 2003 è stato l’anno della tremenda ondata estiva di calore che provocò un eccezionale surplus di decessi nelle persone anziane.

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Seppure non si possa fare a meno di sottolineare un certo eccesso di catastrofismo ( la presunta riduzione italiana di qualche mese è stata paragonata , addirittura , al crollo della vita in Russia di ben 5 anni , tra il 1988 e il 1994 , dopo la caduta del comunismo fonte OECD ,) è vero , tuttavia , che , ove confermati , questi dati potrebbero lanciare l’allarme sulla condizione della sanità , soprattutto in molte regioni meridionali ( ma non solo ) , dove la vita media è inferiore , la mortalità evitabile superiore ( l’indice della Campania rispetto quello dell’ Emilia Romagna , ad esempio , di quasi il 35% nei maschi , oltre il 26% per le femmine , nel 2013 ) , la stato della sanità e della vita , in questi anni di crisi , è stato ed è tuttora molto più precario. Ad esempio , “ nel 2013 nel Nord si osserva un valore della speranza di vita in buona salute di circa 5 anni superiore rispetto a quello del Mezzogiorno. Un nuovo nato nel 2013 al Nord, può contare di vivere almeno 61,3 anni di vita in buona salute se maschio e 58,8 se femmina, mentre nel Mezzogiorno gli anni si riducono rispettivamente a 56,3 per i maschi e a 54,6 per le femmine. Le differenze territoriali, già marcate negli anni precedenti, si sono acuite nel 2013. Infatti, i guadagni di anni di vita in buona salute hanno riguardato in misura minore il Mezzogiorno, sia per gli uomini che per le donne. In particolare le donne del Nord, con un trend sempre in aumento, in cinque anni guadagnano 2,9 anni in buona salute, poco più contenuto il guadagno delle donne del Centro (2,4), e degli uomini del Nord (2,5 anni), invece bassi e non significativi sono gli incrementi del Mezzogiorno “( ISTAT BES 2015).

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Così , come in tanti altri aspetti della società , l’economia , le istituzioni ecc. , è giusto mettere in evidenza che la media italiana anche nella sanità e nella salute è il risultato di performances molto differenti tra le regioni e , al loro interno , le stesse ASL .

Uno studio di qualche anno fa “LE DIFFERENZE REGIONALI NELLA GOVERNANCE DELLA SPESA SANITARIA WORKING PAPER n. 2 | 2011 “ a cura di CERM (www.cermlab.it/cerm/), con un modello econometrico, ha confrontato il grado di efficienza di spesa e di qualità dei sistemi sanitari delle Regioni italiane. Se tutte le Regioni si fossero posizionate sulla frontiera efficiente e avessero condiviso le stesse performance dell’Umbria , si sarebbero risparmiati oltre 12 miliardi di euro , equivalenti a circa lo 0,8% del Pil .

Così la ricerca , nel sommario , affermava: “I profondi gap di efficienza e di qualità tra Regioni hanno natura strutturale e trovano conferma impiegando metodologie di analisi diverse. Il Mezzogiorno è staccato dal resto d’Italia di ordini di grandezza che dimostrano l’urgenza delle riforme. Sono cinque le Regioni per le quali il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente acuto: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Per raggiungere il benchmark, la Campania dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare   la qualità di quasi il 90%. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76% .”( tavola sottostante )

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Nell’ultimo rapporto 2015 CERM ha determinato l’output-gap come misura del grado di adeguatezza delle prestazioni sanitarie erogate nelle singole Regioni e da questo punto di vista nelle regioni meridionali si osservano ancora , allo stesso tempo, i livelli più alti di spesa inefficiente e le esigenze più forti di innalzamento dei livelli quantitativi ( da qui le liste di attesa ) e qualitativi delle prestazioni offerte. Infatti in quelle regioni che hanno accumulato nel tempo importanti livelli di debito e che per questo sono state sottoposte ai piani di rientro , le stime mostrano che questi hanno avuto successo nel centrare l’obiettivo del contenimento della spesa pubblica a scapito, però, dei livelli delle prestazioni offerte, che nelle Regioni interessate da questi programmi sono diminuite , portando a un deterioramento dei servizi.

Che dire , poi , del recente studio “ Transparency international Italia “https://www.transparency.it/ a cura di Censis, Ispe e Rissc dove si documenta , con numeri e tabelle , che «la sanità italiana è il terreno di scorribande da parte di delinquenti di ogni risma, per l’enorme giro di affari che ha intorno », come ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone , in particolare nell’acquisto di beni e servizi e dove le liste d’attesa costringono in 2 milioni a pagare tangenti .

Su questi aspetti , in Emilia Romagna , invece , la Regione è corsa ai ripari , se è vero che :

  1. Qui opera , sin dal 2004 , INTERCENT-ER , Agenzia per lo sviluppo dei mercati telematici della Regione che ha il compito di ottimizzare, razionalizzare e semplificare la spesa per beni e servizi delle Pubbliche Amministrazioni del territorio regionale, attraverso la gestione di un sistema telematico di negoziazione (e-procurement), la centralizzazione degli acquisti, la standardizzazione della domanda e l’elaborazione di strategie di gara innovative. E’ la stazione appaltante per l’acquisto di beni e servizi cui le ASL sono tenute a rivolgersi obbligatoriamente . I risparmi documentati sono stati rilevanti.
  2. Più recentemente , poi , è stato attivato il Piano Regionale per la riduzione dei tempi delle liste di attesa ( delibera regionale luglio 2015 )   e di cui il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone ha chiesto informazioni. Un piano composto da diversi interventi, tra cui la riorganizzazione dei servizi e un nuovo tipo di programmazione, unito al reclutamento straordinario di 149 nuovi giovani professionisti . Nel 2015. , tutte le 42 prestazioni monitorate hanno superato la soglia del 90 per cento di rispetto dei tempi ( 30 giorni per le visite specialistiche , 60 per gli interventi e esami diagnostici ) , toccando complessivamente il 97 per cento.

Fine

A proposito di salute e sanità in Italia , Emilia Romagna e Ravenna ( parte prima)

La mortalità evitabile è un indicatore molto significativo basato sulle morti che intervengono prematuramente e dovute a cause che possono essere attivamente e efficaciemente contrastate dal sistema sanitario . Individua , cioè , la quota di decessi dovuti a cause contrastabili con strategie e interventi classificati in tre grandi categorie:

  1. prevenzione primaria , iniziative per lo più orientate agli stili di vita del singolo: lotta a tabagismo e alcolismo, educazione alla corretta alimentazione, sicurezza in casa e sul lavoro, e così via
  2. diagnosi precoce e terapia, con ricorso a strumenti efficaci per identificare e trattare tempestivamente malattie quali ad esempio i tumore della mammella dell’utero della donna , al retto , al colon.
  3. igiene e assistenza sanitaria , in particolare vaccinazioni, assistenza clinica, anche in termini di organizzazione e rapidità di intervento.

L’analisi quantitativa è limitata ai decessi avvenuti entro il 74° anno di vita secondo una accurata selezione delle cause di morte . La classificazione adottata è basata sulla principale letteratura scientifica italiana e internazionale e raccorda le singole cause codificate in ICD10 (International Classification of Diseases , classificazione internazionale delle malattie stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità ) alle categorie sopra indicate..

L’indicatore della mortalità evitabile è quindi un rilevante indicatore di politica sanitaria, perché permette oggettivamente di segnalare le situazioni più a rischio, di studiare contromisure e di verificare, nel tempo, il successo delle politiche intraprese. In sostanza è una misura dell’efficacia del Sistema Sanitario.

Come ogni strumento questa lettura va utilizzata in modo appropriato . In particolare ricondurre una causa di morte ad una specifica politica , porta a trascurare l’impatto delle altre politiche. Ad esempio , se è pur vero che un miglioramento degli stili di vita riduce significativamente la probabilità di una ischemia cardiaca, una politica di diagnosi precoce degli stati di rischio e una buona organizzazione della rete di pronto soccorso, dall’altro, contribuiscono , incontestabilmente , al miglioramento delle probabilità di sopravvivenza in caso di infarto .

Si deve inoltre tenere presente che in molti casi le politiche di contrasto possono avere effetti sulla riduzione della mortalità dilazionati nel tempo. In particolare gli investimenti più rilevanti e di maggior ritorno atteso, cioè le politiche volte a migliorare gli stili di vita o di riduzione del rischio,hanno bisogno di decadi per sviluppare il loro potenziale.

Su fattori di rischio o di protezione della salute , inoltre , che , ad esempio , possono derivare dagli stili di vita ( alimentazione , sedentarietà, incidentalità stradale , ecc.) il sistema sanitario non può influire direttamente ma di concerto con altre istituzioni . La responsabilità di una ASL è, comunque , decisiva nel segnalare e coinvolgerle in politiche di contrasto e prevenzione

L’elaborazione dei dati sulla mortalità di fonte ISTAT relativi ai trienni , 2011-2013 , 2008 -2010 e 2000-2002 è a cura di NEBO RICERCHE PA , specializzata nei settori della ricerca sanitaria ed economica che ha partecipato , a suo tempo , anche alla redazione di “ ERA Epidemiologia e Ricerca Applicata Atlante 2007 Mortalità evitabile per genere e ASL “ finanziato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute .

I dati qui proposti sono relativi alla totalità delle ASL del paese , di quelle dell’Emilia Romagna e di quella di Ravenna : progressi nella riduzione della mortalità evitabile si è verificata ad ogni livello territoriale , in particolare:

  • I giorni di vita perduti pro capite per mortalità evitabile , per tutte le cause , sia in Emilia Romagna che nell’ASL di Ravenna si colloca , ad eccezione del primo triennio , su livelli inferiori alla media delle ASL italiane ( 17,9 giorni a Ravenna vs 19,7 in Emilia Romagna e 20,5 media Italia ) e i progressi nel miglioramento sono stati più rapidi a Ravenna e in regione ( che ascendono nelle graduatorie nazionali ) . I giorni perduti di vita sono sempre superiori per i maschi rispetto le femmine.
  • I giorni perduti nell’ambito Igiene e Assistenza Sanitaria nell’ultimo triennio rispetto quello iniziale sono aumentati , seppure in misura leggera e dopo la loro riduzione rispetto il triennio intermedio, 2008-2010.
  • Lineare il miglioramento , invece , negli altri due ambiti , Prevenzione primaria e Diagnosi precoce e terapia.

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E’ intuitivo che la riduzione della mortalità evitabile aumenti la speranza di vita o vita media di una popolazione.

La speranza di vita alla nascita esprime il numero medio di anni che un bambino , che nasce in un certo anno di calendario , può aspettarsi di vivere. Ora tra il 2000 e il 2014 ( ultimo dato ISTAT disponibile ) la speranza di vita alla nascita è aumentata sia per i maschi che per le femmine , ma di più per i primi che per le seconde seppure queste vivano di più . Nella media italiana rispettivamente di 2,66[1] e 3,79 anni , in quella regionale di 2,30 e 4 anni , nell’ASL di Ravenna di 2,79 e 4,37 anni.

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Così la speranza di vita alla nascita , al netto dei decessi evitabili , quale orizzonte di riferimento per misurare la distanza tra l’età al decesso e l’aspettativa di vita ipotetica , potrebbe essere superiore , di 2,2 anni per le femmine e 4,4 per i maschi ( fonte NEBO RICERCHE PA elaborazioni su dati ISTAT 2013 ) .

In realtà con la cosidetta tavola di mortalità si calcola l’aspettativa di vita per ogni classe di età ( si veda sotto ) : ad esempio una maschio di 50 anni può vivere ancora 31,89 anni , una femmina 36,02 e , ancora , un maschio di 80 anni 8,42 , una femmina 10,28 ecc.

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La tavola sottostante di fonte Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico mostra che , tra i paesi più avanzati aderenti , l’aspettativa di vita alla nascita , sia nei maschi che le femmine , l’ Italia si collocava al quarto posto , ben prima di paesi come la Germania , la Francia ecc.

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Continua

[1] Si fa presente che un decimo di anno è pari a 1,2 mesi ovvero a 36 giorni e mezzo circa.