Luci ma anche ombre nei tempi di pagamento delle fatture degli Enti Locali della provincia di Ravenna

Premessa

Il ritardo nei pagamenti alle imprese fornitrici da parte degli enti pubblici e i debiti che si accumulano nei loro confronti , sono un grave danno all’economia italiana . A causa dei ritardi, molte imprese hanno ridotto gli investimenti e il numero dei dipendenti , oppure sopportano costi per dover far ricorso ai crediti bancari per sopperire alla mancanza di liquidità .Secondo uno studio della Banca d’Italia “I debiti commerciali delle Amministrazioni Pubbliche Italiane: un problema irrisolto “ottobre 2015 :“ Nel 2014 il debito delle amministrazioni pubbliche raggiungeva i 70 miliardi di euro.

Dal 2015 le amministrazioni pubbliche devono pubblicare sul proprio sito istituzionale, nella sezione “Amministrazione trasparente”, l’indicatore trimestrale e annuale di tempestività dei pagamenti rispettivamente , entro 30 giorni successivi al trimestre di riferimento e il 31 gennaio dell’anno successivo , nei confronti dei fornitori per gli acquisti di beni , servizi,.forniture , esecuzione di opere pubbliche . In base alla Direttiva UE “ Late Payment”tutti gli enti sono tenuti a pagare le fatture legittime entro 30 giorni dalla data di emissione, con alcune eccezioni che consentono il pagamento entro 60 giorni.

L’indicatore di tempestività dei pagamenti viene calcolato , secondo quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 settembre 2014; mediante una media ponderata che si ottiene dal rapporto tra , la somma dell’importo di ciascuna fattura pagata nel periodo considerato moltiplicata per i giorni effettivi che intercorrono tra la data di scadenza della fattura e quella di pagamento e , la somma degli importi pagati nello stesso periodo. Il numero di giorni che si ottiene va confrontato a quello da rispettare di 30 o 60 giorni. L’indicatore quindi, se positivo, indica il ritardo nei pagamenti se negativo indica , invece , che l’ente salda in anticipo il fornitore.

I tempi di pagamento in Italia

Ma secondo i dati di Intrum Justitia , Società di gestione e recupero crediti ( presente in 20 paesi d’Europa ) , la Direttiva in Italia non sarebbe ancora rispettata , dato che i tempi dei pagamento sarebbero stati nel 2015 di 144 giorni ( 165 nel 2014 ) , i peggiori d’Europa. ( vedi tavola sottostante ) , cosicchè , nonostante le cospicue risorse finanziarie messe a diposizione dai Governi Monti-Letta e Renzi   tra il 2013 e 2014 ( 57 miliardi di euro stanziati e 44,6 utilizzati   ) , il debito ha continuato , molto probabilmente , a riprodursi . Molto probabilmente perché , nonostante la Ragioneria Generale dello Stato abbia realizzato la   piattaforma per il monitoraggio dei crediti commerciali verso le pubbliche amministrazioni , “ Queste informazioni non sono complete: non tutti gli enti pubblici sono attivi nella comunicazione dei dati di pagamento “ . Tanto è vero che gli enti che comunicano i dati , al 31 ottobre 2015 , come risulta dal sito del MEF erano 300 ( soltanto i Comuni sono oltre 8000) ”enti virtuosi perché rispettano l’obbligo di fornire le informazioni. Questi enti sono probabilmente più virtuosi di altri anche nella tempestività di pagamento. Quindi i dati sui quali il MEF fornisce questi indicatori sono ancora insufficienti per avere una misura certa dei tempi di pagamento e della loro evoluzione. Il MEF promuoverà l’adesione alla piattaforma di monitoraggio presso tutte le pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di disporre delle informazioni di pagamento … del 99% delle fatture registrate entro il 30 giugno 2017”.

I tempi di pagamento della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE alle imprese nei paesi europei

Dati in giorni

UE

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Intrum Justitia .

I tempi di pagamento in provincia di Ravenna

Sui siti web dei Comuni della provincia di Ravenna , in amministrazione traspartente , sono disponibili i dati dell’indicatore di tempestività dei pagamenti , che i Comuni sono tenuti a pubblicare.

Si tenga conto che l’ammontare di questi pagamenti sono una cifra di rilievo e pari , nel 2015 , ad almeno 250 milioni di euro.

Al 21 marzo   2016 la tavola sottostante mostra il quadro della situazione , che si presenta sostanzialmente positivo , seppure con alcune criticità:

  • Molti gli Enti pubblici locali che pagano anche in anticipo rispetto la data di scadenza di 30 giorni prevista dalla direttiva quali , i Comuni di , Alfonsine , Sant’Agata, Solarolo , Lugo , Bagnara, Cervia , Conselice , Cotignola .
  • Spesso non è disponibile il dato trimestrale , che viene “saltato” e/o non è calcolato quello annuale , pur in presenza di quelli trimestrali .
  • Alcuni Enti , interpretando in modo restrittivo e riduttivo il Decreto del 2014 , pubblicano soltanto l’indicatore di tempestività dei pagamenti , un semplice numero , ( i Comuni del Faentino e la Provincia ) e non anche i dati di tutte le fatture “ in un formato tabellare aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo n. 33 del 2013”:articolo 10 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 settembre 2014. In questo viene violato , cioè , il principio generale del comma 1 dell’articolo1 del Decreto stesso che recita “La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sulperseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.”
  • Il Comune di Faenza e l’Unione dei Comuni della collina , nel 2015 , hanno pagato i fornitori , il primo , nel 2015 , con 32 giorni di ritardo ( erano 62 nel 2014 )  la seconda con 41 giorni .

Rispetto i 144 giorni che impiegherebbe in media la PA del paese , gli Enti pubblici locali della provincia di Ravenna ne impiegano molti di meno e , tranne poche eccezioni , rispettano i trenta giorni massimi previsti dalla legge.

TEMPI MEDI DI PAGAMENTO ( elaborazione dati dai siti WEB degli Enti Locali della provincia di Ravenna )

Numeri positivi indicano tempi di pagamenti più lunghi rispetto al termine contrattualmente previsto;

Numeri negativi indicano tempi di pagamento inferiori rispetto al termine contrattualmente previsto

tempi pagamenti

 

IMPORTI PAGATI euro ( elaborazione dati dai siti WEB degli Enti Locali della provincia di Ravenna )

Importi pagati

 

 

P.S Il sole 24 ore del 17 ottobre 2015 in un articolo dal titolo “PA obbligatorio comunicare i pagamenti ” il giornalista Carmine Fotini scriveva che , nel disegno di legge ” Stabilità 2016″, c’era un corposo articolo che prevedeva : “Le P.a. che non immettono ,  nella piattaforma elettronica del MEF , le informazioni sui pagamenti effettuati rischiano una sanzione che va dall’1 al 3 per cento dell’ammontare dei debiti per i quali non sono stati comunicati i dati. Le amministrazioni che non trasmettono il report trimestrale sui debiti residui non pagati rischiano ancora di più: dall’1 al 3 per cento dei debiti dell’ente certi liquidi ed esigibile risultanti dalla piattaforma elettronica.” Ebbene nel testo di legge approvato non ce ne è più traccia.

 

Per una nuova Europa: 4) Una strategia politica condivisa europea per la crescita, l’occupazione e la stabilità

Queste le proposte , contenute nel documento inviato alle Istituzioni Europee dal Governo Italiano ( testo originale virgolettato) , in vista , a partire dall’anno prossimo, dell’avvio del processo di riforma dei trattati .

L’impostazione teorica neokeynesiana e le proposte pratiche non piaceranno sicuramente alla Germania. Ma l’ obiettivo è creare consenso attorno a una linea di superamento ragionevole dell’austerità , cercando una intesa , in primis , con Francia e Spagna .

“ Una strategia politica condivisa europea per la crescita, l’occupazione e la stabilità “

FEBBRAIO 2016

“Il progetto europeo sta soffrendo una crisi senza precedenti: la reazione della politica alla recessione economica e la grande disoccupazione è spesso percepita come insufficiente dai cittadini europei, che spesso faticano a percepire il valore aggiunto di far parte dell’Unione. Gli interessi nazionali prevalgono sul bene comune. Crescenti segnali di disaffezione, alimentati dalla durata eccezionale e l’intensità della crisi, stanno amplificando il consenso per proposte populiste. L’Euroscetticismo è in aumento in quasi tutti gli Stati membri.”

In Italia , nel Paese che solo qualche anno fa credeva ciecamente nelle magnifiche sorti e progressive dell’unificazione del Vecchio Continente   , oggi , solo il 32 per cento degli italiani ha ancora   fiducia nell’Unione            Europea Per cui “Dobbiamo ricostruire la fiducia tra i nostri cittadini e tra gli stati membri, e sviluppare una strategia a livello dell’UE per ripristinare processi sostenuti di crescita e di posti di lavoro.

Una fragile ripresa : sfide e opportunità.

La ripresa che si sta sviluppando negli ultimi trimestri in Europa è ancora troppo modesta e fragile. Gli squilibri si sono ulteriormente ampliati, con conseguenze negative sulla sostenibilità globale e la resilienza della zona euro.”

Tra il 2007 e il 2014 l’Unione Europea e i paesi dell’area euro hanno ottenuto risultati in termini di crescita decisamente inferiori rispetto gli Stati Uniti ( +0,9% e -0,9% rispetto +7,3% il PIL ) . Se è vero che l’occupazione è ancora a livelli inferiori a quella del 2007 in tutte le aree ( ma meno in America rispetto l’area euro ) , il tasso di disoccupazione è molto più alto in Europa rispetto gli Stati Uniti : 10,2% in UE e 11,6% in area euro contro il 6,2% negli USA.

Elaborazioni su dati OCSE : Pil, Occupazione, Tasso di disoccupazione .

ue vs usa

Gli squilibri tra i paesi aderenti all’Unione e quelli dell’area euro ( misurati attraverso la variazione percentuale della deviazione standard) si sono accentuati , in particolare per quanto riguarda la produttività per ora lavorata e nei tassi di disoccupazione ( enormemente aumentati ) sia totali , sia dei giovani tra i 15 e 24 anni. La frantumazione economica e sociale può provocare e già provoca spinte divergenti che paralizzano il processo di unificazione europeo.

Elaborazione su dati EUROSTAT

squilibri europei

Per questo “L’azione deve essere accelerata su più fronti: le riforme strutturali, gli investimenti, l’occupazione, il settore bancario e del mercato interno.

  • Le riforme strutturali dovrebbero sostenere il riequilibrio sia nei paesi in surplus che in deficit ( in particolare la Germania dovrebbe ridurre il suo cospicuo attivo nella bilancia commerciale , stimolando l’incremento delle sue importazioni con una politica fiscale espansiva della domanda interna, che , invece , non sta facendo. L’incremento delle importazioni sosterrebbero l’attività nei paesi europei , suoi partner commerciali e , quindi, di tutta l’area”.
  • “Gli investimenti dovrebbero sostenere la domanda nel breve termine e rafforzare l’offerta e la produzione potenziale nel medio termine. In un contesto di ripresa lenta e fragile, l’investimento è la priorità assoluta per mettere l’Unione europea su un percorso di crescita sostenibile. Nel corso del recente passato, la caduta degli investimenti nei paesi europei è stato drammatico e diffuso; la sua inversione è ancora molto lenta. Per contribuire a invertire questa tendenza, la Commissione ha avviato il Piano di Juncker e ha creato il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI). Il Piano è un’occasione importante per stimolare gli investimenti privati con il sostegno pubblico. Il potenziale ruolo di catalizzatore del piano deve essere sfruttato a pieno, in sinergia con le risorse provenienti dal bilancio dell’UE e da risorse nazionali, volte a finanziare i beni comuni europei, come le reti transeuropee e l’union energetica. Iniziative ad alta intensità di conoscenza, incentrate sul capitale umano, la ricerca, l’innovazione e l’istruzione di alto livello sono investimenti ad alto potenziale di crescita e devono essere adeguatamente supportati . Ulteriori iniziative comuni a livello europeo potrebbero essere finanziate da emissioni di debito comuni.”
  • “Una priorità fondamentale è quello di completare l’ Unione Bancaria e preservare la fiducia nel settore bancario. Un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) migliorerebbe in modo significativo il funzionamento della Union Banking, garantendo una maggiore efficienza e stabilità finanziaria”.
  • “L’ulteriore rafforzamento del mercato interno è un’opportunità che deve essere sfruttato appieno attraverso la creazione di una Unione del mercato dei capitali e del mercato dell’energia , superandone la segmentazione. A questo proposito l’obiettivo di una strategia di crescita condivisa dovrebbe essere quello di andare verso una Unione dell’innovazione a pieno titolo, vale a dire l’Unione europea dovrebbe adottare un insieme integrato di iniziative, per stimolare la creazione di conoscenza attraverso l’investimento nell’istruzione e nella ricerca, che sono i principali fattori di innovazione”.
  • “ L’Unione europea si trova ad affrontare una sfida senza precedenti rappresentato dall’afflusso di migranti e richiedenti asilo. La crisi dei rifugiati è chiaramente un problema sistemico, che mette l’Europa alla prova. Ampiamente percepita dall’opinione pubblica , richiede una risposta europea comune. Anche il principio di sussidiarietà sottolinea la necessità di una dimensione europea per affrontare le dimensioni e la complessità delle questioni in gioco. Una risposta comune e condivisa è necessaria. L’accordo di Schengen è una delle principali conquiste dell’integrazione europea e deve essere preservato e rafforzato. Una politica dei rifugiati di lungo termine è necessaria , in quanto il fenomeno dovrebbe durare. Condividere la responsabilità per la gestione delle frontiere esterne tra l’UE e gli Stati membri interessati , rappresenterebbe una risposta potente. Risorse umane e finanziarie della UE dovrebbero integrare le politiche nazionali per le operazioni di soccorso, la somministrazione di hotspot e la prima integrazione dei rifugiati che raggiungono la frontiera europea. Abbiamo bisogno di una soluzione win-win per bilanciare i costi a breve termine del finanziamento della nuova politica con i benefici a lungo termine , derivanti da un processo di più ordinata transizione e integrazione. Il campo di applicazione della nuova politica di gestione condivisa delle frontiere esterne dell’UE , richiede diverse fonti di finanziamento e giustificherebbe il ricorso ad un meccanismo di finanziamento mutualizzato , che potrebbe comportare l’emissione di obbligazioni comuni “.
  • “ Un approccio innovativo è necessario per promuovere e facilitare aggiustamenti nei mercati del lavoro europei. Un meccanismo comune , per mitigare la disoccupazione ciclica e le sue conseguenze , rappresenterebbe una fattibile opportunità per la zona euro , per fare un passo in avanti verso la sostenibilità e per rafforzare la dimensione sociale.Un Fondo per stabilizzare il mercato del lavoro dovrebbe fornire risorse ai Paesi che presentano forti aumenti della disoccupazione ciclica. Sarebbe un ulteriore segno della irreversibilità dell’ Euro, con un impatto positivo sulla fiducia”.
  • “Per rendere l’unione monetaria davvero irreversibile, dobbiamo gestire la nostra casa comune europea dotandola di una capacità fiscale per i compiti di promozione degli investimenti   e il controllo del ciclo            economico. Queste funzioni possono essere gestite da un ministro delle Finanze della zona euro. A tal fine, sarebbe necessario un bilancio della zona euro, con risorse adeguate.”

Una strategia di riforme strutturali e una politica fiscale espansiva , entrambe in sinergia ( l’una senza l’altra non creano sviluppo sostenibile ) , dovrebbero essere la guida per rilanciare l’Europa.

fine

Per una nuova Europa: 3b) I nostri problemi strutturali : la produttività stagnante

La produttività del lavoro stagnante è la palla al piede del paese.

Dalla produttività dipende la capacità di un paese di crescere e di competere nello scenario internazionale, di controllare l’inflazione e di aumentare il proprio tenore di vita . Ma la produttività italiana è sostanzialmente ferma da circa vent’anni .

Senza una ripresa della produttività sarà difficile che l’economia italiana possa raggiungere tassi di crescita vicini almeno a quelli delle media Ue.

Se si confronta la produttività ( come PIL per ora lavorata ) dell’Italia con quella della Germania ci si rende conto di questo nostro limite strutturale esiziale.

La tavola sottostante mostra che mentre in Germania la produttività nell’intera economia è aumentata tra il 2000 e il 2014 del 15% , in Italia è rimasta al palo.

PIL per ora lavorata : elaborazione dati di fonte EUROSTAT ( base 2000=1)

produttività intera economia

Il costo del lavoro per unità di prodotto , dell’intera economia, una delle principali misure di competitività , mentre in Germania si è ridotto tra il 2000 e il 2014 del 5% in Italia è aumentato del 5%.

Costo del lavoro per unità di prodotto : elaborazione dati di fonte EUROSTAT ( base 2000=1)

clup intera economia

Non meraviglia allora che la retribuzione media al netto dell’inflazione e la tassazione mentre in Germania è cresciuta nel periodo 2000-2014 di quasi il 18% in Italia soltanto del 2,2%. Come si diceva pocanzi , se la produttività del lavoro non cresce non ci sono margini per la crescita delle retribuzioni , per redistribuire il reddito tra capitale e lavoro , la struttura dell’economia , da questo punto di vista , si fa rigida . Non solo ma anche quel po’ di crescita dellle retribuzioni , in Italia , dove , tra l’altro , il costo fiscale del lavoro è più alto che altrove , in presenza di produttività stagnante , eleva il costo del lavoro per unità di prodotto.

Retribuzione media reale netta dell’intera economia : elaborazione dati di fonte OCSE ( base 2000=1)

retribuzioni intera economia

Nel settore manifatturiero , quello che è direttamente esposto alla concorrenza internazionale , la produttività del lavoro italiana è , invece , cresciuta del 15,2% seppure con un ritmo più che dimezzato rispetto quella tedesca , +32,5%. Di modo che la produttività tedesca che era , nel 2000, quasi il 40% superiore a quella italiana , nel 2014 , lo era di quasi il 60%.

Produttività del lavoro nell’industria manifatturiera : elaborazione dati di fonte EUROSTAT ( base 2000 =1)

produttività manif

Dato che le retribuzioni e il costo del lavoro per ora lavorata è cresciuto in Italia molto di più della produttività e di quelli tedeschi , il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato del 15,6% mentre quello nell’industria manifatturiera tedesca si è ridotto dell’8,3%.

Costo del lavoro per unità di prodotto : elaborazione dati di fonte EUROSTAT ( base 2000 =1)

clup manif

Ora il nostro gap competitivo è legato in buona parte alla struttura dimensionale delle imprese .Infatti , più piccola è la dimensione, più difficoltoso è sostenere gli elevati costi fissi connessi con l’attività di ricerca e sviluppo, con l’innovazione,con l’accesso ai mercati esteri. Le economie di scala si estendono oltre la dimensione produttiva degli impianti per abbracciare “attività terziarie” come le “innovazioni non tecnologiche” (creazione del marchio, design, commercializzazione deiprodotti, assistenza post-vendita), caratterizzate anch’esse da alti costi fissi che vanno ripartiti su una platea di clienti più ampia possibile . Nel complesso la ridotta dimensione di impresa limita la capacità di ristrutturare i processi produttivi e di mutare drasticamente la propria strategia aziendale. I cambiamenti avvenuti nel contesto esterno rendono questi limiti più stringenti. In effetti, come mostrano i dati di EUROSTAT, gli indicatori nelle imprese italiane di più piccola dimensione (produttività del lavoro, investimenti per addetto, profitti lordi sul valoreaggiunto) e di conseguenza retribuzioni, in tutti i macro settori, sono decisamente inferiori da una a due volte quelli delle grandi imprese . E’ intuitivo come questastruttura dimensionale sia un grave handicap per la nostra competitività nello scenariointernazionale.L’Italia ha poche grandi imprese. Per la crescita non bastano le vitalissime multinazionali tascabili, per avere un futuro nella competizione mondiale servono anche i grandi gruppi. Un problema di rilevanza strategica per il paese.

Le tavole sottostanti mostrano che la produttività media del lavoro della Germania ( come valore aggiunto corrente lordo al costo dei fattori per addetto ) nel 2013 ( ultimo anno disponibile ) superava del 27,7% quella italiana L’analisi controfattuale ( che qui non si espone) mostra che questo gap è dovuto per il 96,2% alla differenza tra Germania e Italia della produttività per dimensione i impresa ( valore aggiunto diviso il numero delle imprese per classe di addetti ) mentre è dipeso solo per il 3,8% dalla differenza di produttività del lavoro ( valore aggiunto / addetti per classe di impresa ) per dimensione di impresa . Più semplicemente perché in Germania è minore il peso delle micro imprese con 0-9 addetti ( 61,4% vs 83%) che , rispetto le grandi con 250 addetti e oltre , hanno una produttività del lavoro dimezzata e questo in entrambi i paesi.

dimensione impresa

Il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese con l’autofinanziamento del capitale proprio è decisivo , soprattutto in una fase  recessiva e/o debolezza del ciclo economico , per finanziare gli investimenti nel capitale intangibile come ricerca industriale , software, competenze e risorse umane , quelli che fanno la differenza nel mondo dell’information tecnology . Le banche finanziano volentieri l’acquisto di un capannone che può essere dato in garanzia, molto meno investimenti intangibili , che sono anche i più rischiosi .

In particolare gli ultimi tre governi ( Monti , Letta, Renzi )   per far fronte a questa debolezza strutturale decisiva e rafforzare la dimensione di impresa in termini di patrimonializzazione , hanno implementato diverse azioni innovative :

Aiuto alla Crescita Economica – ACE

Dall’anno d’imposta 2011 è stata introdotta un’importante novità normativa riguardante la deduzione dal reddito d’impresa del rendimento figurativo del capitale proprio (cosiddetto ACE “Aiuto alla crescita economica”) , volta ad incoraggiare il finanziamento delle imprese tramite capitale proprio . Il rendimento figurativo è stato fissato al 3% nei primi tre anni di applicazione della normativa (2011-2012-2013) . Il 54% delle società (oltre 141.000) ha utilizzato l’Ace in tutti gli anni d’imposta del triennio 2011-2013 passando da una deduzione di 1,5 miliardi di euro nel 2011 a 4,8 miliardi di euro nel 2013 (con un incremento di oltre 3 volte).( da un comunicato stampa del Ministero delle finanze ). Con la legge 116/2014 il governo Renzi ha introdotto la cosidetta “super ACE” che consiste nel riconoscimento di un incremento del 40% sulle variazioni in aumento del capitale proprio su cui verrebbe generalmente applicato il rendimento figurativo.

I minibond

Anche per le imprese italiane , che non sono quotate , finanziate quasi interamente solo dalle banche è ora possibile emettere i cosidetti MiniBond ( obbligazioni a medio lungo termine ) che consentono di diversificare l’esposizione finanziaria emettendo titoli destinati ad investitori qualificati. Infatti grazie ai due Decreti Sviluppo del 2012 del governo Monti sono stati rimossi i principali ostacoli di natura civilistica e fiscale che di fatto precludevano alle PMI la possibilità di emettere obbligazioni per raccogliere risorse finanziarie . Con il Decreto Destinazione Italia del 2013 del governo Letta sono state poi introdotte ulteriori misure per favorire l’utilizzo dei “mini-bond” da parte delle imprese italiane e la loro diffusione fra gli investitori professionali. Al 31/12/2015 è stato raggiuto il numero di 148 emissioni sul mercato ExtraMot Pro per un controvalore di oltre 5,5 miliardi di euro.

Le reti di impresa

La Rete di Impresa ( introdotto nel 2006 e modificato e integrato da successivi provvedimenti normativi ) è un accordo, formalizzato in un “Contratto di Rete”, basato sulla collaborazione, lo scambio e l’aggregazione tra imprese .

Lo scopo principale delle Reti di Impresa è quello di raggiungere degli obiettivi comuni di incremento della capacità innovativa e della competitività aziendale.

Dal punto di vista normativo il Contratto di Rete rappresenta un nuovo modello contrattuale flessibile, che lascia ampio spazio all’autonomia delle parti permettendo agli imprenditori di esercitare in comune attività di impresa. Ad inizio 2016 ( marzo ) i contratti sono 2699 coinvolgenti 13518 imprese.

Continua………..

 

 

 

 

Per una nuova Europa: 3a) I nostri problemi strutturali: un ambiente sfavorevole allo sviluppo

Perché l’austerità , nonostante i dati statistici segnalassero , in area EURO , un out put gap negativo nel PIL determinato dal sottoutilizzo delle risorse , gap che si poteva colmare con deficit spending? Queste le risposte:

  1. Dal 2010 si è fatto spazio tra gli investitori internazionali la convizione che fosse diventata inevitabile l’uscita della Grecia , in grave crisi e fortemente indebitata , dall’euro e questo avrebbe contaggiato altri paesi , portando alla implosione dell’Unione Monetaria. La conseguente fuga dei capitali dai bond dei paesi più fragili dell’Europa mediterranea e l’aumento vertiginoso degli spreads ( quello dei bond a 10 anni dell’Italia con gli analoghi tedeschi a novembre 2011 era pari a 575 punti base ) ha obbligato a manovre di consolidamento fiscale molto pesanti da parte di questi paesi indebitati , come richiesto dalla BCE, dall’FMI e dalla Commissione Europea in cambio dei loro aiuti finanziari . Anche l’Italia per evitare il default ( i tassi di interesse sui prestiti allo Stato avevano oltrepassato il 7%) e per rassicurare i mercati della sua solvibilità ( nel terzo trimestre 2011 il debito pubblico oltrepassava 1907 miliardi di euro detenuto per quasi 800 da investitori esteri ) ha dovuto risanare il bilancio pubblico con un aumento della pressione fiscale e provvedimenti di riduzione di spesa (governo Monti) pesanti. Il conseguente crollo della domanda ha fatto ripiombare l’economia del paese in recessione da cui era appena uscito , quella degli anni 2008-2009. Va sottolineato che la BCE del nuovo presidente Mario Draghi , succeduto al precedente Jean Claude Trichet ( che , certamente , non aveva dato buona prova di sé ) , ha addomesticato , con le sue scelte di politica monetaria ( sempre osteggiate dal governatore della Bundesbank Wiesdman ) i mercati internazionali abbattendo gli spread tra i titoli dei paesi del sud europa e i bund tedeschi e salvandoli così dal default e , con essi , l’EURO dall’implosione . Mario Draghi , con il Quantitative easyng , recentemente potenziato e i tassi di rifinanziamento portato a zero , ha cercato di dare uno stimolo all’economia reale della zona euro , dove molti paesi sono in sostanziale stagnazione. Ma la politica monetaria , a questo fine , ha efficacia limitata e non può sostituire quello che possono fare soltanto i governi con una politica fiscale espansiva.
  2. La seconda risposta sta nella “Ideologia Tedesca” che ha sempre guidato la politica economica europea ostile a qualsiasi impostazione Keynesiana , al deficit spending , e quindi all’ accumulo del debito pubblico e privato , che vede i problemi della crescita dal solo lato dell’”offerta” e della struttura economica. Tuttavia è anche vero che questa idiosincrasia è stata alimentata dagli esempi e dalle pratiche di Keynesismo straccione e sprecone invalse nei paesi mediterranei ( si veda la Grecia che ha falsificato i bilanci pubblici per anni ). Ma si veda anche il nostro paese , la nostra cattiva fama all’estero , in specie presso i governi e l’opinione pubblica tedesca , che è ben giustificata e che ci ha imposto la politica di consolidamento fiscale della Commissione Europea , in attuazione della pletora di regolamenti ( in primis Fiscal Compctat ) approvati in questi ultimi anni , fino al “geniale” obbligo di cosidetto pareggio strutturale di bilancio inserito in Costituzione . Il fatto è che il paese ha sempre evitato di affrontare i suoi problemi strutturali , che ci sono e sono gravi , con l’ abitudine di fare spesa distributiva, nascondendola prima con l’inflazione e poi lasciando esplodere il debito pubblico. Questo non funziona. Non si crea crescita con la droga della spesa in disavanzo quando i problemi sono strutturali [1].Problemi strutturali come inefficienza/ inefficacia : delle Istituzioni per cui due Camere fanno le stesse cose , di sistemi elettorali che hanno sempre impedito la stabilità dei governi , di una Pubblica amministrazione dove la giustizia non fa giustizia , dove negli appalti ci sono enormi   sprechi e corruzione , di una rete ipertrofica di società pubbliche a livello locale , nella scuola , nella sanità , nel mercato del lavoro dove convivono garantiti e non , cper l’evasione fiscale ,la criminalità organizzata ecc. ecc. Tutti questi mali elevano i costi sulle transazioni , i costi , cioè , che devono essere sostenuti dalle imprese per realizzare uno scambio, un contratto o una transazione economica , per operare sul mercato .

In un recente documento del 9 gennaio 2016 l’Ufficio Studi della CGIAA di Mestre affermava : “Il malfunzionamento della Pubblica amministrazione italiana continua ad avere un impatto molto negativo sull’economia del nostro Paese frenandone la ripresa E ne elencava le inefficienze e i relativi costi per molte decine di miliardi quali i debiti verso le imprese , il deficit logistico-infrastrutturale , il peso della la burocrazia, sprechi e corruzione che impediscono di ridurre la pressione fiscale , la lentezza della giustizia civile. Tutti macigni che deprimono l’ economia e la società ma che , paradossalmente , sono stati alimentati dalla stessa spesa pubblica invece di essere corretti con le riforme . Questo i tedeschi e i popoli nordici lo sanno benissimo e non vogliono correre il rischio di pagarne il prezzo con la perdita dei loro risparmi e delle loro tasse se si dovesse richiedere ancora un intervento europeo per salvare gli altri paesi dell’area euro dal fallimento.

Così , dimostrare che la governance economica fiscale dell’euro della Commissione Europea a guida tedesca sia stata inefficacie non significa , tuttavia , che debba essere negata anche l’esigenza delle riforme strutturali come sembrano mostrare , rispetto questo problema , gli atteggiamenti di sufficienza degli economisti keynesiani senza se e senza ma .

Come se ne esce da questa “antinomia”, da questa compresenza di due posizioni mostrate come contraddittorie , ma che , come si è argomentato , sembrano entrambe giustificate ? Riconoscendo che , nel nostro paese , sono complementari , entrambe necessarie , reciprocamente funzionali per far ripartire lo sviluppo . La politica economica espansiva della domanda , soprattutto nel breve termine , è necessaria per far compensare gli effetti delle riforme strutturali , di cui alcune hanno efficacia sul lungo termine ma restrittive nel breve , altre , invece , sono esse stesse necessarie nel breve termine perché , senza le quali , il sostegno alla domanda non funziona : si pensi alla qualità e ai tempi biblici necessari per l’implementazione degli investimenti pubblici nel nostro paese.

Il Presidente del Consiglio Renzi e il Ministro Padoan ne sono ben consapevoli .

“ Oggi, abbiamo bisogno di un po’ di metadone: una flessibilità che dia ossigeno a imprese e famiglie, anche per far passare le riforme strutturali su lavoro, burocrazia, giustizia, che non sono a costo zero. Che vanno a toccare diritti acquisiti e possono avere un effetto recessivo nel breve periodo, oltre a infastidire qualche lobby. Se per qualche anno si riducono le tasse o si aumentano gli ammortizzatori sociali, senza ossessionarci sui vincoli di bilancio e coprendone i costi totali solo in un secondo momento attraverso una revisione della spesa, questo può essere premiante “. Dalla intervista a La Repubblica di Tommaso Nannicini , sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Nei due anni di Governo a tutti questi problemi si è data risposta con le riforme strutturali approvate , avviate e/o applicate ( anche di quelle dei governi Monti e Letta ) :

Le rifome Costituzionali da sottoporre a referendum popolare , la riforma elettorale , le riforme del mercato del lavoro , della scuola , della Amministrazione pubblica , della RAI , si è introdotto nel codice penale il reato di disastro ambientare , si sono avviati il piano della banda larga , della portualità e la logistica, si è potenziata l’Autorità Anticorruzione , si è reintrodotto il reato penale del falso in bilancio , si è avviata l’Agenda delle semplificazioni 2015-2017 , si è ristrutturato l’assetto e il funzionamento del settore culturale , si è fatta la riforma delle Banche Popolari e più recentemente la riforma della giustizia civile e dei regolamenti degli appalti pubblici .

Sul lato della domanda , si sono sfruttati i margini di flessibilità di bilancio rivendicati dal governo e riconosciuti dalla Commissione Europea per le riforme attuate , allungando i tempi per azzerare il deficit strutturale , implementando una politica fiscale espansiva mediante diversi provvedimenti , quali il DEF 2014 e 2015 , le leggi di stabilità 2015 e 2016 , si sono aumentati gli investimenti pubblici , nell’edilizia scolastica , per il risanamento dell’assetto del territorio , si è ridotta la tassazione sul lavoro , sulle imprese , introdotta l’agevolazione del bonus bebè , del bonus cultura , fatto uno stanziamento consistente di risorse contro la povertà ecc.

I primi risultati si sono visti nel 2015 come si è mostrato nel secondo articolo con l’aumento del PIL e della occupazione.

Sia ben chiaro , c’e ancora molto da fare , mancano ancora risultati importanti in materia di :

  1. lotta all’evasione fiscale .Pur riconoscendo la validità dell’operazione di rientro dei capitali esportati illegalmente , si è recuperato ancora poco ( quasi 15 miliardi nel 2015 ) rispetto i 91,5 stimati nell’allegato alla NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DEF 2015 . Una misura efficacie , a questo fine , potrebbe essere l’obbligo per le imprese dell’invio dei dati delle fatture all’Agenzia delle Entrate come proposto , da tempo , dall’ex Ministro delle Finanze dei coverni di centro sinistra , Vincenzo Visco .
  2. tempi di pagamento della pubblica Amministrazione delle fatture alle imprese . Sono ancora lunghi e non rispettano i 30 giorni previsti dalla direttiva europea . Nonostante le decine di migliardi stanziati dal governo per svincolare gli enti pubblici debitori , lo stock di debiti si è mantenuto , così, ancora elevato. Al contrario , da un controllo , diretto sui loro siti , risulta che gli enti locali della provincia di Ravenna rispettano ampiamente i tempi previsti dalla direttiva.
  3. ristrutturazione e semplificazione della pletorica rete di società pubbliche . Prevista da molte leggi di stabilità , fin dal governo Monti , non sembra ci siano stati ancora risultati importanti.
  4. riduzione del numero delle stazioni appaltanti   per l’acquisto di beni e servizi da parte della Pa : il rapporto ISTAT “PIL E INDEBITAMENTO PA 2015” certifica invece un aumento di spese sui consumi intermedi (+0,3%) e sulle prestazioni sociali in natura (+0,9%) nel 2015 . Questi dati proverebbero che si deve fare di più. In questo senso , ha ben operato la Regione Emilia Romagna che ha istituito INTERCENTER ,Agenzia per lo sviluppo dei mercati telematici , attiva dal 2005. L’Agenzia ha il compito di ottimizzare la spesa per beni e servizi delle Pubbliche Amministrazioni del territorio regionale, attraverso la gestione di un sistema telematico di negoziazione centralizzato cui sono vincolati la Regione stessa e le ASL mentre vi possono aderire tutti gli altri enti pubblici , anche fuori regione. Dai dati pubblicati sul sito istituzionale risulterebbe che tra il 2005 e il 2014 si sarebbero ottenuti risparmi di 751,1 milioni di euro.

Vincere queste partite deve servire a reperire le risorse necessarie a ridurre le tasse a chi le paga già , in maniera più consistente di quanto fatto finora dal governo   e per potenziare gli investimenti pubblici in tanti ambiti di utilità sociale , aumentando , al contempo , la domanda interna per sostenere la crescita del pil e l’occupazione.

continua…….

[1] Ricordo chiaramente le critiche del PCI negli anni 70 ai governi di allora nel non volerli afffrontare

Per una nuova Europa: 2) L’Italia è un paese fragile che migliora ma non sta bene

Il 2015 segna per l’Italia la fine della recessione. Infatti le variazioni di tutti gli indicatori economici fondamentali dell’anno rispetto il 2014 sono state positive . Il PIL è cresciuto dello 0,8% , sono cresciuti i consumi , gli investimenti , le esportazioni , le retribuzioni e l’occupazione.

Var.% 2015-2014 dati di fonte ISTAT

2015

La doppia recessione ( dei mutui subprime e del debito sovrano ) , intercalata da una breve ripresa del 2010 e parte del 2011 , è stata la più lunga da quando , nel nostro paese , esistono rilevazioni statistiche affidabili :

Tra il primo trimestre del 2008 ( con l’ultima variazione positiva del PIL ) e il quarto del 2014 (con l’ultima variazione negativa del PIL ) su 26 trimestri del periodo solo sette erano state le variazioni positive.

Variazione %, a prezzi costanti , del PIL trimestrale sullo stesso trimestre dell’anno precedente . Elaborazioni su dati ISTAT

var.trim pil 2008-2014

Variazione % dell’occupazione trimestrale sullo stesso trimestre dell’anno precedente. Elaborazioni su dati ISTAT.

var occup

Serie storica del tasso di disoccupazione trimestrale totale e giovanile . Elaborazioni su dati ISTAT.

tasso dis

Ma , nonostante la ripresa , per recuperare la strada è lunga

Il livelo del PIL del 2015 è ancora inferiore dell’8,3% rispetto il 2007 .

Il massimo del livello di occupazione raggiunto nel secondo trimestre 2008 , nonostante la sua ripresa del 2015 , dista ancora quasi 700.000 posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione totale e quello giovanile nel quarto trimestre 2015 sono ancora superiori di 5,5 e 19,1 punti percentuali , rispettivamente , rispetto quelli , mai così bassi del secondo trimestre 2007.

Ancora:

  • I consumi delle famiglie sono inferiori dell’8,3% rispetto quelli del 2007 , di quelli , cioè , prima delle crisi
  • Gli investimenti fissi lordi sono crollati del 29,8% .

Le disuguaglianze territoriali e sociali si sono accentuate :

gli individui che si trovano in povertà assoluta , che non riescono cioè a consumare un insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile , residenti nel mezzogiorno,che nel 2007 erano il 43% di tutti i poveri del paese nel 2014 erano il 45,5%. In Italia la povertà , seppure nel 2014 si sia ridotta rispetto il 2013 , colpisce quasi un milione e mezzo di famiglie e oltre 4 milioni e centomila persone una entità più che raddoppiata dal 2007.

Incidenza della povertà assoluta per ripartizione geografica. Anni 2007-2014 . Fonte ISTAT : percentuale di individui poveri sulla popolazione residente

povrtà tavola

povertà grafico

Il tasso di disoccupazione nel mezzogiorno  che nel 2007 superava quello del nord di 7,5 punti percentuali nel 2014 è più alto di 12,1.

tasso dis lòivl rip tavola

tasso dis liv rip grafico

continua………

 

Per una nuova Europa: ( 1 ) L’ideologia Tedesca dell’austerità

Eugenio Scalfari su La Repubblica di domenica 28 febbraio nel suo” SE RENZI IMPUGNA LA BANDIERA EUROPEA DI SPINELLI “ ha suscitato scalpore e Francesco Damato ha intitolato il suo corsivo sul blog formiche.net : “Notiziona , Eugenio Scalfari è diventato renziano”.. In effetti commentando il documento che il Presidente del Consiglio ha presentato alle autorità europee “Una strategia politica condivisa europea per la crescita, l’occupazione e la stabilità “ il fondatore di La Repubblica ha eclamato: “ Debbo dire: mi sono stropicciato gli occhi a leggere queste nove pagine del documento, la loro conclusione e il titolo che è tutto un programma. Bisogna passare da una politica a breve termine ad una visione a lungo termine: una frase nella quale c’è qualcosa che somiglia molto agli Stati Uniti d’Europa “.Nel secondo punto del documento , inoltre , si descrive un complesso di misure che realizzino una politica espansiva al posto di quella di austerità e rigore fin qui imposta dalla Commissione (e dalla Germania) . “ Bisogna aumentare le capacità di crescita, sostenere la politica monetaria della Bce, varare una politica fiscale europea che tenda a riequilibrare le politiche nazionali aiutando la loro flessibilità in modo da ristabilire tra loro un equilibrio attualmente molto alterato “ .

Si vuol prendere le mosse proprio da qui per ricostruire , in diverse puntate , anche con i numeri , lo” stato dell’arte” e come si è determinata , dopo la grande crisi del 2008 , la situazione odierna in cui si trovano l’Unione Europea , l’Area Euro e l’Italia dal punto di vista della economia e della governance economica.

  1. ANTEPRIMA : L’IDEOLOGIA TEDESCA DELL’AUSTERITA’

AMECO è il database di macro-economia della Direzione generale della Commissione europea per gli affari economici e finanziari (DG ECOFIN). Il suo ruolo principale è quello di  svolgere una vasta gamma di analisi macroeconomiche, che richiedono un set adeguato e di alta qualità di indicatori economici e statistici funzionali all’applicazione del Patto di stabilità e di crescita , che insieme al 3% quale vincolo da non superare nel deficit nominale di bilancio degli stati membri ,( patto “ rafforzato “ con le nuove regole approvate nel 2005 nel 2011 e 2013 ,semestre europeo , fiscal compact , six e two pacts) “ coesiste “ con il suo pareggio strutturale ( che è stato da tutti , addirittura , inserito , come l’Italia nel 2012, in Costituzione ).

Un indicatore centrale a questo fine è il Pil potenziale e il relativo out put gap. Il primo è il livello di prodotto interno lordo raggiungibile in condizione di pieno impiego dei fattori produttivi , quale il capitale , il lavoro e la capacità di innovazione tecnologica e in assenza di accelerazioni inflazionistiche.

L’ output gap è la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale

Se la differenza , così , dà risultato positivo , allora lo output gap indica che la crescita della domanda aggregata sta superando la crescita dell’offerta aggregata (il che può portare ad un aumento dell’inflazione); se il risultato è negativo, allora lo output gap può indicare un sottoutilizzo dei fattori produttivi e il sopraggiungere di deflazione , recessione e stagnazione con aumento della disoccupazione.

In presenza di un out put gap positivo in uno Stato membro, le regole europee impongono una correzione dei saldi strutturali di bilancio, cioè manovre “di aggiustamento” o “restrittive” che risulterebbero molto probabilmente pro-cicliche con gravi effetti sulle prospettive dell’economia. Un out put gap negativo potrebbe , al contrario , suggerire che la crisi è determinata da fattori come la caduta della domanda, e quindi richiedere manovre anticicliche ed espansive. Ora gli stessi   dati contenuti nel database della Commissione Europea   rivelavano , proprio in seguito alla doppia crisi dei mutui subprime e dei debiti sovrani , tra il 2007 e il 2014 , la presenza di out put gaps persistentemente negativi in tutti i paesi dell’area euro  . Perché , invece, la preoccupazione principale delle autorità sospettose ed “austere” di Bruxelles è stata che gli stati nazionali non superassero il 3%, quando invece la presenza della crisi avrebbe richiesto politiche fiscali fortemente espansive a sostegno della domanda aggregata anche attraverso sforamenti di quel limite di bilancio ?.

Out put gap e Deficit nei paesi dell’area euro % PIL elaborazione dati di fonte AMECO

out put gap def ue

Significativi i dati dell’Italia soprattutto negli anni dal 2012 ( governo Monti ) al 2014..

Out put gap e deficit % PIL Italia elaborazione dati di fonte AMECO

oout def ita

Eppure un out put gap negativo , come si è detto in precedenza , avrebbe dovuto suggerire ( come sarebbe previsto dagli stessi regolamenti europei ) alle autorità di Bruxelles che la crisi essendo determinata da fattori come la caduta della domanda, avrebbe richiesto esplicite manovre di politica economica fiscali anticicliche ed espansive molto robuste alimentate da disavanzi di bilancio molto consistenti , ben oltre il limite del 3% ?.

Significativi , al riguardo gli interventi contro la crisi del presidente Obama negli Stati Uniti , che grazie alle politiche che hanno comportato disavanzi pubblici a due cifre ( negli anni 2009-2010-2011 ) hanno impedito una caduta consistente e protratta negli anni del pil , come invece è accaduto in Italia e in tanti altri paesi dell’area euro.

Var.% PIL ITALIA e STATI UNITI elaborazione dati di fonte AMECO

pil ita-usa

Deficit Debito USA % PIL fonte OCSE

deficit debito usa

Come sarebbero potuti essere l’andamento e il livello del PIL effettivi dell’Italia se , grazie a una politica fiscale espansiva , fossero stati pari a quelli del pil potenziale ?

La simulazione mostra che certamente la variazione del pil a prezzi costanti sarebbe stata sempre negativa ma in misura inferiore di quasi 3,5 volte ( -2,6% vs -8,9%) e in valore assoluto di 43,650 miliardi rispetto ai 150,705 verificatasi realmente .

Il PIL corrente invece della crescita effettiva di 5,743 miliardi del periodo sarebbe aumentato   di ben 114,462 miliardi , con un prelievo fiscale pari a circa la metà , con il quale ridurre , dopo la sua crescita iniziale dovuta al forte aumento del deficit , il rapporto DEBITO/PIL che invece , causa le politiche di austerità e consolidamento fiscale è comunque aumentato , tra il 2007 e il 2014 , di 32,4 punti percentuali di PIL.

pil pot-eff ita

Non a caso il rapporto debito/Pil è aumentato in tutti i paesi dell’Eurozona che hanno adottato misure di consolidamento fiscale ed è stato maggiore dove sono state più intense . Questo sembra confutare definitivamente l’argomento di coloro che affermano che l’austerità ha funzionato poco perché non se n’è fatta abbastanza, perchè , al contrario , più se ne è fatta, peggio sono andate le cose, sotto il profilo del debito pubblico e della disoccupazione ?.

Insomma la governance economica della Commissione Europea a guida tedesca alla prova dei fatti e dei numeri ( e delle nefaste conseguenze sociali ) si è dimostrata inefficacie ?. Al fondo della teoria del cosidetto “ Ordoliberismo ” , dell’ideologia Tedesca  dell’austerity e  della opposizione a qualsiasi politica comunitaria di stampo Keynesiano o Neokeynesiano che intenda sganciarsi dai vincoli di controllo della spesa pubblica “ ci sono ragioni storiche.

Infatti lo spettro drammatico dell’inflazione, che è il pericolo di ogni spesa pubblica incontrollata, è ancora presente tra i tedeschi e orienta nelle decisioni la Merkel e la Bundesbank. Tali ostilità e paure tedesche sono dovute a ragioni storiche e culturali prima che economiche. Il trauma dell’iperinflazione durante gli anni di Weimar, il nazismo, il fallimentare esperimento del socialismo della RDT sono gli antecedenti storici dello spirito antikeynesiano tanto diffuso fra i tedeschi.

Continua………