Elezioni amministrative 2016 in Comune di Ravenna : quer pasticciaccio brutto de la monnezza , un regalo alle opposizioni

La storia delle elezioni locali nei Comuni della provincia di Ravenna ha mostrato , quasi sempre , l’incosistenza programmatica delle opposizioni alle giunte di sinistra o centro sinistra anche perché , queste , sono sempre state , come cantava Lucio Dalla : “amministrazioni niente male “ Ora a ridosso delle elezioni per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale del Comune capoluogo di Ravenna è stata offerto , ai partiti di opposizione , su un piatto d’oro , l’argomento principe per la loro campagna elettorale contro il PD: la multiutilities Hera di proprietà pubblica ha affidato , con appalto al massimo ribasso , il servizio di smaltimento rifiuti ad una società milanese che , ( da tempo sembra navigasse in pessime acque ) , ha lasciato il territorio comunale sommerso di rifiuti , roba da far invidia a Napoli. Se ovvia è , in primis , la ir-responsabilità di Hera e delsuo Consiglio di Amministrazione , grave la responsabilità politica del Comune proprietario della società . Detto da un scritto al PD , prima che finisca male :  anche a Ravenna c’è bisogno di “rottamazione ”

L’occupazione dipendente a Ravenna ai tempi del JOBS ACT

Il Settore Formazione, Lavoro, Istruzione e Politiche Sociali della Provincia di Ravenna in collaborazione con Servizio Statistica pubblica mensilmente un report sul Mercato del lavoro locale . L’elaborazione si basa su un modello di lettura del mercato del lavoro messo a punto dal Servizio Statistico che consiste nel ricostruire la serie storica di stock dell’occupazione dipendente nelle imprese dei settori privati extragricoli attraverso l’aggiornamento mensile di quello   rilevato dai Censimenti dell’industria e servizi dell’ISTAT ( ottobre 2001) con i dati di flusso di tutti i movimenti (saldo avviamenti-cessazioni, comprese proroghe, trasformazioni) derivanti dalle comunicazioni obbligatorie ai Centri per l’impiego effettuate da parte delle imprese che hanno sede in provincia di Ravenna. Attraverso questi elaborati (vedi http://www.provincia.ra.it/Argomenti/Statistica-Studi-e-Ricerche ) si è tentato di verificare gli effetti   sul mercato del lavoro dipendente ravennate dei tre provvedimenti promossi dal Governo Renzi e cioè :

  1. Dalla legge 16 maggio 2014, n. 78 “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese.” In particolare in materia di lavoro a tempo determinato e apprendistato.
  2. Dalla LEGGE 10 dicembre 2014, n. 183 ( Jobs act) in particolare in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro .
  3. Dalla Legge 23 dicembre 2014, n.   190 ( legge di stabilità 2015 ) che prevede l’esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato

Il grafico sottostante mostra che la variazione % dell’occupazione dipendente è stata sempre negativa nel periodo gennaio 2014 settembre 2015 , ma sempre meno ,fino ad azzerarsi ad ottobre e avere un balzo positivo nei mesi di novembre e dicembre 2015.

Grafico 1

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Pesante è stata la riduzione dell’occupazione in edilizia , fin quasi al meno 10% nel 2014 , che tuttavia si è molto ridimensionata , con variazione tornata positiva nel mese di dicembre 2015 ( +0,6%). Analogo il trend nell’industria tornato positivo a dicembre ( +1,6%) Già dal mese di agosto , invece, nel terziario si è registrato l’aumento della occupazione.

Grafico 2

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La legge di stabilità 2015 ha previsto la riduzione dei contributi sociali ( fino ad un massimo di 8060 euro annuali ) per tre anni degli assunti con contratto a tempo indeterminato.

Come da Circolare applicativa INPS n. 17 del 29/01/2015 l’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ancorché in regime di part-time, con l’eccezione dei contratti   di:

  1. a)  apprendistato;
  2. b)  lavoro domestico.
  3. c) lavoro intermittente o a chiamata

Nel novero delle tipologie contrattuali incentivate rientrano anche :

  1. il lavoro ripartito o job sharing a tempo indeterminato
  2. il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato instaurato in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro ai sensi della legge n. 142/2001.
  1. c) il rapporto a scopo di somministrazione a tempo indeterminato

Come mostra il grafico sottostante ¸ con un certo ritardo rispetto la entrata in vigore della incentivazione , dal mese di maggio si è innestata una crescente variazione positiva degli occupati a tempo indeterminato ( +3655 nel mese di dicembre 2015) mentre negativa è stata la variazione di quelli a tempo determinato .

Grafico 3

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La tavola sottostante mostra che il 60% delle assunzioni con contratto a tempo indeterminato è riferito a lavoratori che in precedenza erano occupati in somministrazione , a tempo determinato o disoccupati.

Tavola 1 Ultima precedente occupazione dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Periodo gennaio-dicembre 2015 – distribuzione %

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La tavola sottostante mostra che la maggiore variazione tra il 2014 e il 2015 delle assunzioni a tempo indeterminato (+139,9%) si è verificata nelle classi dei età giovanili fino a 29 anni.

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IL CONTRATTO IN SOMMINISTRAZIONE

l contratto di somministrazione di lavoro è un particolare contratto di lavoro subordinato che coinvolge tre soggetti:

il somministratore (un soggetto autorizzato come le agenzie di somministrazione),

l’utilizzatore,

il lavoratore.

Il lavoratore è assunto dal somministratore, ma viene inviato a svolgere la propria attività presso l’utilizzatore (c.d. missione).

Questo tipo di rapporto prevede quindi due contratti:

un contratto di somministrazione, di natura commerciale, tra l’utilizzatore e il somministratore;

un contratto di lavoro tra il somministratore e il lavoratore che può essere a tempo determinato o indeterminato.

Anche il contratto di somministrazione ( o interinale o in affitto ) a tempo indeterminato pare avere beneficiato dell’incentivo della legge di stabilità : il grafico indica che a partire da gennaio 2015 si registra un aumento progressivo degli gli occupati permanenti con questa tipologia contrattuale.

Grafico 4

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IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO

Il grafico 5 sottostante mostra l’andamento degli occupati con contratto di apprendistato nei mesi dal gennaio 2014 al dicembre 2015. Il periodo negativo di contrazione dei primi mesi del 2014 è seguito da uno positivo nel resto dell’anno che poi tende ad esaurirsi nel 2015. E’ probabile che la spinta positiva sia dovuta al provvedimento promosso dal Governo Renzi ( legge 16 maggio 2014, n. 78) che ha   semplificato gli adempimenti a carico delle imprese in materia di apprendistato. Il suo esurirsi può essere dovuto all’incentivazione in vigore dal 1 gennaio 2015 del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti   che lo farebbe preferire a quello di apprendistato diventato meno conveniente. Al fine di invertire questa tendenza si potrebbe spiegare così la nuova serie di incentivi ( che si aggiungono ai pre esistenti ) previsti dal decreto attuativo del Jobs Act (articolo n. 32 DL 150/2015 di riordino delle politiche attive del lavoro) per i datori di lavoro che stipulino , tra il 24 settembre 2015 e il 31 dicembre 2016 , contratti di apprendistato per la qualifica, il diploma o la specializzazione tecnica superiore e cioè :

  • l’esenzione dal contributo di licenziamento di cui all’articolo 2, commi 31 e 32, della legge n. 92 del 2012 ( legge Fornero);
  • la riduzione dell’aliquota contributiva del 10% di cui all’articolo 1, comma 773, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, al 5%;
  • lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro di finanziamento dell’ASpI di cui all’articolo 42, comma 6, lettera f), del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e dello 0,30 per cento, previsto dall’articolo 25 della legge n. 845 del 1978;
  • lo sgravio pari allo 0,30% delle aliquote contributive previste dall’articolo 25 della legge n. 845 del 1978, per favorire l’accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo regionale europeo dei progetti realizzati dagli organismi dell’Unione Europea.
  • Grafico 5

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  • IL CONTRATTO DI COLLABORAZIONE CONTINUATIVA A PROGETTO E L’ ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE
  • Il decreto attuativo n. 81/2015 sul Codice dei Contratti in attuazione del Jobs Act prevede una normativa più stringente rispetto il decreto legislativo 276 del 2003 ( attuazione cosidetta legge BIAGI ) e la riforma Fornero :
  1. Dal 1° primo gennaio 2016, tutti i contratti a progetto dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, nel caso in cui si tratti di “prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. La trasformazione scatta anche se si verifica una sola di queste modalità.
  2. Nel periodo compreso fra l’entrata in vigore del decreto e il 31 dicembre 2015, i datori di lavoro privati che procedano alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di persone titolari di partita IVA, godono dell’ estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso.

Ancosa più stringente la modifica delle norme previgenti in materia di contratto di associazione in partecipazione.

Così il grafico 6 mostra che dall’inizio del 2015 le assunzioni con queste tipologie contrattuali si sono ridotte di quattro volte circa.

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IL LAVORO INTERMITTENTE

Si riportano alcuni passi del’intervento “ Il lavoro intermittente e la riforma Fornero “ febbraio 2013 in http://www.provincia.ra.it/Argomenti/Statistica-Studi-e-Ricerche :

“ Come è noto il contratto di lavoro intermittente è stato introdotto dalla legge 30 del 2003 (cosiddetta legge Biagi ) e regolato dal decreto legislativo 276/2003. Si tratta di un contratto di lavoro subordinato con il quale il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro per svolgere prestazioni di carattere discontinuo od intermittente, individuate dalla contrattazione collettiva nazionale o territoriale

In provincia di Ravenna dal 2005 al 2011 il numero di avviamenti di questo rapporto di lavoro è stato intenso. Nel 2011 il numero di avviamenti, pari ad oltre 19.000 unità, superava di oltre 10 volte quello del 2005. Oltre i tre quarti hanno riguardato i settori di alloggio, ristorazione attività culturali, sportive, di intrattenimento.”

La riforma Fornero del mercato del lavoro ( legge 28 giugno 2012, n. 92 )  ha disciplinato – con carattere innovativo – le particolari modalità sull’uso di questa prestazione lavorativa, con l’intento di arginarne i possibili abusi.  L’articolo 1 comma 21 della legge le nuove regole : “….., a partire dal 18 luglio 2012 prescrivono alla impresa un nuovo adempimento, l obbligo di comunicare alla Direzione territoriale del lavoro i dati identificativi del lavoratore e il giorno o i giorni in cui lo stesso è occupato nell’ambito di un periodo non superiore ai 30 giorni dalla comunicazione e ciò al fine di precludere forme di impiego irregolari, forme di lavoro nero di varia intensità, schermate con il contratto di lavoro interinale (ad esempio evasione contributiva mediante minori ore di quelle effettive dichiarate all’INPS). “ A Ravenna ( come altrove ) le nuove regole sembravano avere già agito da deterrente degli abusi se è vero che , nei mesi successivi al 18 luglio, si era verificata una forte riduzione degli avviamenti di questa tipologia contrattuale e, se è vero che, al contempo, oltre la metà dei lavoratori “intermittenti” licenziati era stata riassunta presso la stessa impresa, ma con altro rapporto di lavoro (a tempo determinato e indeterminato in gran parte a tempo parziale . Come mostra il grafico 10 sottostante negli anni successivi il suo ridimensionamente si è accentuato e le assunzioni nel 2014 si sono più che dimezzate rispetto il 2012 con una ulteriore riduzione nei primi nove mesi del 2015 rispetto lo stesso periodo del 2014 .

La Riforma dei Contratti contenuta nel decreto applicativo del Jobs Act non ha previsto variazioni rispetto alla precedente normativa ribadendo le modalità di comunicazione alla Direzione del Lavoro dell’utilizzo della prestazione lavorativa che può essere eseguita via fax, tramite posta elettronica oppure via sms. E’ possibile che questa “insistenza” sia la causa dell’ulteriore riduzione del ricorso a questa tipologia contrattuale .

Grafico 7

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Il grafico 8 sottostante conferma , in termini di variazione degli occupati con contratto intermittente , quanto si diceva in precedenza circa le assunzioni.

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CONCLUSIONI

L’elaborazione dei dati di flusso di tutti i movimenti derivanti dalle comunicazioni obbligatorie ai Centri per l’impiego , effettuate da parte delle imprese nei settori privati extragricoli , che hanno sede in provincia di Ravenna , prova che , anche qui , i provvedimenti in materia di lavoro del 2015 hanno funzionato , seppure la variazione dell’occupazione complessiva si sia manifestata con ritardo soltanto negli ultimi mesi dell’anno , con il suo recupero anche nei comparti dell’edilizia e dell’industria ( Grafici 1 e 2 ). Ma:

  • Forte è stata la riduzione delle forme contrattuali precarie , in particolare il lavoro a tempo determinato standard a favore del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti ( grafico 3 ). Sono cresciuti i contratti in somminitrazione a tempo indeterminato (Grafico 4 ) , si sono fortemente ridimensionati i contratti atipici ( Grafico 6 ) , grazie alle forme rafforzate di controllo sugli abusi si sono ridimensionati i contratti intermittenti.
  • Buona parte delle assunzioni con contratto stabile ha interessato i disoccupati ( tavola 1 ).
  • La maggiore variazione delle assunzioni con contratto permanente si è verificata nelle classi di età fino a 29 anni ( Tavola 2 ).

Un referendum pretestuoso

Il quesito referendario è viziato , infatti , da un uso politico strumentale , un’ arma impropria nella contrapposizione istituzionale tra poteri dello Stato Centrale e delle Regioni , da una parte , e , dall’altra , nella contrapposizione politica tra maggioranza e minoranza anche all’interno del PD. Nel merito infatti avrebbe commentato Shakespeare : Much Ado About Nothing (molto rumore per nulla ) . Sia i fautori del no che del sì usano argomenti spesso incosistenti o fuorvianti. Perché?

Da parte dei fautori del no si esagerano le conseguenze di una vittoria del sì. Sono 21 , delle 69 concessioni estrattive marine oggi operative , quelle che si trovano entro il limite di 12 miglia . Queste piattaforme interessate al referendum hanno prodotto nel 2014 il 27 per cento del gas naturale e il 9 per cento del greggio estratti oggi in Italia e cioè il 3,1% e lo 0,9% del fabbisogno di idrocarburi( EUROSTAT e prof. Galeotti e Lanza su lavoce.info ). Quindi l’eventuale perdita , derivante da una vittoria del sì, sarebbe davvero poco significativa . Conseguentemente dei 13323 addetti in Italia all’estrazione di petrolio e gas naturale ( 686 in comune di Ravenna ) e 1442 ( 147 in comune di Ravenna ) addetti alle relative attività di supporto ( Censimento ISTAT 2011 ) solo una parte minima ( massimo un quinto ) potrebbe subire conseguenze da uno stop dell’estrazione , comunque diluito nel tempo ( gli addetti , probabilmente , verrebbero impiegati altrove) . Del tutto fantasiosa l’occupazione di 6700 unità a Ravenna dichiarata da fautori del no.

Ma anche da parte dei fautori del sì impiegano argomenti strumentali che nulla hanno a che fare con il referendum come ad esempio la denuncia dell’uso devastante per l’ambiente dell’airgun come tecnica esplorativa nelle attività di ricerca di idrocarburi . Se il rischio per l’ambiente non è nullo , è comunque , minimo ( non esiste rischio zero , di incidenti se ne è verificato uno in 60 anni.) . Se poi una attività inquina “ troppo “prima di chiuderla si ricorre alle leggi per obbligarla a smettere. Debole e indimostrata sembra l’argomentazione relativa ai rischi per il turismo e per le attività ittiche.

Ma se quello sul referendum lo si vuol far diventare un dibattito sulla strategia energetica dell’Italia, allora si deve , onestamente riconoscere che nel nostro paese è già in atto la transizione basata sull’abbandono progressivo delle fonti fossili , sulla loro sostituzione con energie alternative , sulla riduzione dei consumi energetici complessivi . In questo senso l’Italia non solo ha preso impegni lo scorso novembre a Parigi al convegno mondiale sul clima ma ha già realizzato quelli vincolanti di Europa 2020 : nel 2014 la quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili è stata pari al 17,1 % ( 16,7% nel 2013) , un valore superiore al target assegnato all’Italia dalla Direttiva Europea per il 2020 (17%) , raggiunto in anticipo di sei anni ( rapporto GSE ).

Secondo l’American Council for an Energy-Efficient Economy, poi , un’importante organizzazione non-profit americana, l’Italia eccelle anche per efficienza energetica. Nel suo rapporto , uno studio sulle sedici maggiori economie mondiali, l’Italia si classifica seconda, dietro la Germania .

Di questi aspetti non vi è traccia nelle dichiarazioni ufficiali dei fautori del sì ma solo falsità e/o omissioni..Curioso , invece , che da parte loro non si parli di un problema serio come quello che l’Alto Adriatico è interessato dal fenomeno della subsidenza . Come è stato ribadito al convegno di Bologna , 3 dicembre 2007, a cura di ARPA e Regione Emilia Romagna , nella comunicazione degli ingegneri Preti e Ruggeri il contributo al fenomeno dell’estrazione di metano sotto costa   può interessare una area compresa tra i 5 e 10 chilometri dal giacimento , provocando , in 30 anni di durata dell’estrazione , il suo abbassamento tra i 18 e 24 centimetri.

Ma le piattaforme di Ravenna e Cervia si trovano a 10 miglia dalla costa , pari a 18,5 chilometri , quindi oltre la distanza che può provocarvi effetti .

Mercato del lavoro 2015 : occupazione in aumento , disoccupazione in calo , in Italia e in molte province dell’Emilia Romagna

La ripresa economica nel 2015 , insieme agli incentivi alle assunzioni con contratto a tempo indeterminato previsti dalla legge di stabilità 2015 e alla riforma del mercato del lavoro ( il cosidetto Jobs act ) , ha comportato l’incremento dell’occupazione e la riduzione del tasso di disoccupazione in Italia rispetto il 2014.

Le statistiche di fonte ISTAT mostrano  anche l’evoluzione , nel mercato del lavoro , tra il 2008 ( anno in cui , in Italia , si sono raggiunte le migliori performances  in termini di livelli di occupazione , mai così alti , e disoccupazione , mai così bassi) e il 2014 . E’ questo il periodo della profonda doppia crisi   che ha colpito il nostro paese : la prima dei Mutui Subprime , scoppiata negli Usa e propagatasi in tutto il pianeta , la seconda , correlata a quella , dei debiti sovrani nell’area EURO , innestata dalla crisi Greca , ma estesasi per “infezione” ad altri paesi del sud Europa e l’Irlanda , compresa l’Italia .

La tavola sottostante mostra l’incremento di occupazione nel 2015 , rispetto l’anno precedente ,  pari a 186.000 unità , il +0,8% , risultato di una crescita del lavoro dipendente di 207.000 unità e di una riduzione di quello indipendente di 22.000 unità. Si è invertita , così , la tendenza , fortemente negativa , di riduzione della occupazione dipendente tra il 2008 e 2014   sia permanente ( meno 425.000 unità ) che a termine (meno 8.000 unità ). Più in particolare , è ripresa , inoltre ,   l’occupazione ad orario pieno , sia a termine che permanente , che si era ridotta , tra il 2008 e il 2014 ,  di quasi un milione e 150.000 unità . In quel periodo forte era stato  l’aumento di quella ad orario parziale di oltre 700.000 unità tra i dipendenti ,  di 76.000 unità , tra gli indipendenti..

Ad attutire , cioè , le conseguenze negative sull’occupazione , della forte riduzione dell’attività economica ( il PIL si è contratto dell’8,3%) , è stato il ricorso , da parte delle imprese , alla riduzione dell’orario di lavoro , invece dei licenziamenti  , sia mediante la trasformazione del rapporto di lavoro da orario pieno a parziale , sia attraverso il ricorso alla Cassa Integrazione , che è stato massiccio : le ore autorizzate sono state oltre 6,6 miliardi , equivalenti  a più di 3 milioni di occupati a tempo pieno .

1 occupati dura-orario

La tavola sottostante mostra che l’occupazione aggiuntiva del 2015 ha recuperato , il 22,9% di quella che si era persa tra il 2008 e il 2014.

2 recupero

Anche in Emilia Romagna si è registato un aumento di occupazione , seppure inferiore alla media nazionale ( 0,4% vs 0,8%) . In quattro province su nove la variazione , invece , è stata negativa : Piacenza , Parma , Bologna e Ravenna.

3 var occu prov

In ripresa nel 2015 anche i tassi di occupazione. Va rilevato che  questi sono sempre   stati più alti in Emilia Romagna rispetto quelli del paese : la differenza , soprattutto nei tassi femminili , in tutte le province , si è sempre mantenuta  sui 10/15 punti percentuali in più , anche nelle fasi  acute di crisi : un “ammortizzatore sociale ” decisivo .

4 tasocc prov mft

In riduzione nel 2015 i tassi di disoccupazione che erano decisamente aumentati tra il 2008 e il 2014.

5 tasdis prov mft

Se si esaminano i tassi di occupazione e disoccupazione per classi di età emergono delle forti disparità tra quelle giovanili , da una parte e quelle più anziane , dall’altra.

Per quanto riguarda i primi , i tassi della classe di età 15/35 anni , già molto inferiori anche nel 2008 rispetto quella centrale di 35/54 anni , durante la crisi si sono ridotti più intensamente di questa . da due a tre volte sia nella media nazionale , sia in quelli regionale e provinciale .

Sorprendenti   i forti aumenti dei tassi di occupazione della classe più anziana di 55/64 anni non solo nel 2015 , ma   anche durante gli  anni della crisi . In tutte le province e nella media nazionale i tassi di occupazione in questa classe di età sono aumentati dai 10 ai 20 punti percentuali . Il loro stock , nel periodo 2008/2014 , è aumentato di un milione di unità ( da 2,5  a 3,5 milioni)  il +40%  .

6 tasocc prov età

Analogamente i tassi di disoccupazioni dei giovani dai 15 ai 34 anni più alti in Italia di 10,6 punti percentuali rispetto gli over 35 nel 2008 , nel 2014 lo erano di 22 punti : 30,6 vs 8,5. Seppure inferiori a quelli nazionali anche i tassi di disoccupazione dei giovani sono fortemente aumentati nelle province dell’Emilia Romagna

7 tasdis prov età

L’occupazione è in ripresa ( +0,8%) , il tasso di disoccupazione è in calo (-0,8%) , miglioramenti seppure modesti come modesta è la crescita economica ( +0,8% il PIL ) . L’Italia , paese fragile , migliora  ma non sta bene . Non stanno bene soprattutto i giovani che hanno pagato più duramente la crisi e che li vedono ancora subire i tassi di disoccupazione più alti : nel 2015 in Italia la classe di età 15/34 anni il 29,1% rispetto l’8% degli over 35 , in Emilia Romagna , rispettivamente , il 20,4% vs 5,4%.

Post Scriptum

Da tempo e in modo ricorrente si è aperto in Italia il tema della revisione della riforma Fornero delle pensioni , anticipando l’uscita dal lavoro dei lavoratori più anziani in cambio di una riduzione dell’assegno pensionistico . Pur mantenendo l’impianto della legge , l’operazione flessibilità in uscita , nell’immediato sarebbe costosa e occorrerebbero risorse per finanziarla.

Al di là delle soluzioni che verrebbero adottate ( c’è la proposta del Presidente dell’INPS Tito Boeri molto ben argomentata e impiantata ) , il problema va affrontato e proprio alla luce dei dati che si sono analizzati in precedenza : favorire il ritiro dal lavoro degli occupati più anziani potrebbe favorire la entrata nella occupazione dei lavoratori più giovani . Come si poteva leggere nel rapporto INPS , nel 2014 i ritirati dal lavoro sono stati 256.611 per vecchiaia e 59.248 per invalidità , potenzialmente sostituibili con nuove assunzioni . Un altro passo per accelerare la soluzione della vera emergenza sociale del paese .